Contrappunti/ No, non è la BBC...

di Massimo Mantellini. Internet è una sfera trasparente che costringe l'informazione a scendere a patti con la realtà, anche quando si parla di movimenti oculari che sostituiscono il mouse o del cellulare in un dente
di Massimo Mantellini. Internet è una sfera trasparente che costringe l'informazione a scendere a patti con la realtà, anche quando si parla di movimenti oculari che sostituiscono il mouse o del cellulare in un dente


Roma – Esiste una idea, non so quanto diffusa ma alla quale credo, secondo cui il mondo in rete, quello la cui geografia è rappresentata da un fitto groviglio di linee fra computer di tutto il mondo, sia un mondo più trasparente. Immagino si tratti di un concetto discutibile ma nonostante ciò sono fra quanti continuano a pensare che più informazione (in senso assoluto e anche senza controlli di qualità) sia meglio di miglior informazione , specie se il discrimine fra buona e cattiva informazione, fra grande scoperta e fake è quello solito delle fonti che ogni giorno consultiamo.

A supportare questa ipotetica prevalenza vorrei citare due notizie innocue, entrambe provenienti per una casualità dall’Inghilterra, che abbiamo un po’ tutti letto nelle ultime settimane. Si tratta ovviamente di notizie tecnologiche, diffuse da fonti autorevoli quali la BBC, l’agenzia Reuters etc. e per tali ragioni rimbalzate sulla stampa di tutto il mondo. Si tratta inoltre – da un certo punto di vista – di due autentiche stupidaggini.

La prima di queste è quella relativa allo studio del Prof. Guang Zhong Yang dell’Imperial College di Londra, il quale da tempo dedica parte dei suoi sforzi alle correlazioni fra movimenti oculari e computer. Come ci fa notare Franco Carlini su L’Espresso di questa settimana, si tratta di studi per nulla nuovi e comunque assolutamente distanti da ogni possibile prossima applicazione pratica: eppure i giornali di tutto il mondo, complice una intervista galeotta della BBC hanno immediatamente sprecato fiumi di parole per descrivere un futuro prossimo nel quale il click del nostro occhio renderà inutile l’utilizzo del mouse o di qualsiasi altro device.

La seconda è la fantastica news della prossima disponibilità del cosiddetto telefono dentale o denti-telefono come qualche amante dei neologismi lo ha subito definito. L’idea è talmente affascinante che ne hanno scritto davvero tutti e forse qualcuno fra i lettori, sull’onda dell’entusiasmo avrà interpellato il proprio dentista per chiedere se durante la prossima detartrasi non fosse magari stato possibile farsi montare un simile aggeggino in un molare. Le informazioni disponibili negli articoli divulgativi sul denti-telefono facevano pensare ad una sua prossima imminente messa in opera e con molta concretezza si fantasticava un po’ ovunque di trasmissione ossea dell’impulso sonoro, di microchip appositi etc.etc.

Tuttavia la rete Internet e il mondo con lei sono oggi una grande sfera trasparente, almeno per certi piccoli fatti come questo, ed ognuno di noi ha potuto, avendo 5 minuti di tempo, rendersi conto personalmente di come tale nuova pagina dell’evoluzione tecnologica legata alla implantologia telefonica, sia invece tutt’altro: la assai teorica e per nulla concreta pensata di due studenti del Royal College of Art i quali, alle prese con una tesi che potesse stupire, si sono inventati il design del telefono dentale.

Design e un pizzico di antropologia quindi, ma nulla di concreto come fra le righe anche la BBC – a differenza di quasi tutti gli altri media – è stata costretta a scrivere . E che di pura teoria si tratti lo testimonia il fatto che i due, balzati all’onore delle cronache planetarie, sono immediatamente stati assunti dalla sezione irlandese del Media Lab del MIT, istituzione statunitense ben nota per aver studiato per anni le decine di applicazioni possibili dei cosiddetti “computer indossabili” senza averne mai concretizzata alcuna.

Non sarebbe troppo difficile partorire idee simili: che ne dite della telecamera oculare o del polpastrello scanner, tanto per citare le prime due idee innovative tecnologiche che mi vengono in mente? Si tratta di invenzioni di analoga intelligenza e praticabilità rispetto a quelle appena citate con l’unica non trascurabile differenza della autorevolezza della fonte che le divulga. Oggi, in un mondo reso un po’ più trasparente dalle reti di PC, che lo dica la BBC o Mantellini o chiunque altro – con le dovute proporzioni – cambia molto meno che un tempo. Ed è una buona ragione, almeno per me, per amare Internet.

Massimo Mantellini
Manteblog

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21 07 2002
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