CopyriotCafé, la rete come alternativa

Nel mirino delle forze dell'ordine, decine di studenti e hacker di Padova combattono una battaglia dentro e fuori dalla rete contro le proprietà intellettuali. E a colpi di wireless garantiscono la rete ad un intero quartiere
Nel mirino delle forze dell'ordine, decine di studenti e hacker di Padova combattono una battaglia dentro e fuori dalla rete contro le proprietà intellettuali. E a colpi di wireless garantiscono la rete ad un intero quartiere


Padova – “Il software libero e l’abbattimento del copyright allargherebbero gli spazi di democrazia nel mondo; la condivisione fra le persone sarebbe maggiore e così i diritti di ognuno. Noi lo dimostriamo pubblicamente”. A Padova in via Marzolo 15, in due piccoli locali comunali abbandonati e occupati abusivamente, un gruppo di ragazzi universitari parla di politica, del futuro, delle “nuove schiavitù” e delle oligarchie dei “proprietari”. In quei locali vengono servite bevande, ma soprattutto si può navigare in Internet e copiare “liberamente” cd e film.

Nel mondo governato dalla logica dell'”esportazione della democrazia” loro la cercano, la inseguono e vogliono accrescerla. A modo loro. Questo, e molto altro, è il Copyriot Café .

Un fenomeno conosciuto (ed anche malvisto, avversato e mistificato) a Padova ma che ha portato nel quartiere popolare del Portello fermenti legati alle nuove tecnologie. Solo per fare un esempio, questi “hacker alla luce del sole”, grazie ad una grossa antenna (naturalmente abusiva), hanno regalato al quartiere accesso ad Internet libero e gratuito tramite il wireless. E’ poi possibile scaricare centinaia di file nel loro “baretto” virtuale anche in maniera un po’ plateale e sicuramente tanto provocatoria. Basta collegarsi al sito ed il gioco è fatto.

Si dica subito che violazioni, abusi, sabotaggi, sono all’ordine del giorno ma secondo gli appartenenti al movimento “questi sono gli unici metodi che abbiamo per contrastare un sistema che va contro il comune sentire”.

Tra le iniziative inscenate dai disobbedienti di Copyriot quella della “Cultura gratis per tutti”: e così all’Università di Padova, prima della lezione di quel professore che firmava all’esame ogni singola copia del suo libro per evitare duplicazioni abusive, sono entrati in aula a distribuire copie digitali ed integrali del libro.

“Questo cd che distribuiamo a voi studenti universitari – ha spiegato agli studenti increduli il portavoce dei manifestanti, Nicola Grigion – è un dono di San Precario. Nel tempo in cui codici e informazioni, linguaggi ed innovazione sono centrali nel modo di produrre, i nostri atenei sono imbrigliati dai dispositivi del mercato e della gestione aziendale. Corporation e grandi gruppi industriali – sostiene – traggono da brevetti e proprietà intellettuale enormi ricchezze, mentre le nostre vite, quelle di studenti, ricercatori, dottorandi e personale tecnico amministrativo, quelle di migliaia di precari che reggono il business della produzione intellettuale, sono confinati all’invisibilità. I pirati devoti a San Precario libereranno altri testi universitari”.

Non sono mancati nel recentissimo passato anche scontri con le forze dell’ordine. Le loro battaglie riguardano la casa, il lavoro, la cultura, il bene comune, lo sviluppo. Questioni delicate che tuttavia generano una lotta che spesso supera la legalità e corteggia l’utopia, idee oggi “rivoluzionarie ed eretiche” che il portavoce di CopyriotCafè, Nicola Grigion, prova a spiegare ai lettori di Punto Informatico.


Punto Informatico: Come nasce CopyriotCafè?
Nicola Grigion: Siamo nati lo scorso ottobre quando abbiamo occupato due locali di proprietà del Comune, ma abbandonati, in via Marzolo 15. Li abbiamo ristrutturati e ricavato una sala studio ed un piccolo bar: “uno spazio per condividere”.

PI: E avete realizzato una infrastruttura informatica..
NG: La nostra è una rete informatica costruita da studenti di ingegneria informatica, attraverso l’autoformazione, una radio satellitare ed in streaming ed un sito europeo di comunicazione.
Il nucleo fisso è composto da una trentina di persone ma il nostro bar e le assemblee sono affollate. Da noi è possibile navigare e piratare: una pratica amata da moltissimi.

PI: Navigare e piratare… E questo un messaggio che volete lanciare?
NG: Affermare pretese, conquistare il diritto a condividere software libero, favorire la circolazione delle idee e dell’ingegno e fare in modo che tutti i prodotti possano essere utilizzati dall’intera società.
Perché questa libertà contribuirà ad una maggiore crescita sociale.

PI: Vi definite “precari”? cosa intendete?
NG: Non ci riferiamo solo ad una questione contrattuale, ovviamente. Sono precari gli studenti perché il loro futuro è tutt’altro che solido, i lavoratori fissi perché spesso alcuni diritti vengono loro sottratti. A guardare bene sono moltissimi i precari. E questa precarietà genera frammentazione, disagio, frizioni che nuocciono a tutti.

PI: E la risposta qual è? Cosa fate?
NG: Diamo spazio pubblico alle pratiche diffuse di pirateria e alla condivisione. Facciamo in modo che le persone esercitino una libertà che gli viene negata dalla legge. La pirateria esiste, è un sentimento troppo diffuso per sradicarlo con la repressione.

PI: Un sentimento?
NG: Visto che esiste noi chiediamo che se ne parli, si dialoghi seriamente, che le nostre teorie ci vengano confutate con argomenti solidi e validi per tutti. Altrimenti non potremo che sabotare, boicottare, combattere contro abusi, ma anche proporre per esempio una ricerca universitaria che non si annichilisca nei brevetti.

PI: E’ una battaglia difficile, pensate di vincerla? Un dialogo è possibile?
NG: C’è sempre spazio per dialogare. Noi piratiamo nel senso che “depropriamo” saperi.. l’oligarchia dei proprietari se ne appropria e noi li sottraiamo ad essi. Siamo anche kamikaze, perché per abbattere un nemico così potente bisogna anche usare metodi duri.

PI: E le forze dell’ordine? Non stanno a guardare…
NG: Ci conoscono, sanno bene quello che facciamo, ci sequestrano hard disk, ma se è semplice arrestare corpi non altrettanto facile è arrestare menti. Continueremo a piratare per le idee fino a quando avremo disponibilità finanziarie.. che derivano dal nostro bar..

PI: Grazie a voi un intero quartiere naviga gratis…
NG: Diamo connessione wireless a tutto il quartiere Portello solo grazie ad una antenna. Un sistema che favorisce l’accesso libero alla rete… immaginate una catena di antenne simili: sarebbe la fine dello sfruttamento dei gestori e l’inizio della vera democrazia culturale.

PI: Quale sarà secondo voi il futuro della rete?
NG: Proseguirà il tentativo di restringere la condivisione dei prodotti delle idee ma crescerà anche l’irrefrenabile spinta democratica verso la libera acquisizione, spinta che nessuno può controllare. Però per proseguire questa lotta bisogna attivarsi… le Major non riusciranno mai a conquistare le menti.

a cura di Alessandro Biancardi

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05 05 2005
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