Che 2014 per Apple?

di D. Galimberti - Anche quest'anno Tim Cook e colleghi decidono di farsi attendere. Ma i tempi lunghi che Apple si concede, ben si conciliano con un mercato in fermento?

Roma – Non faccio parte di quelli che continuamente rimpiangono Jobs. Non perché non lo ritenessi, a suo modo, una figura “unica” nel panorama della storia dell’informatica, ma perché sono convinto che ogni persona che ha lasciato un segno a un certo punto debba farsi da parte (per scelta o per cause di forza maggiore) cedendo il passo a qualcun altro in grado di proseguire la via indicata da quel segno. A ogni modo, è indubbio che la Apple di Cook e Ive è diversa dalla Apple di Jobs: oltre ad aver cambiato il modo di lavorare (a partire dalla rivoluzione ai vertici di fine 2012) Apple ha sicuramente cambiato anche il modo di presentare i propri prodotti, le cadenze degli aggiornamenti si sono dilatate, le notizie (dopo un periodo iniziale in cui sembrava trapelare di tutto e di più) si sono fatte sempre meno frequenti.

Ecco, se c’è una cosa mi convince meno rispetto a prima, è che ai tempi di Jobs (non saprei dire se per merito suo o se perché la situazione del mercato era sostanzialmente differente) si parlava molto di più di Apple: nel bene o nel male ma c’era sempre modo di discutere dei prodotti della mela, anche a costo di organizzare eventi per presentazioni un po’ sottotono. La Apple di Jobs osava di più dal punto di vista della comunicazione, mentre la Apple di Cook e Ive sembra quasi trattenersi perché teme l’errore. Si tratta di una sensazione che riguarda prettamente l’aspetto comunicativo, visto che a livello di prodotti non si può certo dire che non vengano intraprese nuove strade: iPad mini e il nuovo Mac Pro sono prodotti che hanno tagliato i ponti col passato, così come iPhone 5C e la nuova veste grafica di iOS 7 (che si si aspetta anche nella prossima release di OSX).

Nonostante la mole di novità che si accumula in occasione degli eventi canonici (la WWDC estiva e l’evento autunnale), e nonostante lo stesso Cook, nelle interviste che concede di tanto in tanto, non risparmi accenni ai prodotti futuri di Cupertino, se Jobs riusciva a mantenere alto in ogni momento l’interesse intorno al marchio della mela, la strategia di Cook sembra più “discreta”: finora i risultati sono stati comunque buoni, ma adesso gli investitori chiedono di più quindi qualcosa dovrà cambiare nella strategia di Apple, e non solo a livello di comunicazione.

A testimonianza di questo “scontro” tra Cook e le richieste degli investitori, val sicuramente la pena di accennare a quello che è successo nei giorni scorsi nel corso dell’assemblea degli azionisti: abbiamo appena parlato dello stile “discreto” di Tim Cook, ma il CEO di Apple ha dimostrato un carattere forte nel ribattere le accuse fatte da Justin Danhof, un rappresentate del NCPPR ( National Center for Public Policy Research ) che contestava ad Apple gli investimenti in campo ambientale e sociale. Cook ha chiaramente detto che il profitto viene dopo gli impegni sociali ed ambientali, e che se NCPPR non era d’accordo con questa idea poteva benissimo vendere la propria quota di azioni: al di là delle frasi ad effetto, e di quello che potrebbe veramente esserci dietro questi investimenti di Apple (che sicuramente non puntano ai profitti nel breve termine, ma potranno darle un vantaggio negli anni a venire), quello che più ha sorpreso gli osservatori è stato proprio il carattere di Cook e la sua determinazione, due elementi che per certi versi lo accomunano al suo predecessore.

Ma arriviamo al dunque: cosa dobbiamo aspettarci per il 2014 di Apple? Senza voler tirare in ballo indiscrezioni e rumor , sappiamo tutti che in questi anni, volenti o nolenti, per ottenere i riflettori del palcoscenico bisogna puntare ai prodotti mobile o a tutto ciò che può essere di largo consumo. Lo scorso anno, in un momento di particolare silenzio di Cupertino (situazione che, tutto sommato, non è molto dissimile dall’attuale) raccontavo di cambiamenti “lineari e progressivi” in grado di portare novità senza stravolgere di colpo lo stato delle cose: si parlava di iWatch e del possibile iPhone “low cost”, due temi tutt’oggi argomento di discussione, sebbene in una chiave un po’ differente.

