ChatGPT dietro il flop di Stranger Things 5? I fan accusano i Duffer

ChatGPT dietro il flop di Stranger Things 5? I fan accusano i Duffer

I fan di Stranger Things accusano i fratelli Duffer di aver usato ChatGPT per scrivere l'ultima stagione dopo aver visto un fermo immagine sospetto.
ChatGPT dietro il flop di Stranger Things 5? I fan accusano i Duffer
I fan di Stranger Things accusano i fratelli Duffer di aver usato ChatGPT per scrivere l'ultima stagione dopo aver visto un fermo immagine sospetto.

Un fermo immagine di un documentario dietro le quinte ha scatenato una tempesta online: i fan di Stranger Things stanno accusando Matt e Ross Duffer di aver usato ChatGPT per scrivere l’ultima stagione della serie. L’immagine incriminata mostrerebbe uno dei due fratelli con il chatbot AI di OpenAI aperto mentre lavora alla sceneggiatura. Se confermato, spiegherebbe molte cose secondo i fan delusi.

La polemica non è solo gossip da social. Tocca un nervo scoperto, molti spettatori non vogliono sentire nemmeno l’odore di intelligenza artificiale nei loro film o serie preferite. E quando sospettano che sia stata usata, la reazione è immediata e violenta.

Stranger Things 5 delude: colpa di ChatGPT nella sceneggiatura? La regista del documentario nega

Martina Radwan, regista del documentario “One Last Adventure: The Making of Stranger Things 5”, ha negato di aver mai visto qualcuno usare ChatGPT nella sala degli sceneggiatori. Fin qui tutto chiaro. Peccato che subito dopo abbia aggiunto una riserva piuttosto ambigua: Ma per quanto mi riguarda, non lo tengono aperto tutti, magari solo per fare ricerche rapide?. Una frase confusa che non sembra una smentita categorica.

Naturalmente, chi realizza un documentario sulla produzione della serie per Netflix probabilmente non è la fonte più neutrale al mondo. Quindi la risposta vaga potrebbe essere il massimo che ci possiamo aspettare.

Il pubblico rifiuta l’AI nei contenuti creativi

Al di là del caso specifico di Stranger Things, questa polemica dimostra che una fetta consistente del pubblico non vuole l’intelligenza artificiale nei contenuti originali. Non importa se viene usata per scrivere dialoghi, generare idee o semplicemente fare ricerche, l’idea stessa che un chatbot possa essere coinvolto nel processo creativo genera disgusto.

Diverse controversie sono già scoppiate quando è emerso l’uso dell’AI nelle produzioni cinematografiche. Il ritocco dell’accento ungherese di Adrien Brody in “The Brutalist” ha fatto infuriare molti. La generazione di poster promozionali per “Civil War” di Alex Garland ha sollevato critiche feroci. E ora tocca ai fratelli Duffer subire il sospetto e la rabbia dei fan.

Hollywood divisa: chi odia l’AI e chi ci scommette miliardi

Il settore dell’intrattenimento è profondamente diviso sull’intelligenza artificiale. Da un lato ci sono registi come Guillermo del Toro, che ha dichiarato di preferire la morte all’uso dell’AI. Dall’altro ci sono i giganti dell’intrattenimento che stanno abbracciando la tecnologia a velocità supersonica.

Disney ha recentemente firmato un accordo di licenza da 1 miliardo di dollari con OpenAI, che permetterà agli utenti di interagire con i personaggi Disney nel generatore video Sora. Un investimento enorme che dimostra quanto seriamente le major stiano prendendo l’AI come strumento di produzione e distribuzione.

Alcune case di produzione hanno già iniziato a usare l’intelligenza artificiale, principalmente per il “de-aging” degli attori, quella tecnica che li fa sembrare più giovani senza bisogno di protesi o make-up elaborato. Una pratica ormai accettata perché considerata “solo” un effetto speciale. Ma quando l’AI tocca la scrittura, la creatività, la narrazione, le reazioni cambiano radicalmente.

Cosa ci aspetta in futuro?

Il dibattito è tutt’altro che chiuso. La tecnologia ha già invaso il giornalismo, dove articoli generati dall’AI vengono pubblicati quotidianamente da testate che cercano di ridurre i costi e aumentare la produzione. I risultati sono spesso mediocri, pieni di errori e del tutto anonimi. Ma continuano a proliferare perché tanto costano poco.

Hollywood potrebbe essere la prossima portata sul menu. Se ChatGPT può scrivere sceneggiature, o almeno abbozzarle, generare idee, riempire buchi narrativi, perché non usarlo? Dal punto di vista creativo, però, è una catastrofe. L’AI può imitare schemi narrativi, ma non può creare qualcosa di genuinamente nuovo, inaspettato, profondamente umano.

E se i fan di Stranger Things hanno ragione, se davvero i Duffer hanno usato ChatGPT per l’ultima stagione, probabilmente lo hanno capito sulla propria pelle guardando il risultato finale. Perché quando c’è lo zampino dell’AI, si sente (ancora).

Fonte: Futurism
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Pubblicato il
16 gen 2026
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