Cloudflare vs AGCOM: sanzione eccessiva e poca trasparenza

Cloudflare vs AGCOM: sanzione eccessiva e poca trasparenza

Cloudflare ha spiegato perché Piracy Shield non funziona e perché ha presentato ricorso contro la sanzione di 14 milioni di euro inflitta da AGCOM.
Cloudflare vs AGCOM: sanzione eccessiva e poca trasparenza
Cloudflare ha spiegato perché Piracy Shield non funziona e perché ha presentato ricorso contro la sanzione di 14 milioni di euro inflitta da AGCOM.

Cloudflare ha presentato ricorso contro la sanzione di 14 milioni di euro inflitta da AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per la violazione della legge antipirateria (n. 93 del 14 luglio 2023). L’azienda californiana ha pubblicato un post sul blog ufficiale per spiegare i motivi della sua decisione.

Piracy Shield non funziona

Come anticipato a fine gennaio, Cloudflare ha presentato ricorso contro la sanzione l’8 marzo. L’azienda californiana prosegue così la sua battaglia contro Piracy Shield, la piattaforma introdotta con la suddetta legge che impone di bloccare l’accesso ai siti pirata entro 30 minuti dalla segnalazione.

Nel post viene ricordato che Piracy Shield è stata donata al governo italiano da SP Tech, un braccio dello studio legale Previti che rappresenta molti dei beneficiari diretti della piattaforma, tra cui la Lega Serie A. Secondo Cloudflare è uno strumento che difende solo gli interessi economici di società private e funziona come una “scatola nera” per questi motivi:

  • Nessuna supervisione giudiziaria: le aziende private, non i giudici o i funzionari governativi, decidono cosa viene bloccato.
  • Zero trasparenza: il pubblico, e persino gli stessi service provider, sono spesso lasciati all’oscuro su chi ha richiesto un blocco o perché.
  • Nessun giusto processo: non esiste un meccanismo per contestare un blocco prima che il sito diventi inaccessibile in Italia.
  • Nessun risarcimento: non è disponibile un modo efficace per chiedere un risarcimento a causa di un blocco errato.

L’azienda californiana ha inoltre elencato i problemi causati da Piracy Shield, come l’oscuramento di siti legittimi, in quanto gli indirizzi IP erano condivisi:

  • Blackout del governo e dell’istruzione: decine di migliaia di siti legittimi sono stati resi inaccessibili dall’Italia, compresi i siti web del governo ucraino per le scuole e la ricerca scientifica.
  • Interruzione delle piccole imprese e delle ONG: un’ampia gamma di piccole imprese e ONG europee focalizzate su programmi sociali per donne e bambini è stata inavvertitamente bloccata.
  • Perdita di servizi essenziali: il sistema ha bloccato l’accesso a Google Drive per oltre 12 ore, impedendo a migliaia di studenti e professionisti italiani di accedere a file critici.
  • Blocchi collaterali persistenti: uno studio del settembre 2025 dell’Università di Twente ha confermato che il sistema blocca regolarmente i siti web legittimi, che rimangono inaccessibili anche per diversi mesi.

Nonostante ciò, AGCOM non ha sospeso l’uso della piattaforma per correggere gli errori, ma ha esteso l’obbligo anche ai provider VPN, DNS e CDN. Cloudflare ha presentato un esposto alla Commissione europea perché Piracy Shield sarebbe incompatibile con il Digital Services Act.

Sanzione eccessiva e poca trasparenza

Il 23 dicembre 2025, il tribunale amministrativo ha imposto ad AGCOM di trasmettere a Cloudflare tutta la documentazione relativa ai provvedimenti di blocco emessi tramite Piracy Shield, ma l’azienda non ha ancora ricevuto nulla. Sei giorni dopo, l’autorità ha inflitto la sanzione di 14 milioni di euro, un tempistica considerata sospetta.

Cloudflare ha evidenziato la scarsa trasparenza da parte di AGCOM, in quanto avrebbe reso disponibile solo una parte degli atti per una consultazione presso i propri uffici di Napoli. L’azienda californiana afferma inoltre che la sanzione doveva essere al massimo pari al 2% del fatturato generato in Italia nel 2024 (quindi circa 140.000 euro). AGCOM ha invece considerato il fatturato globale (l’1% di 1,4 miliardi di euro).

Cloudflare continuerà a contestare la legittimità degli ordini di blocco dinanzi ai tribunali amministrativi italiani e presso la Commissione europea, in quanto gli interessi dei titolari dei diritti d’autore non devono prevalere sui requisiti fondamentali del giusto processo o sull’integrità tecnica di Internet.

Fonte: Cloudflare
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Pubblicato il
18 mar 2026
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