Cybercensura, i nuovi nemici della Rete

RSF aggiorna la lista dei paesi che non sopportano certe proliferazioni del dissenso online. Entrano Bielorussia e Bahrein. Sotto osservazione Francia e Australia, per la tutela del copyright. Nessuna menzione per SOPA e Stati Uniti
RSF aggiorna la lista dei paesi che non sopportano certe proliferazioni del dissenso online. Entrano Bielorussia e Bahrein. Sotto osservazione Francia e Australia, per la tutela del copyright. Nessuna menzione per SOPA e Stati Uniti

Un anno fa, il forte vento di protesta della cosiddetta Primavera Araba. Blog, social network e piattaforme di live streaming prendevano in mano il megafono per diffondere nel mondo l’urlo del dissenso. I cittadini connessi contro il potere censorio delle autorità, la solita vecchia storia del bavaglio per far tacere i media più pericolosi.

12 marzo 2012, la nuova giornata mondiale contro la cybercensura . Gli attivisti di Reporters Sans Frontières (RSF) hanno pubblicato l’elenco aggiornato dei nemici della Rete, quei paesi che mal sopportano il passaparola di Internet per alimentare il dibattito pubblico tra i netizen.

Il Bahrein è una delle new entry nella classifica dei nemici di Internet , dopo aver bloccato tutti gli accessi alla piattaforma di streaming Bambuser . Ovvero il sito oscurato anche in Siria per aver permesso la diffusione delle immagini live nella tragica battaglia di Homs.

Altra novità , l’inclusione del governo bielorusso guidato da Alexander Lukashenko. Nel luglio 2011, la chiusura di Facebook, Twitter e del principale social network russo Vkontakte , decisa nel tentativo di sedare le proteste antigovernative. La Bielorussia si è dunque unita ai paesi del mondo che da anni non mancano all’appuntamento di RSF.

Dalla Cina all’Iran, dal Vietnam alla Corea del Nord . Proprio il governo nordcoreano è finito nella bufera per il presunto blocco dei telefoni cellulari in seguito alla morte del leader Kim Jong-il .

Aggiornata anche la lista dei paesi “sotto osservazione”. Escono Libia e Venezuela, con la conseguente inclusione di Kazakistan e India . Il grande paese asiatico ha puntato il dito contro Facebook, Google e Yahoo! per la proliferazione di contenuti “osceni”, contrari ai credo religiosi dell’Islam piuttosto che dell’Induismo o del Cattolicesimo.

Nessuna menzione per gli Stati Uniti – osservati invece i governi di Francia e Australia per le misure adottate per proteggere il diritto d’autore come quella prevista dalla Dottrina Sarkozy – nonostante RSF citi la crescente repressione nel nome del copyright. Le recenti polemiche sul disegno di legge Stop Online Piracy Act (SOPA) avrebbero fatto pensare ad una tiratina d’orecchie al governo di Washington.

Mauro Vecchio

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12 03 2012
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