Dopo l’accordo raggiunto a metà dicembre 2025, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato definitivamente l’introduzione di un nuovo dazio provvisorio di 3 euro che verrà applicato sui pacchi di piccolo valore che arrivano dai paesi extra UE. In Italia è già in vigore la tassa di 2 euro, ma viene facilmente aggirata.
Chi pagherà il dazio sui pacchi?
Fino ad oggi era prevista l’esenzione dai dazi per i pacchi con valore inferiore a 150 euro. La riforma delle dogane ha eliminato l’esenzione, quindi i dazi verranno applicati a tutte le merci a partire dal 1 luglio 2028, quando dovrebbe essere operativo il centro doganale digitale.
Considerato che nel 2024 sono arrivati in Europa oltre 4,6 miliardi di pacchi con valore inferiore a 150 euro (il 91% dalla Cina), i paesi europei hanno deciso di introdurre un dazio provvisorio di 3 euro. Verrà riscosso dal 1 luglio 2026 al 1 luglio 2028 su ciascuna categoria di articolo contenuto nei pacchi.
Se esempio un pacco con valore complessivo inferiore a 150 euro contiene una camicetta di seta e due camicette di lana, il venditore dovrebbe pagare una dazio di 6 euro. Il condizionale è d’obbligo perché quasi certamente la spesa aggiuntiva verrà “girata” al consumatore finale.
I venditori extra UE potrebbero però aprire magazzini in Europa (come Amazon) per evitare il dazio (i pacchi verrebbero spediti da un paese europeo). Il Consiglio UE sottolinea che la misura si distingue dalla tassa di gestione (attualmente in discussione) che servirà per coprire l’incremento dei costi sostenuti dalle autorità doganali.
Secondo il Codacons, il nuovo dazio determinerà una stangata da circa 14 miliardi di euro all’anno sulle tasche dei consumatori europei. In Italia viene già applicata una tassa di 2 euro, ma diverse aziende extra UE hanno trovato il modo per non pagare nulla. Potrebbe quindi essere eliminata, come hanno chiesto due deputati del PD.