Cina: censurare Internet è cosa giusta

In un documento ufficiale le autorità di Pechino esaltano i benefici offerti da Internet. Ma precisano: c'è bisogno di controllare un'informazione incontrollabile. Per la sicurezza nazionale e la stabilità del governo
In un documento ufficiale le autorità di Pechino esaltano i benefici offerti da Internet. Ma precisano: c'è bisogno di controllare un'informazione incontrollabile. Per la sicurezza nazionale e la stabilità del governo

Una cristallizzazione del sapere umano . “Internet è una delle invenzioni tecnologiche più significative del XX secolo e rappresenta uno dei simboli più forti della forza di produzione avanzata dell’era contemporanea”. Parole appassionate, che sembrano uscite direttamente dalle labbra di uno dei tanti attivisti della Rete.

E invece si tratta dell’introduzione ad un documento intitolato “Internet in Cina”. Un white paper , diramato di recente dalle autorità di Pechino innanzitutto per fare il punto sull’ attuale stato della Rete in terra asiatica . Ma anche per difendere un concetto fondamentale, almeno in Cina: la censura di certi contenuti e servizi online è cosa buona, ma soprattutto giusta.

E qui un apparente stridore, con le parole iniziali e con queste che seguono : “Il governo cinese comprende appieno il ruolo non rimpiazzabile di Internet nell’accelerare lo sviluppo dell’economia nazionale, verso un avanzamento tecnologico e scientifico, con un impatto profondo sulla politica, la cultura, il progresso sociale e la diffusione delle informazioni”.

Quali informazioni? Certamente quelle gradite al governo di Pechino. Che ha sottolineato come sia legittimo regolamentare l’accesso a certi meandri della Rete , a seconda delle disposizioni di legge interne ai confini del paese asiatico.

“La legge – si legge nel documento – proibisce chiaramente la diffusione di informazioni che contengano incitamenti alla sovversione, contro il potere stabilito, che vadano a minare l’ordine e l’unità nazionale, che violino le regole a tutela dell’onore nonché degli interessi della nazione”.

Un’ammissione, dunque, a sostegno di quello che in molti hanno chiamato Great Firewall of China . Una muraglia digitale che – sempre secondo il documento – non avrebbe affatto impedito ai cittadini cinesi di ottenere libero accesso ai contenuti del web. Solo non a quei contenuti che attentano alla sicurezza nazionale, allo normale sviluppo degli adolescenti, al pubblico interesse .

Un’interesse – quello verso Internet – che in Cina è cresciuto a dismisura, da quella prima connessione a 64 kilobit nel 1994. Sono passati sedici anni e la popolazione cinese di netizen ha recentemente sfondato la soglia dei 400 milioni . Numeri non impressionanti se rapportati al totale degli abitanti del paese asiatico.

Il documento diramato dalle autorità ha infatti illustrato l’obiettivo di giungere nei prossimi cinque anni ad un tasso di penetrazione della Rete pari al 45 per cento . Un problema che riguarda soprattutto le aree rurali, attualmente ferme ad un tasso pari al 21 per cento circa. Anche queste, tra cinque anni, potranno godere delle libertà sbandierate della grande muraglia online.

Mauro Vecchio

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08 06 2010
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