Cuba non esclude un futuro connesso

La dorsale che collegherà l'isola al Venezuela sarà attiva nel 2010. Le autorità assicurano che se anche allora la banda verrà razionata sarà per motivi tecnici o economici
La dorsale che collegherà l'isola al Venezuela sarà attiva nel 2010. Le autorità assicurano che se anche allora la banda verrà razionata sarà per motivi tecnici o economici

Una dorsale sottomarina che si stenderà tra il Venezuela e Cuba, 1.552 chilometri di fibra che potrebbero aggirare l’embargo imposto dagli States, a cui il governo imputa il digital divide. Le autorità cubane stanno ancora meditando su come gestire la connettività: potrebbe essere condivisa con i singoli cittadini, potrebbe venire razionata a favore della collettività e delle istituzioni.

I primi computer hanno iniziato a punteggiare l’isola: alla legalizzazione del marzo 2008 sono seguite le prime macchine. Non è più necessario sfidare la legge e le restrizioni per rivolgersi al mercato nero e all’importazione clandestina: all’esigua minoranza di cittadini che dispone di denaro da spendere, bastano poco più di 500 euro per accaparrarsene uno.

Ma se i computer sono stati sdoganati, la connettività sull’isola è bene prezioso : sono poco più di 200mila gli abitanti dell’isola che hanno a disposizione una connessione, poco meno di un milione coloro che possono contare su una casella email. La banda viene centellinata dalle autorità, socializzata e controllata o messa a disposizione di cittadini fidati. Il resto della popolazione non può che mimetizzarsi da turista per tentare di approfittare della connessione ad ore degli alberghi in cambio di metà dello stipendio con cui viene retribuito un cittadino cubano, o rivolgersi a Internet café filtrati e monitorati per saggiare la condotta politica dei netizen sulla base delle parole digitate. Lo stato attribuisce la ragione del razionamento all’embargo a cui è sottoposta Cuba: sono gli Stati Uniti a decidere se, quanto e a che prezzo aprire i rubinetti. È così che l’isola, nonostante sia sfiorata dalla dorsale che collega la Florida al Messico non può che fare affidamento sulla sola connettività satellitare , banda venduta a caro prezzo.

L’avvento della dorsale potrebbe segnare uno spartiacque: le opere di posa procedono dal 2006, anno in cui Venezuela e Cuba hanno siglato un patto di collaborazione per avviare i lavori: stesa da Santiago de Cuba a La Guaira, entro il 2010 la dorsale innerverà Cuba di connettività. Le autorità, però, si esprimono con cautela: “Siamo convinti che Internet sia indispensabile per lo sviluppo del paese – ha dichiarato Boris Moreno Cordovés, viceministro per l’Informatica e le Comunicazioni – e riteniamo che la politica più responsabile sia quella di privilegiare l’accesso collettivo, strategia che Cuba ha perseguito e continuerà a incoraggiare”.

Il viceministro ha spiegato che la connettività sarà destinata in primo luogo a migliorare la comunicazione fra le forze dell’ordine e fra gli ospedali, fra i centri culturali, le università e altre agenzie educative. La banda verrà inoltre messa a disposizione di “centri nevralgici per l’economia”. I cittadini non sembrano essere direttamente coinvolti , se non attraverso la mediazione delle istituzioni. Ma il viceministro è possibilista: “Nonostante ciò, nella misura in cui le contingenze tecniche e economiche lo consentano, si vuole coinvolgere un numero di cittadini sempre maggiore”. Moreno non si sbilancia: “Non è una decisione che intendiamo prendere ora”.

Se “non esistono motivi di avversione o di preoccupazione nei confronti dell’estensione del servizio”, Moreno ricorda che l’avvento della dorsale migliorerà la stabilità e l’affidabilità delle TLC ma “non andrà necessariamente a ridurre i costi”. “La fibra ottica – avverte – non è la soluzione magica che risolverà tutti i problemi”. A Moreno fa eco il ministro delle comunicazioni Ramiro Valdes: “Gli ostacoli sono di natura tecnologica ed economica”, non di natura “concettuale”.

Le uniche limitazioni, ha spiegato il viceministro, saranno “quelle che vengono imposte in tutti i paesi del mondo”: nell’isola “non si permetterà l’accesso a siti che incoraggiano il terrorismo e la xenofobia, la pedopornografia e naturalmente la sovversione dell’ordine precostituito”. I cittadini cubani della rete si interrogano e si dividono sulle parole sibilline del viceministro: c’è chi diffida, c’è chi confida nella partecipazione ad una società civile connessa.

Gaia Bottà

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11 02 2009
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