Contrappunti/ Un fallimento miserabile

di Massimo Mantellini - Qualcosa ha spinto i curatori del sito del Governo a tagliarlo fuori dalle ricerche di Google. Una reazione che non si spiega facilmente, nemmeno tirando in ballo lo scherzetto noto come Miserabile Fallimento
di Massimo Mantellini - Qualcosa ha spinto i curatori del sito del Governo a tagliarlo fuori dalle ricerche di Google. Una reazione che non si spiega facilmente, nemmeno tirando in ballo lo scherzetto noto come Miserabile Fallimento


Roma – Come saprà certamente chi legge alcuni blog italiani o certa stampa di sinistra tipo LaRepubblica, qualche settimana fa il sito web del Governo italiano è stato fatto oggetto di un piccolo “bombardamento di link”. Molti siti web della rete italiana hanno associato sulle loro pagine la frase miserabile fallimento alla biografia del Presidente del Consiglio facendo sì che tale collegamento risalisse rapidamente il ranking di Google fino alla prima posizione. In quei giorni chiunque avesse impostato su Google una ricerca con la keyword “miserabile fallimento” si vedeva restituire come collegamento principe la biografia di Silvio Berlusconi.

A scanso di equivoci dirò che si tratta di un giochetto innocente che sfrutta una tendenza del pagerank a sopravvalutare alcuni siti internet (i weblog per esempio ) rispetto al resto delle pagine web che indicizza. Un giochetto oltretutto per nulla nuovo visto che si è trattato della riproposizione in chiave italiana di un analogo google bombing che qualche mese fa ha visto protagonisti in USA, fra le altre, la frase “miserable failure” e la biografia di George Bush.

Ecco: in questo sta la differenza di cui vorrei parlare oggi, una differenza di approccio piccola ma molto significativa che se ne sta quieta dietro ad una domanda. Ci si può concedere il lusso di non essere su Google? Possiamo permettere che le nostre pagine web, qualsiasi esse siano, non siano raggiungibili digitando una keyword nella form del principale motore di ricerca del web?

Mi pongo queste domande perchè, dopo poche settimane dal miserabile fallimento, nel codice sorgente della pagina del governo in questione, quella della biografia di Silvio Berlusconi, è apparsa una riga magica, questa:

<meta name= “googlebot” content=”noindex, nofollow” />

Per i digiuni di html dirò che tale istruzione noindex semplicemente impedisce al bot di Google di indicizzare la pagina in esame. Chi è più esperto di me vi dirà poi che il successivo nofollow è un errore del webmaster del sito del governo, ma questo è un altro discorso che davvero oggi non ci interessa.

Che è successo insomma? Qualcuno (chiunque, dal Premier in giù fino all’ultimo sistemista di governo.it) ha deciso di oscurare la biografia in italiano di Silvio Berlusconi agli occhi di Google. Affinchè tale pagina non fosse associata a “miserabile fallimento” si è deciso sostanzialmente di rimuoverla dal maggiore motore di ricerca del mondo.

Io ho idea, come dicevo, che si tratti di una scelta significativa. Non semplicemente avventata, non solo sbagliata. Significativa. Il governo italiano (nella persona di non si sa chi) pur di non vedersi vittima di un innocuo scherzetto ha scelto di oscurare la biografia del suo Presidente del Consiglio dal più importante ed utilizzato search engine del mondo. Se fate una prova vi accorgerete che è così e l’unica biografia ufficiale che Google comprende attualmente è quella in lingua inglese.

Governo.it insomma pensa che il mancato reperimento su Google delle note biografiche del Premier sia un danno accettabile. Un prezzo spendibile per far cessare gli articoli di stampa che sottolineavano il google bombing di miserabile fallimento. In maniera assai differente la pensano in USA dove il miserable failure è tuttora attivo . Nessuno da quelle parti è così pazzo da pensare che rimuovere da google il link alla biografia di George Bush sia una buona idea. Troppo importante è ormai la rete internet. Troppo importante Google per una contromisura del genere.

E allora, volendo escludere l’ipotesi che la nota vanità del Premier ne abbia così violentemente e irragionevolmente influenzato le scelte, dobbiamo dedurre che la rete Internet in Italia non è ancora, nonostante i suoi venti milioni di utilizzatori, così importante da diventare mainstream. Che esiste un provincialismo di fondo anche da parte di chi gestisce siti web istituzionali che fa sì che si pensi in piccolo e si consideri un marginale contrattempo quello di scrivere pagine web che Google non potrà vedere.

I più sciocchi in questi giorni hanno utilizzato il google bombing di miserabile fallimento come un piccolo e ben misero grimaldello politico. Altri ne hanno approfittato per analizzare per l’ennesima volta le grandi pecche di Google. Ma nessuno ha eguagliato il signore che dentro il codice di una pagina del governo italiano ha digitato googlebot” content=”noindex . Più che un delitto di superbia, un errore di gioventù.

Massimo Mantellini
Manteblog

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