Copyright, Washington non abdica alla RIAA

I procuratori generali non hanno tempo da perdere con l'industria dei contenuti. E affondano una proposta di legge che li voleva trasformare nei tutori del diritto d'autore

Roma – Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non ci sta: non intende diventare il braccio legale dell’industria dei contenuti, non intende piegarsi ad impersonare il ruolo che vuole affibbiargli una legge che sta macinando l’iter parlamentare. E i legislatori sono costretti alla retromarcia.

Il bill, Enforcement of Intellectual Property Rights Act ( EIPRA ), è frutto dell’impegno antipirateria del Senatore Leahy . I tratti salienti della proposta? Moltiplicare l’entità dei rimborsi per le violazioni della proprietà intellettuale; creare un organo di coordinamento alle dirette dipendenze del Presidente che orchestri e armonizzi le strategie delle istituzioni impegnate nella lotta alla pirateria; incaricare i procuratori generali di intentare cause civili nei confronti di coloro che incorressero nelle violazioni. Cause più agili da gestire per l’accusa, e con le quali chiedere risarcimenti che finirebbero dritti dritti nelle tasche dell’industria dei contenuti .

L’EIPRA, che condivide molti aspetti con il controverso PIRATE Act e con il PRO IP Act , si configura altresì come la riproposizione dell’ Intellectual Property Enforcement Act , caldeggiato dallo stesso senatore Leahy e mai diventato legge, un proposta che in molti avevano additato come una diretta emanazione dell’industria dei contenuti. L’EIPRA sembra però avere la strada spianata: è stato approvato senza sostanziali modifiche ad un primo scrutinio di una commissione parlamentare e ora si avvia verso la revisione da parte del Senato.

Le polemiche nei mesi scorsi avevano furoreggiato: un manipolo di associazioni a tutela dei diritti del cittadino si erano scagliate contro la superflua e pericolosa sovrapposizione fra i sistemi di tutela della proprietà intellettuale attivabili dall’industria dei contenuti e, nel contempo, dalla autorità statali. Una duplicazione di ruoli che sembrava tradire l’intenzione dell’industria di delegare ai procuratori l’onere di far valere i suoi diritti, trascinando in tribunale utenti colti in fallo per racimolare risarcimenti.

Non sono state sufficienti le denunce delle organizzazioni a tutela del netizen e del cittadino: è così che il Dipartimento di Giustizia ha comunicato la propria opinione e ha precisato che i regolamenti di conti dell’industria del copyright spettano all’industria del copyright . Certo, spiegano dal Dipartimento di Giustizia nella lettera indirizzata al senatore Leahy, “è apprezzabile l’intento di migliorare gli strumenti disponibili per tutelare la proprietà intellettuale”, ma monta “la preoccupazione per il fatto che la proposta metta a rischio gli attuali sistemi di tutela diminuendo il ricorso al penale e creando dell’inutile burocrazia”.

Il Dipartimento di Giustizia non tollera che il compito di accusare i cittadini che violino la proprietà intellettuale spetti al procuratore generale, l’unica autorità che, gestendo e centellinando le proprie limitate risorse, si occupa delle cause penali. Se la scelta di aprire la strada alle cause civili non fosse motivata dalle facilitazioni offerte all’accusa ma avesse realmente l’intento di allentare la morsa nei confronti dei cittadini accusati e di alleviare l’impegno del sistema giudiziario, non è chiaro il motivo per cui si debba scomodare un procuratore generale. “Intentare una causa civile – spiegano dal Dipartimento di Giustizia – è sempre stata una prerogativa e una responsabilità dei detentori dei diritti e la legge degli Stati Uniti consegna loro gli strumenti legali per farlo”. Affidare questo compito ai procuratori, stipendiati con i soldi dei contribuenti , significherebbe trasformarli in “legali pro bono che operassero a favore dei detentori dei diritti” per collezionare risarcimenti.

In molti hanno accolto con favore la reazione risoluta del Dipartimento di Giustizia. Anche il Senato si è sentito in dovere di tornare sui propri passi: su proposta del senatore Ron Wyden la commissione che aveva dato il via libera alla proposta di legge ha sferruzzato con gli articoli e i commi e ha prodotto una nuova versione del bill che non concede all’industria di combattere la pirateria impegnando i procuratori nel lavoro sporco delle cause civili. “Con oltre 30mila denunce depositate da una sola entità nei confronti dei cittadini è chiaro che l’industria sia più che capace di far valere i suoi diritti nelle cause civili anche senza il supporto dei contribuenti e degli indaffarati procuratori – ha ironizzato il senatore Wyden – Continuerò a fare pressione sull’industria dei contenuti affinché cerchi dei modelli distributivi che facciano leva e consentano di trarre profitto dalla nuove tecnologie che hanno rivoluzionato il modo in cui gli americani comunicano, imparano e condividono informazione”.

Gaia Bottà

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  • gio.karma scrive:
    Un altro tassello per grande fratello
    Con le solite scuse del terrorismo, grazie alle quali hanno potuto votare le leggi più liberticide che mai si siano viste in occidente, si continua ad aggiungere tasselli alla costruzione di quel grande fratello governativo che sarà in grado di controllare la nostra vita in ogni più piccolo particolare.Saremo così schiavi di chi controlla le leve del potere, ma al sicuro da ogni minaccia "terrorista"
  • attonito scrive:
    pedofilia & terorismo....
    .... coperchi perfetti per tutte le pentole!Tracciare le connessioni? Si, per combattere la pedofilia.Tracciare chi usa gli internet cafe? Si, per combattere il terrorismo.E ale, avanti cosi'!
  • Australiano scrive:
    Primo: non rubare
    Attacchiamo gli americani anche perchè vogliono impedire che si venda online la merce rubata?Che cattivoni.Pansateci la prossima volta che trovate su ebay un navigatore satellitare identico a quello che vi hanno fregato dalla macchina la settimana prima, senza scontrino "perchè l'ho perso".
    • Ricky scrive:
      Re: Primo: non rubare
      Ok, allora facciamo che negli Autogrill e' vietato vendere MATTONI... mettiamo che in TV non devi vendere VACCATE con pubblicita' spesso MENDACI.Infiliamoli tutti in carcere...Dovrebbero perseguire questi ESSERI con simili proposte,altro che storie.Se questi se ne escono con deliri del genere o sono scemi o sono PAGATI, se li controlli magari queste cose escono fuori.Ebay non permette solo di vendere e comperare ma fa un servizio sociale.Avevo un sacco di vecchiumi o cose guaste che sarebbero finite nella discarica a ingrassare il PERCOLATO e invece le ho vendute!Ho tolto roba dalla discarica, non ho inquinato, ho fatto dei soldi e mi sono liberato casa.E secondo te, milioni di persone che fanno la stessa cosa devono pagare per pochi malavitosi che fanno ALTRO?E perche' ci devono sempre finire di mezzo gli onesti!?Per me va' anche bene che ci siano controlli e che questi siano risolutivi per catturare chi delingue ma ci devono essere dei SERI controlli, non puo' essere che qualcuno, vantando diritti sanciti dai vari ACT,possa fare quello che gli pare.
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: Primo: non rubare
      contenuto non disponibile
  • Funz scrive:
    Questi signori
    sono mai entrati in una banca?Se Internet deve essere controllato in quanto sentina di tutti i mali del mondo, cosa dovremmo fare con le banche?Suggerimento: 1 Kiloton per ciascuna sede e filiale, così siamo sicuri che il male venga estirpato radicalmente!
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