Come Wayback Machine salva i link morti di Internet, nuovo plugin

Come Wayback Machine salva i link morti di Internet, nuovo plugin

Internet Archive e WordPress lanciano Link Fixer, un plug-in che sostituisce automaticamente i collegamenti morti con versioni archiviate.
Come Wayback Machine salva i link morti di Internet, nuovo plugin
Internet Archive e WordPress lanciano Link Fixer, un plug-in che sostituisce automaticamente i collegamenti morti con versioni archiviate.

Internet sta morendo un link alla volta. Non in modo drammatico e plateale, ma lentamente, in silenzio. Si clicca su un collegamento che funzionava perfettamente due anni fa, e ci si ritrova davanti a un messaggio di errore 404.

Il fenomeno ha un nome tecnico, link rot, il decadimento dei link, e secondo uno studio del Pew Research del 2024, quasi il 40% dei collegamenti esistenti nel 2013 ha smesso di funzionare. Internet Archive, l’organizzazione no-profit che da decenni si batte per archiviare il web prima che sparisca nel nulla, ha deciso di risolvere il problema.

La Wayback Machine, lo strumento che cattura istantanee del web, ha stretto una partnership con Automattic, l’azienda dietro WordPress. Insieme hanno lanciato Link Fixer, un plugin pensato per combattere questa emorragia silenziosa di contenuti. Scansiona i link presenti negli articoli WordPress, verifica se esistono versioni archiviate, e se una pagina va offline sostituisce automaticamente il collegamento morto con la versione salvata dalla Wayback Machine.

Il link rot non è un problema marginale che affligge solo siti dimenticati o blog abbandonati. Colpisce siti di notizie, portali governativi, pagine Wikipedia, tweet, ricerche accademiche. Ogni volta che qualcuno chiude un sito, riorganizza un dominio, cambia URL senza redirect, o semplicemente smette di pagare il server, decine o centinaia di link che puntavano a quelle pagine diventano inutili. Gli articoli che li contenevano perdono fonti, riferimenti, contesto. La rete di collegamenti che costituisce la struttura portante del web si sfilaccia.

Uno studio può citare una ricerca fondamentale che nel frattempo è sparita dal sito dell’università. Un articolo di giornalismo investigativo può rimandare a documenti ufficiali che non esistono più online. Una discussione su un forum può linkare una risorsa essenziale che è evaporata insieme al sito che la ospitava. E ogni volta che questo succede, un pezzetto di memoria collettiva digitale si perde.

Link Fixer lavora in automatico, senza che l’utente debba preoccuparsi di nulla. Scansiona i post WordPress alla ricerca di link in uscita, incrocia i dati con gli archivi della Wayback Machine per verificare se esistono versioni salvate di quelle pagine. Se non ne trova, scatta automaticamente nuove istantanee, creando un backup preventivo. Quando un collegamento va offline, il plugin reindirizza i lettori verso la versione archiviata invece di lasciarli davanti a un messaggio di errore.

Ma il sistema continua a monitorare i link anche dopo averli sostituiti con versioni archiviate. Se una pagina che era sparita dovesse tornare online, magari perché il sito è stato ripristinato o l’URL è stato riattivato, il plugin torna automaticamente a puntare alla versione originale invece che a quella archiviata.

Gli utenti possono personalizzare la frequenza dei controlli, l’impostazione predefinita è ogni tre giorni. La documentazione su GitHub mostra che la gestione è relativamente semplice, accessibile anche a chi non è un esperto di configurazioni tecniche complicate.

Link Fixer aiuta principalmente WordPress, che alimenta circa il 40% di tutti i siti web, ma è limitato a una sola piattaforma. Tutti gli altri siti, quelli su Wix, piattaforme custom, CMS proprietari, restano esposti al decadimento senza protezione. E soprattutto, il plugin non può fare nulla per i contenuti che spariscono dalle piattaforme proprietarie, i post su social network chiusi, i video su servizi streaming che rimuovono contenuti senza preavviso, i documenti caricati su cloud che vengono cancellati quando un account scade.

Fonte: Automattic
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Pubblicato il
5 feb 2026
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