Per quanto riguarda l’iWatch, l’inizio di quest’anno ha visto la presentazione di innumerevoli prodotti concorrenti, tra cui il nuovo Gear 2 di Samsung che, un po’ a sorpresa , abbandona Android per passare a Tizen. Apple rischia di partire in ritardo visto che, ad ora, non si è andato molto più in là delle indiscrezioni che vogliono l’iWatch (si chiamerà davvero così?) dotato di vetro zaffiro, innumerevoli sensori in grado di stimare la nostra forma fisica, e possibili sistemi innovativi di ricarica: basterà tutto questo a fare dello smartwatch di Apple un prodotto di successo?

Difficile azzardare qualsiasi previsione in questo momento, ma è certo che i cosiddetti wearable computer saranno un argomento molto caldo nei prossimi mesi e negli anni a venire, ed Apple non può rischiare di rimanere fuori dai giochi. Se Google punta sugli occhiali (dispositivo sul quale, personalmente, continuo ad essere scettico ), quasi tutti i concorrenti hanno già fatto la loro proposta di orologio “intelligente”, quindi ciò che uscirà dai laboratori di Cupertino dovrà essere molto convincente per conquistare gli utenti, e magari fare da traino per le vendite degli altri iDevice. Discorso a parte quello dell’iPhone. Pur non avendo mai pronunciato le parole “low cost”, ed avendo (di fatto) mantenuto l’usuale politica di ribassare di 100 dollari/euro il modello con la tecnologia dell’anno precedente, iPhone 5C è stato molto contestato ed ha in parte deluso le aspettative: pur non potendosi definire “un flop” ha sicuramente venduto meno del previsto, anche se le minori vendite dell’iPhone “plasticoso” sono state ampiamente compensate da iPhone 5S, segno che Apple deve continuare a puntare sui prodotti al top della gamma, senza compromessi. Proprio gli iPhone, e la decisione di aver (di fatto) sdoppiato l’offerta, sono il punto interrogativo più grosso della strategia Apple di quest’anno: che fine farà iPhone 5C? Verranno presentati ancora due modelli nuovi? Apple seguirà la mania degli schermi maggiorati e/o di quelli curvi?

L’ipotesi più accreditata è quella che vuole in arrivo due nuovi modelli, di cui uno con schermo leggermente più grande: ma con due modelli nuovi ci sarebbe il dubbio di quale, tra gli attuali iPhone, lasciare come apripista. Personalmente troverei più sensato proporre un solo nuovo modello (con schermo da 4,5-4,7 pollici), mantenendo in offerta iPhone 5S per chi preferisce l’attuale dimensione, e abbassando ulteriormente il prezzo del 5C come proposta d’ingresso. Quello che pare certo è che con iPhone 6 arriverà il nuovo processore Apple A8, e pare anche che stavolta Cupertino voglia tagliar fuori definitivamente Samsung dai giochi.

Sul fronte iPad non si dovrebbero vedere grosse rivoluzioni (anche se si è parlato di un nuovo modello con display da 12-13 pollici), e per quanto riguarda i Mac, dopo il recente rinnovamento del Mac Pro, non credo si andrà più in là di qualche aggiornamento degli altri modelli, pur se sicuramente ci si aspetta una nuova release di OSX.

C’è però un ultimo fronte sul quale si combatterà una battaglia in questo 2014, ed è quello del salotto : la tanto vociferata TV di Apple sembra in realtà essere “semplicemente” una nuova Apple TV , e tra tutti i prodotti di cui abbiamo parlato sopra potrebbe essere il primo in arrivo, magari già questo mese. L’argomento può sembrare marginale, ma gli interessi in gioco sono elevati: al di là dell’hardware, piazzare un dispositivo in salotto significa spalancare le porte dei propri store e dei propri servizi a moltissime famiglie, senza considerare la concreta possibilità che si alimenti il circolo virtuoso che spinge all’acquisto di altri prodotti del medesimo ecosistema.

