Meta ha annunciato che permetterà ad altri chatbot AI di operare su WhatsApp in Europa tramite Business API, a pagamento, per 12 mesi. Una generosità inattesa, che coincide per pura casualità con l’indagine antitrust aperta dalla Commissione Europea e la prospettiva di misure cautelari…
Meta cede alla Commissione Europea, arrivano i chatbot rivali su WhatsApp
La vicenda inizia lo scorso ottobre, quando Meta ha modificato le regole della WhatsApp Business API vietando ai fornitori di chatbot AI generalisti, come ChatGPT o Claude, di offrire i propri servizi tramite l’API. La policy è entrata in vigore il 15 gennaio, provocando proteste immediate da parte di diversi fornitori di assistenti AI che hanno denunciato la decisione come anticoncorrenziale.
Il problema è evidente, Meta offre il proprio chatbot, Meta AI, direttamente su WhatsApp, ma impedisce ai concorrenti di fare lo stesso. Quando la Commissione Europea ha messo sul tavolo la possibilità di misure cautelari, Meta ha cambiato posizione. Non completamente, ma l’Unione Europea, l’Italia e il Brasile avevano già aperto le indagini, e di fronte alla prospettiva di un blocco immediato alla policy, ha fatto marcia indietro, anche se parzialmente.
Per i prossimi 12 mesi, i fornitori di chatbot AI generalisti potranno usare la WhatsApp Business API in Europa. Ma non gratis. Meta applicherà una tariffa che varia da 0,0490 a 0,1323 euro per ogni “messaggio non template”, cioè per ogni messaggio che non segue un formato predefinito.
In una conversazione con un chatbot AI, i messaggi non template sono praticamente tutti. Una sessione tipica con un assistente AI può comprendere decine di messaggi. Basta fare il conto: a 10 centesimi a messaggio, una conversazione di 30 messaggi costa 3 euro. Per un servizio che l’utente finale potrebbe aspettarsi gratuito, il costo ricade interamente sul fornitore del chatbot, e per molti sarebbe insostenibile economicamente.
Una distinzione che conta
Vale la pena notare che le aziende che usano chatbot AI per il servizio clienti su WhatsApp, un rivenditore con un bot che risponde alle domande sugli ordini, per esempio, non sono toccate dal divieto. Solo i chatbot AI generalisti, quelli che competono direttamente con Meta AI, sono soggetti alla restrizione e alla relativa tariffa.
WhatsApp ha spiegato che i chatbot AI di terze parti stressano l’infrastruttura della Business API, che non è stata progettata per reggere questo tipo di carico, e comunque lo spazio AI è , a suo dire altamente competitivo
, gli utenti hanno già accesso a tutto tramite app store, email, motori di ricerca. Un ragionamento ineccepibile, se non fosse che Meta è l’unica a poter distribuire il proprio chatbot su una piattaforma da due miliardi di utenti, senza pagare nulla. Una condizione che gli altri operatori, per qualche ragione, non hanno…
La Commissione Europea sta analizzando l’impatto che questi cambiamenti possono avere sulla sua indagine sulle misure cautelari, così come sulla sua più ampia indagine antitrust nel merito
, ha dichiarato un portavoce della Commissione. Insomma, la partita è ancora aperta. Meta ha guadagnato un po’ tempo, ma 12 mesi passano in fretta.