Ddl Concorrenza, un passo avanti e uno indietro

Il Ddl Concorrenza è stato approvato dal Senato. Molte le novità che riguardano la telefonia. Rinviata però la regolamentazione del trasporto pubblico e un netto passo indietro sul telemarketing

Roma – Dopo tanta attesa il Ddl Concorrenza è stato approvato dal Senato. Sono tante le novità sul fuoco. Dall’identità digitale per il cittadino al nuovo registro per gli operatori telefonici alternativi (come WhatsApp), dalle maggiori tutele per gli utenti di pay tv alle nuove liberalizzazioni tariffarie per le prenotazioni alberghiere. Ancora qualche titubanza invece sui servizi legati alla sharing economy come Uber per cui si dovrà attendere ancora un po’.


Le materie da regolamentare in questa occasione sono veramente molte, un po’ per effetto dell’evoluzione del mercato e in parte a causa di un certo ritardo normativo che ha moltiplicato le aree grigie. La discussione in Parlamento è durata infatti due anni, periodo caratterizzato da numerose novità. In prima battuta viene confermata l’ abolizione del mercato di maggior tutela per il settore energetico (quindi tutti dovranno scegliere il proprio fornitore nel mercato libero, seppur con uno slittamento a luglio 2019 per l’elettricità e settembre 2017 per il gas). Una delle novità che più si fa apprezzare è l’obbligo da parte dei gestori di pay tv di informare in maniera chiara quali saranno le spese che l’utente dovrà affrontare qualora volesse cambiare operatore (tenendo informata anche l’Agcom sulle tariffe applicate). Il vincolo contrattuale massimo, in questo caso valido anche per gli operatori telefonici, sarà inoltre di 24 mesi .

Rimanendo nell’ambito della telefonia , i servizi di messaggistica e fonia via Internet come WhatsApp, Telegram, ma anche Facebook saranno censiti all’interno di un nuovo registro alternativo che raccoglierà aziende che forniscono servizi assimilabili alle Tlc.

Buone notizie per gli utenti di banche e assicurazioni che avranno la garanzia che contattare l’assistenza clienti non costerà più di una telefonata urbana (anche se già oggi molti operatori sono dotati di numero verde gratuito). Inoltre, nel tentativo di premiare i call center italiani (o almeno comunitari), è prevista una comunicazione al ministero del Lavoro e all’Ispettorato del Lavoro con un preavviso di 120 giorni qualora una società volesse migrare un suo call center in un Paese al di fuori della Comunità Europea. Ogni ritardo o mancata comunicazione è sanzionata con 10mila euro.

Parallelamente viene stravolta la normativa relativa al telemarketing . L’operatore telefonico avrà sì l’obbligo di comunicare chi è il soggetto per conto del quale sta effettuando il contatto e lo scopo commerciale o promozionale della telefonata, ma verrà a decadere il meccanismo del consenso preventivo . Questo stravolgimento viene giudicato duramente da Antonello Soro, presidente dell’autorità garante per la protezione dei dati personali. Secondo la sua opinione le modifiche “liberalizzano il fenomeno del telemarketing selvaggio e prevedono come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima”. A dargli ragione è anche il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona: “Si tratta di una norma a dir poco vergognosa”.

Dura anche la reazione di Ivano Giacomelli, segretario nazionale dell’associazione a difesa dei consumatori Codici : “È evidente che l’approvazione di questa norma, contenuta nel ddl Concorrenza, renda vane tutte le battaglie portate avanti contro il telemarketing selvaggio dalla nostra associazione. Gli utenti, già in balia di operatori telefonici insistentemente aggressivi, si ritroveranno totalmente disarmati dinanzi a un fenomeno che negli anni ha assunto un peso negativamente rilevante e già estremamente difficile da contrastare”.
Secondo le associazioni di tutela avrebbe più senso andare avanti con la costruzione del RUC (Registro Universale dei Consensi), un database che raccolga in maniera puntuale i consensi o dissensi degli utenti. In molti si sarebbero perfino aspettati un’estensione anche al mobile del registro delle opposizioni . Laconico il commento di Aduc : “Hanno deciso che l’illegalità divenga legalità”.

Tornando invece alle novità positive in ottica di liberalizzazione è da ricordare che Poste Italiane non sarà più l’unico soggetto preposto al recapito di atti giudiziari e notifica di sanzioni (dal 10 giugno). Viene inoltre estesa la possibilità di pagare con credito telefonico gli ingressi ai musei, eventi culturali e i biglietti per il trasporto pubblico.

Esulta poi Federalberghi per l’ eliminazione dell’obbligo della cosiddetta parity rate per le strutture alberghiere (se ne parlava già due anni fa ), ovvero quel meccanismo imposto dai grandi portali che di fatto obbliga gli alberghi a pubblicizzare lo stesso prezzo su portali e sul loro stesso sito internet.

Per la riforma dei trasporti, materia che negli ultimi mesi ha infiammato gli animi di tassisti e sindacati soprattutto per la minaccia di Uber , si dovrà attendere ancora. Il ddl rinvia infatti con una delega al governo l’onere di riformare il settore.

Mirko Zago

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  • adeste filamus scrive:
    concorrenza
    Trump può esultare poco.Per ritornare ai vecchi fasti ci vorrà ben altro, anche se il sentiero è tracciato.La concorrenza sottocosto (per gli occidentali) della cina, dell'india, dell'africa non permette una equa ridistribuzione della ricchezza, provocando le storture che abbiamo visto negli ultimi decenni.Un giorno anche le nazioni succitate avranno una economia uguale a quella occidentale, ma di questo passo, nel frattempo l'occidente sarà regredito a com'era l'oriente fino a tre decenni fa.E chissà, magari qualcuno vuole proprio questo...
  • iRoby scrive:
    Glocalization
    Delocalizzare non ha più senso.Oggi si parla di Glocalization. Cioè riportare in patria.Si può. Per due motivi, il mercato del lavoro in quasi tutto il mondo occidentale è stato inflazionato, la gente distrutta e costretta ad accettare salari più bassi.E l'automazione spinta oggi possibile permette di assumere pochissime persone, e quindi e tenere la produzione a prezzi ragionevoli un po'ovunque.Inoltre dazi, gabelle, pizzo di vario tipo, banditi, costi elevati e incertezze nei trasporti fanno bruciare gran parte dei guadagni dall'aver delocalizzato.
    • Mago scrive:
      Re: Glocalization
      - Scritto da: iRoby
      Delocalizzare non ha più senso.

      Oggi si parla di Glocalization. Cioè riportare in
      patria.

      Si può. Per due motivi, il mercato del lavoro in
      quasi tutto il mondo occidentale è stato
      inflazionato, la gente distrutta e costretta ad
      accettare salari più
      bassi.

      E l'automazione spinta oggi possibile permette di
      assumere pochissime persone, e quindi e tenere la
      produzione a prezzi ragionevoli un
      po'ovunque.

      Inoltre dazi, gabelle, pizzo di vario tipo,
      banditi, costi elevati e incertezze nei trasporti
      fanno bruciare gran parte dei guadagni dall'aver
      delocalizzato.ma no tutte e tre le cose che citi esistevano anche prima, le ditte tornano indietro perchè i prodotti incominciano a fabbricarseli da soli e vendere direttamente al cliente, molti hanno accettato di essere sfruttati pur di imparare, è un effetto della delocalizzazione a lungo termine
  • Mago scrive:
    Contentino
    mi sembra un contentino vedremo
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