Film a noleggio, trasmissioni televisive, musica (acquistata o in streaming) e, perché no, anche videogames . Se non vi ho ancora convinto del giro d’affari che c’è dietro la Apple TV sappiate che nel 2013, questo prodotto considerato poco più che marginale, ha consentito alla casa della mela di incassare un miliardo di dollari . Lo stesso Cook ha recentemente dichiarato che la Apple TV, con questi numeri, non è più da considerare come un semplice hobby, ma è un prodotto che merita di essere potenziato: al di là dei difficili accordi con i canali televisivi, dovremmo quindi aspettarci delle nuove capacità, che siano esse legate all’esecuzione diretta delle App, oppure ad un miglioramento delle capacità di ricezione WiFi per sfruttare al 100 per cento le possibilità offerte da AirPlay (tra le tante ipotesi si è anche parlato della “fusione” tra Apple TV e la Airport Express ).

Anche in questo campo la concorrenza sarà spietata, e oltre all’immancabile Google (che sembra più focalizzata nell’inserire direttamente il proprio sistema nei televisori) pare che si stia facendo viva anche Amazon , che mostra forti interessi nel settore . Per spuntarla, Apple deve dimostrare di saper offrire quel “qualcosa in più” che la contraddistingua da tutte le altre offerte.

Complessivamente ci sono molti argomenti in grado tenere alto l’interesse intorno ad Apple (non dimentichiamo anche la recente presentazione di CarPlay al salone dell’automobile di Ginevra) e la casa della mela dovrà essere in grado di giocare bene le sue carte, sia per quanto riguarda i prodotti attesi, sia a livello comunicativo. Apple non partecipa a nessuno degli eventi caratteristici di inizio anno, come il CES (Consumer Electronics Show) o il MWC (Mobile World Congress), ma proprio per questo dovrebbe trovare il modo di dare risalto ai propri prodotti tramite altre vie.

Domenico Galimberti
blog puce72

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  • tony wildthing scrive:
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  • Matteo Mattioli scrive:
    E' etica banca Etica?
    Ieri a PRESADIRETTA su RAI 3 si parlava di derivati e banche che fanno speculazioni finanziarie con soldi virtuali che hanno causato la crisi planetaria che stiamo vivendo dal 2007 ad oggi senza soluzione di discontinuità.In studio c'era Andrea Beranes, di FCRE la Fondazione di Banca Etica, al quale Iacona ha posto questa domanda: "Banca Etica che non è una Ong ma una vera e propria banca, come fa ad operare in questo mondo mantenendo i propri valori etici?" (consentitemi di avere parafrasato un po').Il punto, Signor Iacona è proprio questo, non è importante la risposta che dà Beranes (che ovviamente se l'è cavata benissimo), ma come viene posta la domanda.Questa infatti dà già per scontato che Banca Etica operi in forma consona al suo nome. Chi lo dice? Da cosa si deduce, dal suo nome?Come si dovrebbe comportare una banca etica nei confronti di un debitore che si trovasse nella difficoltà di restituire un prestito? Chiaro, non dovrebbe più esigere il proprio credito per non condannare quella persona che per un motivo o per un altro non lo può rifondere.Già, ma