Chip cerebrale, si può fare

Chip cerebrale, si può fare

Ricercatori confermano: un sistema di elettrodi pensato per interfacciare cervello e computer è in grado di funzionare senza problemi per un lungo periodo. La sperimentazione ha avuto successo
Ricercatori confermano: un sistema di elettrodi pensato per interfacciare cervello e computer è in grado di funzionare senza problemi per un lungo periodo. La sperimentazione ha avuto successo

BrainGate , il sistema hardware-software di interfacciamento tra cervello e computer in via di sperimentazione da anni su pazienti incapacitati a usare braccia e gambe, è in grado di funzionare senza problemi per un lungo periodo di tempo. Gli elettrodi non vengono rigettati dalla materia grigia con cui sono a contatto diretto , anche se resta da perfezionare il livello di efficienza dell’apparato.

I ricercatori della Brown University hanno pubblicato i risultati di uno studio su “S3”, una paziente affetta da tetraplegia sin dalla metà degli anni ’90 e incapacitata a usare braccia, gambe e corde vocali in seguito a un attacco apoplettico che ha danneggiato le terminazioni nervose del midollo allungato.

La donna partecipa alla sperimentazione di BrainGate dal 2005, e lo studio recentemente pubblicato svela che il sistema di elettrodi applicato alla materia grigia del suo cervello ha continuato a funzionare ininterrottamente per ben 1.000 giorni . Questa è la dimostrazione dell’efficacia della tecnologia, dicono gli ingegneri.

BrainGate è in grado di leggere le trasmissioni sinaptiche scambiate dai neuroni del cervello – trasmissioni che in condizioni normali dovrebbero portare all’esecuzione di movimenti nei muscoli o all’articolazione di parole – e trasformarle in movimenti del cursore su uno schermo di computer.

I ricercatori dicono che l’impianto ha funzionato senza problemi per 1.000 giorni, ma il numero di elettrodi funzionanti è diminuito dopo i primi sei mesi dall’impianto dell’apparato. Si tratta di un semplice problema tecnico ampiamente superato con miglioramenti ingegneristici alla tecnologia , dicono quelli della Brown, la sostanziale compatibilità di questa avveniristica interfaccia uomo-macchina è provata e resta l’ambizioso obiettivo di fornire ai pazienti inabilitati le stesse capacità di usare un mouse di una persona “normale”.

Alfonso Maruccia

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Pubblicato il 4 apr 2011
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