Contrappunti/ iGold

di M. Mantellini - Dopo riedizioni delle riedizioni dei prodotti Apple, un iPhone dorato si configura nelle indiscrezioni in attesa dell'evento della Mela. Mentre il mondo dell'IT dibatte sull'era post-Jobs
di M. Mantellini - Dopo riedizioni delle riedizioni dei prodotti Apple, un iPhone dorato si configura nelle indiscrezioni in attesa dell'evento della Mela. Mentre il mondo dell'IT dibatte sull'era post-Jobs

Presso una folta schiera di incontentabili amatori, tecnologi ed affezionati clienti, il colpo di grazia alla già traballante reputazione della Apple post Steve Jobs sembra essere venuto dalle indiscrezioni di questi giorni secondo le quali il prossimo iPhone sarà presentato anche in una inedita colorazione gold e (forse) champagne.

Già i puristi della Mela avevano mal digerito l’ipotesi della commercializzazione di un iPhone economico, per giunta colorato, anche se lo scoramento era poi stato in parte attenuato dalle indiscrezioni secondo le quali l’iPhone economico, con guscio in vile policarbonato, avrebbe avuto un prezzo non troppo distante da quello del suo fratello maggiore.

Solo voci, ovviamente, come si conviene alle settimane prima della messa laica Apple che è prevista per il prossimo 10 settembre.

Eppure dietro le grandi ironie sull’iPhone dorato, simbolo kitsch per eccellenza e non a caso già previsto in alcune proposte commerciali adatte ad una certa clientela cafonal , oltre le cicliche euforie per prodotti nuovi e rivoluzionari capaci di rinverdire la fama di Apple nel ruolo di bussola tecnologica degli ultimi decenni, esiste un dato di realtà difficilmente discutibile che riguarda un possibile percorso di Apple, silenziosamente iniziato dopo la morte di Jobs ed ora sempre più evidente.

Solo qualche giorno fa Larry Ellison ha espresso un parere molto tranchant e discretamente irrispettoso al riguardo, attribuendo al defunto CEO la capacità di rendere Apple un unicum nell’industria tecnologica mondiale. Scomparso Jobs tutto quello che ci si potrà attendere è la fine del miracolo di Cupertino, con Apple destinata nel tempo a trasformarsi in una ottima azienda tecnologica come molte altre.
Le cose finiscono: nessun santone o aruspice tecnologico potrà mai dimostrare che con Jobs vivo e vegeto le cose non sarebbero andate nella medesima maniera (quale poi? Nemmeno questo è ancora dato sapere). Del resto il talento è bizzarro, viene, va, resta un decennio e poi scompare per sempre, oppure presidia tutta la vita, in certi casi ti sorprende a ottant’anni quando ormai non lo aspettavi più, nella maggioranza dei casi, forse, per motivi di scapestrata autostima, investe l’età giovanile e poi si dirige altrove.

Per questo le speculazioni sulla Apple senza Jobs o con Jobs sono discussioni oziose nelle quali ognuno di noi esprime il proprio punto di vista, magari elegantemente argomentato ma destinato, per forza di cose, a rimanere tale. Le relazioni causa-effetto sono faccende spinose, meglio maneggiarle con cura, tanto che forse la cosa più saggia oggi sarebbe quella di non tentarle nemmeno.

Diverso è il discorso sui prodotti che Apple ha concretamente presentato negli ultimi due anni: aggiornamenti, riedizioni, rivisitazioni più o meno riuscite di fenomenali prodotti precedenti. Su questa melina tecnologica si basano molte delle perplessità che circolano da tempo fra gli addetti ai lavori. Come si fa con i fidanzati che ci hanno deluso, in molti vedono nell’evento del mese prossimo l’ultima occasione utile per riallacciare una relazione di amorosi sensi che oggi sembra piuttosto raffreddata.

Scrivevo, scherzando, qualche settimana fa su Twitter che dopo iPad è arrivato iPad retina, poi iPad Mini, poi è atteso nei prossimi giorni l’iPad Mini retina. E poi chissà, magari Apple presenterà l’iPad Maxi e via di questo passo. Il gioco è in ogni caso troppo grande (nel frattempo le azioni Apple hanno placidamente superato i 500 dollari) per essere ridotto ad una battuta scherzosa; nonostante questo l’iPhone Gold e l’iPhone Champagne, anche se ancora non esistono, sono due temi perfetti per stimolare le ironie sulla perduta alterità di una azienda in bianco e nero (dimenticando gli sgargianti e plasticosi viola e verdi dei primi incredibili iMac trasparenti della fine degli anni 90) gestita con polso fermo da un signore che abitava una casa quasi senza mobili per arginare una insoddisfazione estetica che certamente aveva qualche legame con la bellezza e qualcun altro con la psichiatria.

Massimo Mantellini
Manteblog

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