Cyberwar, Cina con le mani nel sacco?

Una apparentemente innocua trasmissione di propaganda mette in mostra più del dovuto. Dando ragione a chi accusa il regime di Pechino di condurre cyber-attacchi contro obiettivi occidentali

Roma – I sospettati cinesi potranno anche dichiararsi non responsabili in merito all’ affaire Shady RAT svelato da McAfee, ma una rivelazione quasi casuale proveniente dalla stessa propaganda a uso interno del regime socialista rivela come in realtà i cyber-attacchi contro nemici del popolo (e soprattutto del partito) siano una pratica comune. Al punto da richiedere un software apposito con tanto di indirizzi IP da colpire.

La rivelazione arriva da Epoch Times , pubblicazione con base negli USA fortemente critica nei confronti del regime cinese e vicina all’organizzazione religiosa Falun Gong messa al bando da Pechino. E proprio Falun Gong rappresenterebbe uno degli obiettivi prediletti dai cyber-attaccanti asiatici .

La prova? Un breve video di uno schermo di computer presente in un’università cinese, estrapolato da una trasmissione di propaganda televisiva focalizzata sul cyber-warfare e a uso esclusivamente interno, ma disponibile sul sito Internet dell’emittente cinese CCTV.

In quello spezzone video – presentato da F-Secure sotto forma di immagine GIF animata, viene mostrato un software personalizzato che permette di scegliere un “IP bersaglio” all’interno di un menù a tendina. La lista dei siti disponibili, neanche a dirlo, appartiene alla succitata organizzazione religiosa “proibita” Falun Gong.

Non bastasse questo, l’indirizzo IP mostrato su schermo (138.26.72.17) appartiene a una università statunitense. Quale sia il tipo di attacco e se attacco ci sia stato non è dato saperlo, sintetizza Mikko Hypponen di F-Secure, di certo la semplice esistenza di software per cyber-attacchi automatizzati a matrice cinese è una notizia di notevole importanza.

Alfonso Maruccia

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