Chiedete i computer ma studiate l'Italiano

di Emilio Brengio. Questo han detto e niente meno il ministro dell'Istruzione Tullio De Mauro e il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Ma siamo sicuri che hanno ragione?


Roma – Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo di Emilio Brengio, insegnante di scuola elementare, anni 58, genovese, che nella sua scuola utilizza i PC con i suoi piccoli alunni (tutti vecchi computer regalati, dagli m24 ai 486, nessun Pentium) i cui lavori sono rintracciabili su Internet in questa pagina web .

Scuole e computer

Entro il 2006 ognuno dei dieci milioni di scolari tedeschi avrà a disposizione un computer. L’ambizioso piano è stato annunciato dal ministro dell’Istruzione Edelgard Bulmahn. Con l’inizio dell’anno scolastico si è sentito anche da noi qualche accenno a scuola e computer. In verità si tratta di accenni preoccupati e preoccupanti. Il Ministro prima e il Presidente Azeglio Ciampi dopo hanno toccato l’argomento. Il Presidente lo ha fatto nel discorso al Vittoriano per l’inaugurazione dell’anno scolastico. In un passaggio del suo discorso, certamente concordato con il Ministro (il quale ha espresso in discorsi precedenti le medesime opinioni), si coglie una forte preoccupazione verso l’uso delle nuove tecnologie nella scuola. Pare capire che si pensi possano distogliere gli studenti dai loro doveri. L’invito rivolto ad essi è quello di studiare l’italiano, concedendo loro il diritto a chiedere i laboratori, i computer e l’allacciamento ad Internet.

Perché gli studenti dovrebbero “chiedere”? Non c’è un piano di sviluppo delle tecnologie didattiche (PSTD) in corso da alcuni anni? Invece non solo gli studenti “devono” purtroppo chiedere spesso ciò che, nelle circolari, è già previsto, ma anche gli insegnanti “devono” chiedere di poter usare i computer.

In quante scuole è possibile avere a disposizione, pur con limiti di tempo, ciò che il Piano di Sviluppo delle TD prevede? E ‘ utile ricordare che si prescrive tassativamente che gli insegnanti possano avere a disposizione una postazione attrezzata (collegamento in rete, stampante, scanner,..) da poter utilizzare per le loro attività legate alla preparazione del lavoro scolastico. Si tratta di fare un orario e di garantire la possibilità d’uso sull’arco di tutta la giornata. Ogni scuola riceve ogni anno due milioni a questo scopo.

Il computer serve solo per giocare?

Spesso sui giornali si colgono accenni critici verso l’uso del PC a scuola, si trasferisce a scuola probabilmente l’esperienza dell’uso casalingo. Però più preoccupanti sono le sottovalutazioni ministeriali. Perché mettere in contrapposizione lo studio della lingua italiana con l’uso delle nuove tecnologie? Chi ha mai pensato di mettere in contrapposizione la lavagna, la penna (le vecchie tecnologie) con l’insegnamento di qualunque disciplina?

Non solo questo preoccupa. Nei prossimi anni avremo una carenza gravissima di esperti in nuove tecnologie, come si pensa di rimediare? Già ora dovremo chiedere aiuto all’India per avere gli esperti necessari a realizzare i corsi di riconversione previsti per 30.000 laureati del Sud. Quanti dei nostri ragazzi vengono sollecitati ad utilizzare il computer a scuola? Non sono loro a dover chiedere, siamo noi, come paese, ad essere interessati a sollecitarli. Dargli il computer a casa, come si prevede, è ottima cosa, però se l’uso non è richiesto dalla scuola, è assai probabile che lo useranno per giocare, che dovrebbero farci?


Il computer dentro tutte le discipline.

In tutte le aziende ormai il computer serve, anzi è indispensabile per lavorare. Solo a scuola no. Non solo non sono obbligati a usarlo gli insegnanti, ma neanche realmente sollecitati, se si mette in contrapposizione lo studio con l’uso delle tecnologie. Nel convegno di maggio a Genova sulla didattica della matematica è stato lanciato l’allarme: nelle facoltà sono calate paurosamente le iscrizioni. Dovremo importare anche insegnanti di matematica e materie scientifiche, si dice. Allora mi pare che l’invito da fare, più di un paterno invito, sia quello di integrare l’uso delle tecnologie in tutte le discipline, come prima si usava la penna ovunque, ora lo si deve fare con il computer e con la rete. Il governo tedesco vuole dare un computer ad ogni studente, penso a scuola ovviamente e prima ancora, credo, ad ogni insegnante, sempre a scuola, ancora più ovvio.

Cablare le scuole.

Mettere un computer in ogni aula è l’obiettivo minimo da realizzare in uno o due anni, per cominciare. Si può pensare di blindare tutte le porte? Eppure a scuola i computer vengono spesso blindati in laboratori inaccessibili. Chi ne ha 100 sparsi in diversi laboratori no, ma chi ne ha 10 sì. Le aule invece dovrebbero essere tutte collegate, (cablare ogni scuola è l’intervento prioritario, è sufficiente mettere un po ‘ di fili) e se, per vari motivi, non collegate ad internet, almeno ad un server di scuola o di distretto, meglio ancora di una software house, in cui reperire facilmente materiale. Non è pensabile che ogni insegnante debba cercarsi personalmente il software da usare, l’antivirus, ecc.

Le case editrici in ritardo

Le case editrici ovviamente sono legate al cartaceo e i loro interventi in rete sono delle povere vetrine di libri, ma questi sono più apprezzabili sugli scaffali. I libri restino tali, il software è un’altra cosa. Invece sembra di vedere le prime automobili, quando si metteva il motore alle carrozze a cavalli. Nessuno che si provi a pensare un’utilizzazione delle nuove tecnologie specifica, dove vengano evidenziate le potenzialità degli strumenti nuovi. Tanti giochini, animazioni, colori, movimento, poca logica, poca possibilità per l’utente di creare e di interagire. Il software viene visto come un supporto al libro, per assecondare una moda e fare un po’ di soldi con pochi investimenti. Occorre un ripensamento completo dei materiali in funzione dello strumento usato. Occorrono gestioni centralizzate, biblioteche di risorse, accessibili, a pagamento certo, ma realmente utili e utilizzabili nella scuola. Il fai da te, in questo caso, si risolve in un continuo riscoprire l’acqua calda. Nessuno sa cosa realmente si fa nelle scuole nel campo delle nuove tecnologie, le attività restano aleatorie, legate a singole persone, al volontariato, alla precarietà.

Emilio Brengio

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