Climagate, nessun complotto

Gli scienziati statunitensi non hanno manipolato i dati per costruire ad arte il riscaldamento globale. Rientra almeno in parte il polverone sollevato da una fuoriuscita di email

Roma – Ormai si parlava di climagate : l’attacco informatico sferrato nei confronti della Climate Research Unit ( CRU ) aveva sollevato un polverone portando allo scoperto presunte bugie prodotte dagli esperti del centro di ricerca per infiammare le polemiche sul riscaldamento globale. Ma un’inchiesta del Dipartimento del commercio su un organo del National Oceanic and Atmospheric Administration ( NOAA ) ha stabilito che gli scienziati che si occupano per suo conto del riscaldamento globale non hanno manipolato dati .

L’ attacco aveva fatto emergere circa 3mila diversi documenti del centro e mille email, tra i cui corrispondenti figuravano anche scienziati del NOAA.
Tra le comunicazioni più scottanti, un’email inviata da da Phil Jones, direttore del CRU, a proposito di un lavoro di Michael Mann (direttore dell’ Earth System Science Center presso l’Università della Pennsylvania), in cui dice di aver appena “completato il trucco di Mike per Nature di aggiungere le temperature reali a ogni serie per gli ultimi 20 anni (…) per nasconderne il declino”.

Gli scienziati si erano naturalmente difesi affermando che la parola “trucco” ( trick in inglese) indicava semplicemente in maniera informale un sistema per migliorare la comprensione dei dati e che il tutto derivava dall’aver estrapolato le frasi dal loro contesto.

L’iniziativa del Dipartimento del Commercio statunitense era necessaria in quanto negli Stati Uniti è forte l’opposizione che ritiene che tutta la scienza a dimostrazione del riscaldamento globale sia in malafede .
Proprio un senatore repubblicano di questa fazione, James M. Inhofe (peraltro preso in giro in una delle missive) aveva chiesto che l’indagine fosse avviata per far chiarezza sul ruolo e sulla condotta degli scienziati statunitensi che si occupano della materia.
L’inchiesta, come altre condotte nel Regno Unito, ha scagionato gli scienziati dalle accuse .

Il discredito eventualmente causato dai dubbi insinuati dalle frasi estrapolate dall’email rischiava e rischia ancora di compromettere anni di sensibilizzazione al problema: Inhofe ha fatto intendere che la partita non è chiusa in quanto non tutte le ombre sono state chiarite e anzi apparirebbe dall’inchiesta che gli scienziati “hanno manipolato i dati”.

Claudio Tamburrino

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