Banca Etica il credito invece lo esige, proprio come una banca e ti pignora se non lo rifondi.Proprio come è sucXXXXX con gli autocostruttori di Filetto: https://drive.google.com/file/d/0ByoL59kgaDkeMEg3dlVjeTNMMlE/previewMa cos'è l'autocostruzione assistita e come sono stati gestiti i 15 cantieri sorti in tutta Italia?Con il termine autocostruzione nel campo dell'architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione delledificio per conto dei suoi futuri utenti. I futuri proprietari, cioè, non avendo la possibilità di accedere all'acquisto di una abitazione al normale costo di mercato, lavorano attivamente alla costruzione della propria casa, affiancati da personale specializzato, risparmando in sintesi sulla manodopera.I progetti di autocostruzione assistita, comuni in Europa già negli anni '60, '70, vengono presentati come una soluzione concreta al disagio abitativo e alla mancanza di abitazione popolari sul nostro territorio nazionale, circa una decina di anni fa da una Ong milanese, Alisei Ong, la quale poteva vantare una certa esperienza in questo ambito per avere realizzato nel 2001 un progetto di autocostruzione assistita in Bosnia, all'interno di un progetto finanziato dalla Commissione Europea (Echo):http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/financial_assistance/cards/cases/021_en.pdfNel 2002 nasce quindi il progetto "UN TETTO PER TUTTI", che nella sola regione Lombardia prevede la costruzione di 125 alloggi, nell'arco di 24 mesi circa.Contemporaneamente il progetto viene proposto in Umbria, dove nel corso dello stesso periodo si avviano 4 cantieri.Nonostante le cose non procedano proprio a gonfie vele (i cantieri che dovevano durare 18-24 mesi in realtà da subito denunciano gravi ritardi), Alisei riesce a convincere anche il Comune di Ravenna, dove saranno avviati ben 3 progetti e il Comune di Cadoneghe (PD)Il risultato di questo progetto è disastroso. Su circa 15 cantieri avviati (un cantiere anche in Veneto, in provincia di Padova) solo 4 vengono terminati, ma con gravi ritardi e difetti strutturali, gli altri sono abbandonati da anni al grezzo. Nella sola Lombardia sono stati "buttati" 11,8 milioni di finanziamenti pubblici.Nonostante tutto ciò nel 2009 in Campania si decide di proporre la stessa metodologia, nel Comune di Villaricca e di Piedimonte Matese.La regione mette a disposizione un finanziamento a fondo perduto di 850.000 . Chi è il soggetto promotore e gestore? Alisei.Ma accanto ad Alisei, come dall'inizio di questa avventura, c'è sempre Banca Etica.I meccanismi della truffa li dovranno scoprire la Magistratura, io sostengo che Banca Etica non potesse finanziare questi cantieri perché non si trovava nelle condizioni di terzietà richieste nella conduzione di un progetto di edilizia pubblica regolato da bando pubblico.A questo scopo vi segnalo questi due link: LA TRIS: L'APE, JEREMIE E YALLA: http://matteo-equilibrio1.blogspot.com/2014/02/la-tris-lape-jeremie-e-yalla.htmlFELICE ROMEO, IL BENEFATTORE SCHIVO: http://matteo-equilibrio1.blogspot.com/2014/02/felice-romeo-il-benefattore-schivo.html
    • Leguleio scrive:
      Re: E' etica banca Etica?

