Crowdsource, tutti al servizio di Google

Google lancia un'applicazione Android che invita gli utenti a svolgere piccoli compiti volti a migliorare i prodotti di Google. Senza alcun incentivo, a costo zero
Google lancia un'applicazione Android che invita gli utenti a svolgere piccoli compiti volti a migliorare i prodotti di Google. Senza alcun incentivo, a costo zero

Google chiede agli utenti di collaborare al miglioramento dei propri prodotti: lo fa con un’ app chiamata Crowdsource che si propone di reclutare utenti disposti a svolgere piccole attività e piccoli compiti volti a correggere difetti e inesattezze nei prodotti Google . I task richiedono dai 5 ai 10 secondi per essere svolti e contemplano ad esempio la correzione di posizionamenti errati nella mappe geografiche, miglioramento dell’accuratezza delle traduzioni ecc.

crowdsource

Il particolare più curioso è che Google non prevede alcun tipo di ricompensa per questo impegno. E in molti sollevano dubbi circa l’effettiva partecipazione della community online, abituata quanto meno a piccoli incentivi. Sono numerose le piattaforme online dedicate ai lavori collaborativi come Mechanical Turk di Amazon caratterizzate da reclutamenti e micro pagamenti rapidi. La stessa Google prevede di ripagare in crediti spendibili su Google Play quanti rispondano a sondaggi attraverso l’app Google Opinion Rewards .

I micro-task su Crowdsource vanno dalla trascrizione di immagini , al riconoscimento della scrittura a mano , alla validazione di traduzioni testuali e su mappa e in futuro potrebbero esserne inserite altre. Una volta impostata la propria lingua di riferimento si può accedere ad un semplice menù che raccoglie i compiti da svolgere. Per portarli a termine nella maggior parte dei casi è sufficiente rispondere con un sì o un no oppure mettere delle spunte. In altri casi è previsto di scrivere del testo (parole o brevi frasi) con l’ausilio della tastiera.

Oltre che con strumenti creati appositamente (ad esempio il riconoscitore di immagini image labeler ) sono anni che Google “sfrutta” gli utenti per perfezionare i risultati delle proprie ricerche, le traduzioni le mappe e via dicendo, con risultati altalenanti . Quando viene effettuata una ricerca su Maps viene proposta ad esempio la possibilità di inserire un luogo mancante o segnalare la chiusura di un’attività o l’errata posizione. Se si effettua una traduzione con  Translator, Google chiede se siamo interessati a prender parte ad una community dedicata alle traduzioni. Piccoli accorgimenti volti tutti verso la stessa direzione: supportare gli algoritmi con il preziosissimo aiuto umano. Una schiera di “volontari” che tassello dopo tassello affinano i servizi di Google, a costo zero.

Mirko Zago

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30 08 2016
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