Di amore, divorzi e password in blu

Un giudice statunitense ha obbligato una coppia a consegnare le proprie password personali per l'accesso a Facebook e altri siti di dating. Nella causa di divorzio, potrebbero essere fondamentali per scoprire dettagli sulla relazione
Un giudice statunitense ha obbligato una coppia a consegnare le proprie password personali per l'accesso a Facebook e altri siti di dating. Nella causa di divorzio, potrebbero essere fondamentali per scoprire dettagli sulla relazione

Che i rapporti di coppia ai tempi dei social network siano diventati più difficili è cosa ormai nota. Gelosie, tradimenti virtuali, pericolose confidenze agli amici in blu. Un giudice statunitense ha ora obbligato gli avvocati di Stephen e Courtney Gallion di consegnare in aula le password scelte da ciascuno dei due sposini per il conseguente accesso ad alcune piattaforme online .

In primis quelle per accedere al gigantesco social network Facebook, seguite da alcuni siti di dating come eHarmony e Match.com . Secondo il giudice, le credenziali d’accesso saranno utili nella causa di divorzio intentata dalla coppia a stelle e strisce. Per ottenere informazioni cruciali per decidere al meglio sulla custodia dei due figli .

Stephen Gallion aveva infatti accusato la moglie di svariati crimini matrimoniali , come ad esempio una scarsa attitudine alla cura della famiglia e della casa. Sospetti maturati proprio attraverso Facebook, il cui accesso avveniva attraverso un computer condiviso dalla stessa coppia .

Stando alla ricostruzione del caso , Courtney Gallion avrebbe cercato la collaborazione di un amico/a virtuale per l’eliminazione di messaggi pericolosi, tentando di cambiare password al suo account sul sito di Mark Zuckerberg. Il giudice ha quindi stabilito che su Facebook possono essere contenute rivelazioni fondamentali sull’umore e le intenzioni della donna .

C’è chi ha sottolineato come la richiesta della corte possa trasformarsi in una violazione delle condizioni d’uso della piattaforma in blu, che appunto vietano la consegna delle password personali a soggetti terzi . Il giudice ha poi obbligato i due a non creare messaggi fasulli facendo finta di essere l’altro.

Mauro Vecchio

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08 11 2011
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