      Ieri a PRESADIRETTA su RAI 3 Non era ieri, venerdì 7 marzo, ma 5 giorni fa, lunedì. Comunque il messaggio è chiaro.
      si parlava di
      derivati e banche che fanno speculazioni
      finanziarie con soldi virtuali che hanno causato
      la crisi planetaria che stiamo vivendo dal 2007
      ad oggi senza soluzione di
      discontinuità.Be', non sono stati solo loro. :)Diciamo che ci hanno messo un buon contributo.
      In studio c'era Andrea Beranes, di FCRE la
      Fondazione di Banca Etica, al quale Iacona ha
      posto questa domanda: "Banca Etica che non è una
      Ong ma una vera e propria banca, come fa ad
      operare in questo mondo mantenendo i propri
      valori etici?" (consentitemi di avere parafrasato
      un
      po').

      Il punto, Signor Iacona è proprio questo, non è
      importante la risposta che dà Beranes (che
      ovviamente se l'è cavata benissimo), ma come
      viene posta la
      domanda.
      Questa infatti dà già per scontato che Banca
      Etica operi in forma consona al suo nome. Chi lo
      dice? Da cosa si deduce, dal suo
      nome?Spezzo una lancia in favore di Iacona, perché nel giornalismo bisogna porre domande semplici e chiare, e non cercare nell'interlocutore risposte a quesiti di filosofia e di equità sociale. Purtroppo in Italia molti confondono i due ruoli. :Non ho visto il servizio, ma Iacona poteva benissimo fare un'intervista ad un esperto di etica negli affari e chiedere se lo statuto di quella banca davvero ottempera alla definizione. Ma niente di più. Si tratta di marketing, alla fine: davvero qualcuno crede che la famosa bevanda che ha un toro nel nome faccia crescere le ali sulla spalle? ;)
      Come si dovrebbe comportare una banca etica nei
      confronti di un debitore che si trovasse nella
      difficoltà di restituire un prestito? Chiaro, non
      dovrebbe più esigere il proprio credito per non
      condannare quella persona che per un motivo o per
      un altro non lo può
      rifondere.
      Già, ma Banca Etica il credito invece lo esige,
      proprio come una banca e ti pignora se non lo
      rifondi.Significa che hanno il senso degli affari. In questo ambito non averlo equivale a fallire entro due anni.
      Ma cos'è l'autocostruzione assistita e come sono
      stati gestiti i 15 cantieri sorti in tutta
      Italia?Se ben ricordo, li avevo visti per la prima volta nella rubrica "Buona notizia" di Report, un 5 anni fa. :)Quando si osservano le cose dall'esterno, da giornalisti appunto, è facile prendere abbagli.Già allora avevo pensato che era un progetto utopistico e niente più. Finché all'interno della cooperativa esiste un architetto professionista e un capomastro professionista, che sono riconosciuti come tali e dirigono i lavori, la costruzione procede, magari a rilento ma senza errori. Quando nessuno di quelli che lavorano alla costruzione ha esperienza nel campo, il pastrocchio è garantito.
      Ma accanto ad Alisei, come dall'inizio di questa
      avventura, c'è sempre Banca
      Etica."Accanto" non vuol dire dentro.Se esiste davvero una commistione di proprietà e di interessi, io il reato lo vedo.Ma che ci siano solo cordiali rapporti di amicizia fra le due parti non è vietato. Se non si fanno avanti le banche più grandi e antiche, e non credo che ci fosse la coda per finanziare quel progetto, è giusto che si faccia avanti Banca Etica.
      • Matteo Mattioli scrive:
        Re: E' etica banca Etica?
        Ti ringrazio per avere commentato il mio post, dimostrando di averlo letto e cercato di capire.Ti do ragione su quasi tutti i tuoi interventi, Iacona come la Gabanelli sono stati informati da tempo di questa vicenda, ma evidentemente fa più comodo ignorare segnalazioni scomode.Banca Etica non nutre solo una simpatia per Alisei Ong, ma è in società con essa come da me dimostrato in un articolo che ho scritto poche settimane fa sul mio blog EQUILIBRIO1Non solo.Banca Etica ci ha sottoposto un contratto vessatorio, con una gestione dei soldi destinati al cantiere perlomeno spericolata. Il finanziamento erogato in tale occasione fu di 1.245.000 , else abili a 2.490.000 al fine di frazionare i mutui che prevedessero anche il mobilio delle case.A fronte di tale finanziamento non fu chiesta alcuna garanzia.A distanza di 3 anni dall'avvio dei lavori la banca stessa avrebbe dovuto verificare lo stato d'avanzamwnto del cantiere, al fine di concedere la proroga per concludere i lavori che erano in ritardo.In tale occasione la banca si rivolse ad un perito di Alisei per svolgere tale perizia, cosa alquanto bizzarra che non trova riscontri in una gestione razionale e di prassi.Dopo avere accumulato qualche milione di euro di scoperto per il fallimento di molti cantieri, nel 2009 La stessa banca finanzia altri 2 cantieri di autocostruzione gestiti da Aliseicoop, che riconduce alla nota Ong non solo per il nome. Imperizia? Leggerezza? No, coerenza.
  • scuriatti scrive:
    Non ho capito i commenti
    Quale era la cosa importante?
  • Samoto Nakatashi scrive:
    E' solo pubblicità-tà-tà
    Come da oggetto.
  • Giornalisti investigat ori scrive:
    Nuovo post
    Dopo anni si è fatto risentire:"I am not Dorian Nakamoto."http://p2pfoundation.ning.com/forum/topic/listForContributor?user=0ye0gncqg772o
    • HostFat scrive:
      Re: Nuovo post
      Bello è che una delle cose più importanti, che hai messo tu ora, non è presente nell'articolo :)
      • ... scrive:
        Re: Nuovo post
        - Scritto da: HostFat
        Bello è che una delle cose più importanti, che
        hai messo tu ora, non è presente nell'articolo
        :)[img]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/62/Tamburino_sacla.jpg[/img]
      • bernardo.pa rrella scrive:
        Re: Nuovo post
        ancora piu' bello il fatto che il crowdfunding avviato a sostegno e solidarieta' di questo Mr. Sakamoto (o enti di beneficienza o la EFF, se così scegliera' lui), ha raggiunto i 39 BTC, ovvero circa 24.000 dollari: https://blockchain.info/address/1Dorian4RoXcnBv9hnQ4Y2C1an6NJ4UrjX
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