DDL Diffamazione, blog in salvo?

Negli ultimi giorni, il nuovo testo del disegno di legge è stato riscritto quasi dieci volte. PD e PdL sembrano ora aver trovato l'intesa: niente carcere per diffamazione. Esclusi blog e motori di ricerca

Roma – Un percorso travagliato verso la Commissione di Giustizia al Senato, sotto una tempesta di critiche e veleni nella conferenza dei capigruppo. Dopo le dimissioni della relatrice del Partito Democratico (PD) Silvia Della Monica, l’intesa tra la fazione di Pier Luigi Bersani e il Popolo della Libertà (PdL) sul nuovo testo base del famigerato DDL sulla diffamazione a mezzo stampa e telematica .

Come sottolineato dai membri dell’Italia dei Valori (IdV), i nuovi articoli del disegno di legge sono stati riscritti almeno sette volte , incapaci di trovare la quadratura del cerchio e di avviare così l’iter per la definitiva adozione in Senato. “È evidente che PD e IdV stiano facendo ostruzionismo”, ha commentato a caldo Filippo Berselli, relatore PdL al testo. Tra svariate battute d’arresto, si è giunti ieri ad un apparente punto di svolta.

Riassumendo, il nuovo testo del DDL interviene integrando l’articolo 8 della legge sulla stampa – n. 47 dell’8 febbraio 1948 – per quanto riguarda le rettifiche in caso di soggetti lesi nella reputazione. Le rettifiche dovranno essere pubblicate gratuitamente senza commento nel quotidiano o periodico interessato, comprese le relative edizioni diffuse per via telematica .

Nei due articoli del testo presentato alla Commissione di Giustizia, l’eliminazione della pena detentiva per il giornalista , sostituendola – per la diffamazione a mezzo stampa con attribuzione di un fatto determinato – con una sanzione pecuniaria che va da 5mila a 50mila euro , “tenuto conto della gravità dell’offesa e del livello di diffusione dello stampato”.

Scomparse le tanto contestate disposizioni che riguarderebbero i blog, precedentemente equiparati ad una tradizionale pubblicazione giornalistica. I vertici del PD avevano invocato la soppressione della norma per i libri, con la quale si prevedeva l’obbligo di rettifica anche per le pubblicazioni non periodiche . Anche quest’ultima predisposizione è sparita nei due articoli presentati alla Commissione di Giustizia.

“Ieri sera l’accordo ricomprendeva, fra l’altro, la misura della sanzione pecuniaria, che scendeva da 100mila a 50mila euro, e lo stop alla rivalsa sui fondi all’editoria a seguito di condanna – ha spiegato il presidente della Commissione Filippo Berselli – Ma quando si va in aula, le cose possono cambiare e lo si è visto oggi, perché l’aula non è controllabile. Sicuramente anche nel PdL sarà necessario fare il punto e credo che lunedì ci sarà una riunione”.

Continuano le critiche dai vertici della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI): “L’unica nota positiva, la cancellazione del carcere dalle pene previste per la diffamazione è scambiata con l’inasprimento di tutte le altre pene possibili, che, pur addolcite rispetto a qualche proposta perfino demenziale, hanno un carattere fortemente dissuasivo verso un giornalismo che voglia scavare seriamente nel bacino delle notizie più inquietanti della vita pubblica”.

Mauro Vecchio

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