Datagate, briciole di trasparenza

Le autorità USA concedono un po' di trasparenza in più - ma non troppa: le corporation potranno ora fornire maggiori informazioni sulle richieste relative ai dati degli utenti. Google: non basta. Apple: siamo bravi

Roma – Internet è stata definitivamente assoggettata al tecncontrollo dell’intelligence statunitense, la NSA è in grado di carpire ogni genere di informazione dai gadget interconnessi e dalle app mobile ripiene di pubblicità ma il governo statunitense ci tiene comunque a fare bella figura “concedendo” qualche briciola di trasparenza in più alle corporation dell’IT a stelle e strisce.

Dal Dipartimento di Giustizia (DoJ) arriva quindi la notizia di “nuovi metodi” di disclosure concessi a Microsoft, Google, Apple, Yahoo! e agli altri colossi di settore, una concessione apparentemente in linea con la promessa di trasparenza che arriva dalla Casa Bianca e la timida “riforma” voluta da Barack Obama in merito ai tentacolari poteri di spionaggio a disposizione della NSA.

In attesa di essere vidimate dai giudici della Foreign Intelligence Surveillance Court (FISC), le concessioni del DoJ permetteranno dunque ai giganti della rete di fornire nuovi “dati aggregati” in merito alle richieste di informazioni sugli utenti provenienti direttamente dal governo, “range numerici specifici” (con incrementi di 250 richieste in 250) ma senza particolari dettagliati.

Apple ha subito approfittato dell’ordine del DoJ per fornire nuove informazioni in merito ai “National Security Order” arrivati a Cupertino nel 2013, ordini che includono richieste su ben 2.330 account utente a seguito dei quali l’azienda ha fornito dati personali per 747 account.

La riforma della NSA avviata dal presidente Obama è “un primo passo” ma non è abbastanza, denuncia il responsabile legale di Google David Drummond, perché gli USA dovrebbero cambiare radicalmente il loro approccio all’intelligence se vogliono ricostruire la fiducia degli utenti nei confronti di Internet.

Alfonso Maruccia

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