Certificato COVID UE: accordo Parlamento-Consiglio

Certificato COVID UE: accordo Parlamento-Consiglio

Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo su Certificato COVID UE che entrerà in vigore dal 1 luglio.
Parlamento europeo e Consiglio dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo su Certificato COVID UE che entrerà in vigore dal 1 luglio.

La Commissione europea ha annunciato che la proposta di creare il Certificato COVID Digitale UE (in precedenza noto come Certificato Verde Digitale) è stata accolta dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea. Le due istituzioni con funzioni legislative hanno raggiunto un accordo provvisorio. Ora il testo verrà prima sottoposto alla LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) e successivamente verrà votato in aula.

Certificato COVID UE in vigore dal 1 luglio

La creazione di un certificato che facilita la libera circolazione dei cittadini durante la pandemia COVID-19 era stata proposta dalla Commissione Europea il 17 marzo. Contestualmente all’iter legislativo sono state emanate le specifiche tecniche e avviati i primi test. Se tutto procederà secondo i tempi prefissati, il Certificato COVID UE sarà pronto a fine giugno e sarà valido dal 1 luglio.

Il certificato servirà per dimostrare tre status (vaccinazione, guarigione e test negativo) attraverso la lettura di un codice QR e sarà disponibile in forma cartacea o digitale. In base all’accordo tra Parlamento e Consiglio, il certificato resterà in vigore per 12 mesi, non sarà una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione e non sarà considerato un documento di viaggio.

La Commissione europea investirà 100 milioni di euro per l’acquisto di test (tamponi) necessari alla verifica della negatività al virus. I singoli paesi non potranno imporre restrizioni di viaggio, come la quarantena, a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica.

I dati personali utilizzati per creare il certificato non verranno conservati dai paesi di destinazione e non ci sarà una banca dati centrale. L’elenco dei soggetti che tratteranno e riceveranno i dati sarà pubblico per consentire ai cittadini di esercitare i loro diritti di protezione dei dati in base al regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

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Pubblicato il 21 mag 2021
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