Censis: italiani uniti nel digitale

L'ultimo rapporto del Centro Studi Investimenti Sociali fotografa le abitudini mediali del Belpaese. In crescita il bit, soprattutto tra i giovani. La TV regna tra le fonti d'informazione. La carta stampata nelle sabbie mobili
L'ultimo rapporto del Centro Studi Investimenti Sociali fotografa le abitudini mediali del Belpaese. In crescita il bit, soprattutto tra i giovani. La TV regna tra le fonti d'informazione. La carta stampata nelle sabbie mobili

“È l’era dei consumi multimediali personali e autogestiti”: questo il commento formulato dal Censis in merito al nono Rapporto sulla comunicazione intitolato “I media personali nell’era digitale”, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia. Un monitoraggio sull’evoluzione del consumo mediatico e un’osservazione delle abitudini fruitive degli italiani.

I dati si rivelano interessanti sia per fascia d’età sia per tipo di medium. In generale, gli utenti di Internet superano quota 50 per cento , cifra che fa da contraltare al calo dei lettori della carta stampata: meno 7 per cento in due anni .

Tra i giovani (14-29 anni), spopolano gli smartphone che, tuttavia, sono diffusi entro una fascia d’età chiaramente circoscritta (+3,3, con un’utenza che sale complessivamente al 17,6 e al 39,5 per cento tra i giovani). L’uso del telefono cellulare , in generale, registra una flessione di oltre 5 punti percentuali dal 2009 al 2011 per effetto della frenata negli acquisti generata dalla crisi economica. All’attenuazione del digital divide e alla crescita complessiva della fruizione digitale si accompagna l’incremento del press divide su tutti i fronti: gli italiani abituati alla lettura della carta stampata diminuiscono da 60,7 per cento del 2009 al 54,4. D’altro canto, la percentuale di coloro del tutto estranei alla cellulosa aumenta dal 39,3 al 45,6 per cento. Tale cambiamento dipende da una molteplicità di variabili, in particolare il progressivo allontanamento delle fasce di età più giovani (53,3 per cento) dai giornali e il conseguente aumento della navigazione in Rete.

Un altro focus della ricerca riguarda “la personalizzazione dei palinsesti di intrattenimento e dei percorsi individuali di accesso alle fonti di informazione”. L’utente è sempre più autonomo nella ricerca e nella fruizione dei contenuti che gli interessano , secondo le modalità più consone: ciascuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti ad hoc . Indipendentemente dall’uso del televisore, la cui utenza rimane comunque stabile al 97,4 per cento, il 12,3 per cento della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti TV per seguire i programmi prescelti, il 22,7 utilizza YouTube, il 17,5 per cento segue programmi TV a mezzo P2P. Le percentuali crescono sensibilmente se si considera la fascia di età 14-29 anni.

Per quanto concerne le fonti di informazione, i telegiornali conservano lo scettro da re , godendo della fedeltà dell’80,9 per cento degli italiani. Tra i giovani il dato scende al 69,2 per cento. In generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4 per cento), poi i quotidiani (47,7 per cento) e i periodici (46,5 per cento). Seguono il televideo (45 per cento), i motori di ricerca come Google (41,4 per cento), i siti web di informazione (29,5 per cento), Facebook (26,8 per cento) e i quotidiani on line (21,8 per cento). Nel caso delle TV “all news” (16,3 per cento complessivamente), risultano discriminanti l’età (il dato sale al 20,1 per cento tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7 per cento tra i diplomati e laureati). Le app per smartphone sono al 7,3 per cento di utenza e Twitter al 2,5 per cento .

Infine uno scatto abbastanza impietoso sui giornalisti del Belpaese: scarsamente indipendenti ed eccessivamente legati al potere politico o finanziario, di conseguenza complessivamente inaffidabili.

Cristina Sciannamblo

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