Dialer, Telecom imputabile per frode?

Un Giudice di Pace di Firenze parla di ricettazione e frode informatica. L'analisi dell'Osservatorio legale di ADUC
Un Giudice di Pace di Firenze parla di ricettazione e frode informatica. L'analisi dell'Osservatorio legale di ADUC

Firenze – Frode informatica, ricettazione e omessa denuncia. Accuse piuttosto gravi, quelle che pendono sul capo di Telecom Italia , ipotizzate dal Giudice di Pace di Firenze, chiamato a pronunciarsi in merito al ricorso presentato da un utente su una bolletta telefonica che includeva chiamate indesiderate ad un numero a sovrapprezzo. Sono reati che restano nella sfera delle ipotesi in quanto si è trattato di una causa civile, ma potrebbero però motivare un’azione di ben altre proporzioni da parte dei consumatori.

In questa fattispecie, l’utente ha presentato ricorso dinanzi al Giudice di Pace dopo essersi visto recapitare dalla compagnia telefonica una bolletta al cui ammontare concorrevano chiamate per un importo di 70 euro verso numerazioni 899 (attribuite a Eutelia e Teleunit), generate da un dialer installatosi sul PC in modo fraudolento. Il giudice si è limitato a condannare Telecom Italia al rimborso della cifra e al pagamento delle spese sostenute per il ricorso.

“Una sentenza rilevante – sottolinea Antonella Porfido, consulente legale ADUC e collaboratrice dell’ Osservatorio Legale dell’Associazione – che conferma quanto andiamo sostenendo da tempo, e cioè che Telecom Italia è complice interessata di tutte le truffe perpetrate ai danni di migliaia di utenti con i cosiddetti numeri speciali”.

“Il gestore – osserva ancora Porfido – non aveva affatto escluso che quel traffico addebitato all’utente fosse il frutto di un’azione fraudolenta dei dialer, ma nonostante tale considerazione, aveva attribuito all’utente l’onere di adottare tutti i possibili e necessari accorgimenti volti a prevenire queste condotte fraudolente (come ad esempio l’attivazione della linea ADSL) e l’obbligo di provvedere al pagamento della complessiva fatturazione, dal momento che in seguito alle verifiche effettuate, non risultavano anomalie”.

Secondo il Giudice di Pace, nel momento in cui il gestore telefonico richiede il pagamento anche di quel traffico telefonico sulla cui legittimità nutre anche il minimo dubbio allora si potrebbe configurare a carico dell’operatore il reato di ricettazione in relazione all’articolo 640-ter c.p., relativo alla frode informatica.

Il consulente legale di ADUC sottolinea inoltre che “il non avere provveduto ad inoltrare alcuna denuncia alla Procura della Repubblica competente, una volta constatato il carattere sospetto di una parte del traffico telefonico effettuato da un utente, potrebbe comportare a carico dei legali rappresentanti delle società l’accusa di commissione del reato di cui all’articolo 362 c.p. (ovvero l’omessa denuncia, da parte di incaricato di pubblico servizio, di un reato del quale ha avuto notizia nell’esercizio, oppure, a causa dell’esercizio delle proprie funzioni)”.

A favore di una maggiore trasparenza e contro l’atteggiamento di Telecom Italia si è pronunciato il capolista dei Socialisti alla Camera Riccardo Nencini, secondo cui spetta alle forze politiche il compito di “controllare il comportamento di chi gestisce servizi pubblici e far sì che si innesti un circuito virtuoso nel loro rapporto con i cittadini”.

Dario Bonacina

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02 04 2008
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