Cina: BBS a circuito chiuso

Da oggi, le BBS universitarie saranno accessibili soltanto dai campus. Il Ministro dell'Educazione blocca tutto ciò che arriva dall'esterno e si cura ben poco delle proteste di studenti e accademici
Da oggi, le BBS universitarie saranno accessibili soltanto dai campus. Il Ministro dell'Educazione blocca tutto ciò che arriva dall'esterno e si cura ben poco delle proteste di studenti e accademici

Pechino (Cina) – Tante informazioni aperte al pubblico su temi ormai banditi dal web cinese: regimi, democrazie, dittature. Un luogo di ritrovo per professori e studenti di tutto il paese, aperto persino agli utenti del distante Occidente. Un paradiso fatto di stimolanti discussioni, celate dietro il look vagamente retro delle schermate di un client telnet. Un sogno? Sicuramente sì per gli oltre venti milioni di studenti universitari cinesi. Ma dal governo arriva una secchiata d’acqua fredda, che riporta ad una realtà fatta di censura e di controllo.

La BBS dell’Università di Tsinghua, chiamata SMTH, festeggia il suo decimo compleanno con la chiusura totale di ogni accesso pubblico . Sarà possibile utilizzare le BBS soltanto dagli IP degli atenei, altamente controllati e regolati con procedure di identificazione personale. Lo stesso destino è toccato ad altri nodi del circuito CERNET , che unisce i maggiori campus cinesi.

Muoiono così le ultime roccaforti telematiche frequentate dai liberi pensatori cinesi, animate da una popolazione accademica che cerca il confronto con il lontano Occidente. La decisione del Ministro per l’Educazione sembra essere definitiva. Gli studenti cinesi hanno perciò organizzato timide proteste di fronte alle sedi universitarie, per reclamare il diritto ad una maggiore libertà d’espressione ed informazione.

L’ennesimo colpo di coda governativo è sicuramente il frutto del recente Congresso Nazionale del Partito Comunista .
Durante il congresso è riemersa la necessità di ulteriori regole per contrastare qualsiasi tipo di “informazioni pericolose provenienti dall’esterno” . Proprio il Ministro per l’Educazione sembra aver preso di petto questo impegno: a partire da questa primavera verranno varate grandiose campagne informative per la rieducazione giovanile , sopratutto attraverso Internet.

piazza Tienanmen Il segnale è ormai chiaro: Internet, combinata alla vivacità intellettuale delle nuove leve universitarie, è sempre più temuta dai burocrati cinesi. La battaglia tra governo e studenti potrebbe riaccendersi in modo drammatico: che la scintilla, stavolta, sia proprio il controllo dei flussi comunicativi? Resta da sperare che la situazione, comunque possa finire, non sfugga di mano fino ad avere conseguenze tragiche, come accadde in piazza Tienanmen nel 1989 (nella foto, la piazza).

Tuttavia dalla blogosfera cinese, in veloce espansione, arrivano segnali di poco conforto per chiunque speri in una svolta: gli studenti sembrano darsi per vinti in partenza. Molti hanno già gettato la spugna. Pensano che la morsa d’acciaio della censura governativa abbia ormai raggiunto una pesantezza incontrastabile. Specialmente dopo questo ultimo episodio.
(Tommaso Lombardi)

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21 03 2005
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