Contrappunti/ Ultima fermata: Indymedia

di Massimo Mantellini - Il diluvio: si oscurano siti, si grida allo scandalo, si tira in ballo George Bush e nuove censure globali. Ma il problema è sempre quello: Internet rimane per troppi ancora un mistero
di Massimo Mantellini - Il diluvio: si oscurano siti, si grida allo scandalo, si tira in ballo George Bush e nuove censure globali. Ma il problema è sempre quello: Internet rimane per troppi ancora un mistero


Roma – C’è un primo dato da segnalare sulla faccenda della chiusura imposta dall’FBI americana a molte filiali, compresa quella italiana, del network informativo Indymedia. Questo dato è la grande evidenza che un simile evento ha avuto sulla stampa generalista. E’ necessario ricordare che esperienze di comunicazione come Indymedia hanno da sempre riscosso poca e cattiva pubblicità sui media nostrani: questo per due (o magari tre) ragioni di facile comprensione. Perchè – come amano dire i mediattivisti – si tratta di esperienze “antagoniste” (e come tali lontane dalla sensibilità politica del cittadino medio) e perchè sono realtà nate e cresciute in larghissima parte in ambito informatico. Un posto fino a qualche tempo fa non esattamente frequentatissimo. Volendone dire una terza, si potrebbe sospettare che un’altra delle ragioni della scarsa attenzione che un network mondiale come quello di Indymedia ha ricevuto dai media italiani è che esso stesso si pone come concreta alternativa informativa al giornalismo tradizionale. Un concorrente, insomma.

Detto questo, ed osservata con meraviglia la novità dei grandi quotidiani che dedicano intere pagine al sequestro degli hard disk del più significativo esperimento mondiale di giornalismo di base, occorre indossare gli stivali di piombo per districarsi nella ridda di voci e comunicati, indiscrezioni e dichiarazioni che in questi giorni sono circolate in rete al riguardo. Se ne dà conto del resto, estesamente, in un altro articolo di PI di oggi. Gli stessi stivaloni potranno essere molto utili per separare le capre dai cavoli e riuscire così a dire qualcosa che mi interessa a proposito di “libertà” lasciando stare qualcosa d’altro che oggi mi interessa meno a proposito di “opinione politica”.

Questo perchè credo sia sfavorevole per tutti discutere di simili sequestri dicendo, come hanno fatto in molti in questi giorni, che lo ha voluto George Bush e che simili vessazioni sono ovvia e diretta estensione dell’imperialismo americano sul pianeta.

E allora il punto centrale della odiosa chiusura alla cieca di 21 siti web informativi di altrettanti paesi del globo (uno sparo nel buio incomprensibile se davvero c’era un singolo reato da perseguire) è quello della difficoltà, che non è solo dei governi imperialisti, che non è solo dei politici spaventati dall’opposizione, che non è solo dei giudici impegnati ad applicare legislazioni locali in ambiti transnazionali, della difficoltà, dicevo, di comprendere di quanto si sia ampliata la nostra libertà di comunicare in relazione allo sviluppo della rete Internet. Lo avremo detto mille volte ma come in un gioco dell’oca impazzito torniamo sempre sugli stessi passi.

Io sono personalmente offeso dalla chiusura di Indymedia non perchè mi piaccia particolarmente Indymedia ma perchè mi piace che Indymedia possa continuare a dire liberamente ciò che i suoi attivisti dicono. Mi piace perfino – e potrebbe sembrare un paradosso – che nei suoi forum ogni giorno ci siano imbecilli che esagerano e che talvolta (spesso, per la verità) diffamano e minacciano. Anche se magari, quando si supera il limite, mi piacerebbe anche ci fosse qualche tutela che consenta ai diffamati e ai minacciati di portarli eventualmente di fronte ad un giudice. E da Indymedia mi piace, in definitiva, poter continuare ad essere informato. Questo semplicemente perchè credo che più libertà di espressione sia il passo che viene subito prima di miglior libertà di espressione. Che – catalanamente parlando – più punti di vista siano meglio di meno punti di vista. E che con essi l’abitudine al confronto, la comprensione delle posizioni altrui e tutte quelle belle cose che hanno a che fare con la democrazia delle idee possano piano piano germogliare.

Se esiste un insegnamento morale che Internet ha portato con sè dalla sua nascita ad oggi è proprio quello di una vigorosa propensione ed apertura ai contributi di tutti. Anche a quelli che a noi paiono incredibili od impresentabili. Per molte persone questa è ancora oggi una idea difficile da accettare. Quanto il Federal Bureau of Investigation spegne siti di controinformazione in una ventina di paesi per inseguire le foto di due agenti svizzeri in borghese o per dar conto di non si sa bene quali denunce provenienti dall’Italia (sempre che sia davvero così) non compie solo un atto becero e controproducente, ma solleva una spada che invece che di scintillante ed affilato metallo risulta essere di un cartoncino ormai scolorito, marcio ed ammuffito. L’unica arma oggi possibile per contrastare una controinformazione non scevra da eccessi e falsità, può essere solo quella di opporle una migliore e più chiara informazione, su Internet ma anche altrove. In una specie di circolo virtuoso che oggi è fortemente sospinto dalla tecnologia. Non abbiamo altre concrete alternative: oggi lo sviluppo di Internet ridisegna equilibri e linee di forza di questioni maledettamente importanti, come il controllo mediatico dell’opinione pubblica. Da questo punto di vista, salvo imprevisti dell’ultimora, il mondo che ci attende domani sarà certamente migliore di quello che abbiamo abitato fino a ieri. Con buona pace sia degli imbecilli che dei censori.

Massimo Mantellini
Manteblog

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