Nuovi microchip che funzionano a onde cerebrali

Passi avanti verso l'interfaccia neurale definitiva. Per ora si controlla un cursore sullo schermo, ma le prospettive sono di una comunicazione molto più intima tra macchina e pensiero

Roma – Una ricerca appena pubblicata su Nature accorcia ulteriormente le distanze sulla via di una compiuta integrazione tra macchine intelligenti e pensiero umano. Un ragazzo paralizzato riesce a comunicare con un computer grazie ad un microchip installato a diretto contatto col suo cervello e, anche se per ora le azioni possibili sono limitate, c’è chi scommette sulle possibili applicazioni commerciali della tecnologia in un futuro non troppo lontano.

Quanto è capitato a Matthew Nagle ha un che di miracoloso: ventisei anni, con braccia e gambe paralizzate, ha imparato a muovere un cursore sullo schermo, giocare a semplici videogame, controllare un braccio robotico e controllare la televisione con la sola forza del pensiero , letteralmente. Merito del microchip messo a punto dai ricercatori della Brown University , in collaborazione con altri tre atenei e con la società privata Cyberkinetics – Neurotechnology Systems .

Il chip, impiantato a diretto contatto con la corteccia cerebrale del ragazzo, legge i percorsi elettrici del cervello di Nagle, trasformando le reazioni sinaptiche in impulsi elettronici comprensibili da un computer : il sistema funziona talmente bene, stando a quanto riporta CNNMoney , che Nagle è in grado di fare tutte le azioni sopra descritte mentre parla in contemporanea – sempre attraverso il microchip – con i ricercatori.

Un lavoro che rientra di diritto nel fiorente dibattito sul transumanesimo , e che dimostra come i cyborg siano una realtà dell’oggi piuttosto che una promessa del domani : già in passato si è avuto notizia di future interfacce avanzate per il controllo dei videogiochi con la mente, o di brevetti potenzialmente in grado di far evolvere le attuali interconnessioni mentali tra organismi viventi e apparati tecnologici. Il lavoro presentato su Nature è però il primo a dimostrare risultati pratici in tal senso ed è, dicono i ricercatori, soltanto l’inizio di qualcosa che promette ulteriori, rapidi sviluppi.

Attualmente è possibile scrivere quindici parole al minuto grazie al microchip impiantato nel cervello, sostengono i ricercatori della Brown University, ovvero la metà della velocità media di scrittura a mano. Considerando la capacità dei calcolatori di raddoppiare la potenza elaborativa ogni due anni, nel 2012 sarà possibile scrivere da 110 a 170 parole al minuto, trasformando i comandi cerebrali in testo scritto o sintesi vocale con la stessa velocità tipica della comunicazione verbale .

Una prospettiva di notevole interesse per chi è affetto da gravi menomazioni alla funzionalità del corpo ma non del cervello, come nel caso del grande fisico teorico Stephen Hawking . Un mercato che si stima valga 3,4 miliardi di dollari e che è cresciuto del 21% l’anno scorso. Ma non solo: CNNMoney si spinge ad ipotizzare, in un futuro poi non così lontano, persone che sceglieranno volontariamente di farsi impiantare il cerebro-chip , per godere di una integrazione con personal e dispositivi intelligenti che farà sembrare l’odierna esperienza con mouse e tastiera “una tortura da passato medievale”.

Alfonso Maruccia

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