Hacking, riscaldamento globale

Un cyber-attacco in terra d'Albione svela comunicazioni riservate sul global warming, scatenando polemiche sulla presunta cattiva fede degli scienziati. Che si difendono: parole estrapolate dal contesto
Un cyber-attacco in terra d'Albione svela comunicazioni riservate sul global warming, scatenando polemiche sulla presunta cattiva fede degli scienziati. Che si difendono: parole estrapolate dal contesto

Che si tratti del Ministero della Difesa cinese , della infrastruttura militare USA o del network di Scientology , hacker e cracker vanno sempre più alla guerra dei server e dei sistemi dedicati ad affari “riservati”. Ma nel caso recentemente esploso del Climate Research Unit (CRU) la sortita è andata oltre la volontà di penetrare l’impenetrabile, scatenando un vero e proprio polverone sulla presunta falsità e malafede dei ricercatori che da anni denunciano i pericoli del riscaldamento globale.

Nell’attacco risalente a qualche giorno fa, in seguito confermato dagli stessi responsabili del centro di ricerca britannico in prima linea nelle ricerche sul clima e nel sostenere che il riscaldamento globale è condizionato dall’opera dell’uomo, ignoti hacker sono riusciti a carpire mille email riservate e 3mila diversi documenti. Quelle email e quei documenti sono ovviamente finiti in rete, e visto il contenuto hanno sollevato un vespaio di polemiche sugli esperti del CRU, l’etica della ricerca e le presunte “bugie” propinate sul “global warming”.

Tra le comunicazioni che più hanno suscitato la ridda di speculazioni e controversie ci sono email come quella inviata da Phil Jones, direttore del CRU che sul lavoro di Michael Mann (direttore dell’Earth System Science Center presso l’Università della Pennsylvania) dice: “Ho appena completato il trucco di Mike per Nature di aggiungere le temperature reali a ogni serie per gli ultimi 20 anni (…) per nasconderne il declino”.

Questa e altre email dello stesso tono sarebbero la prova provata , sostengono blogger, esperti e ricercatori come Myron Ebell del Competitive Enterprise Institute (parzialmente finanziato dalle società energetiche), dell’esistenza di quello che è “l’indecoroso, sconveniente fronte di alcuni dei principali sostenitori scientifici dell’allarmismo da riscaldamento globale, inclusi il direttore del Climatic Research Unit Phil Jones, Michael Mann, Ben Santer e Kevin Trenberth”.

Non è vero niente , sostengono i diretti interessati, e la parola “trucco” ( trick in originale) è in quel contesto usata per definire informalmente – come spesso accade in comunicazioni riservate anche tra scienziati – un sistema per migliorare la visualizzazione e la comprensione dei dati. Lo ha spiegato Mann sul blog RealClimate e lo ha confermato il direttore del CRU, che definisce “ridicole” le accuse di mistificazione al suo istituto e accusa a sua volta di bassa propaganda condotta estrapolando singoli paragrafi dal loro contesto naturale.

A una lettura completa delle email pubblicate invita anche Kevin Trenberth, a capo del Climate Analysis Section presso il National Center for Atmospheric Research di Boulder, Colorado, anche lui chiamato in causa come presunto “cospiratore” sul riscaldamento globale che in privato parlerebbe di freddi record in barba al global warming. “Non c’è niente in quelle email che dimostri che il riscaldamento globale è una bufala” ha dichiarato Trentberth. Nessun fondo segreto elargito da gruppi di interesse, niente politica, nessun grande manovratore che indica la strada da seguire alle sue pedine, continua Trentberth, ma solo “scienziati che parlano di scienza” in maniera relativamente aperta visti i canali che si volevano riservati e privati”.

Alfonso Maruccia

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23 11 2009
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