Diaspora? Un colabrodo

Gli sviluppatori che hanno studiato il codice rilasciato nei giorni scorsi lo hanno trovato pieno di bug. Troppi, forse, anche per una versione di antipasto

Roma – Il codice rilasciato dai fondatori di Diaspora, il social network open source che vuole battere Facebook consegnando agli stessi utenti il controllo dei dati, si trova già a dover affrontare i primi problemi di sicurezza: critiche mosse per via delle vulnerabilità rintracciate dalla community nelle sue linee di codice .

“Adesso è un progetto della community e lo sviluppo è aperto a chiunque abbia le competenze tecniche da condividere nella visione di un social network che metta al controllo gli utenti”, avevano comunicato i fondatori del sito dopo il rilascio del codice. Dato in arrivo per settembre, dalle pagine del blog i due fondatori hanno solo divulgato alcune schermate e cercato di accontentare la curiosità degli utenti rilasciando l’atteso codice finora sviluppato. E i primi commenti non lo hanno risparmiato dalle critiche.

Già l’aspetto (simile a Facebook) aveva attirato i primi mugugni: ma, teoricamente, il punto sarà avere molte versioni differenti, per cui una base di partenza semplice e scarna è ideale. Qui, insomma, si parla di bellezza interiore. Di codice da liberare. Di conoscenza in mano agli utenti.

Proprio il rilascio del prematuro codice, tuttavia, insieme all’attenzione della community ha attirato le prime serie critiche: coloro che l’hanno testato avrebbero riscontrato problemi di sicurezza. Naturalmente gli sviluppatori avevano accompagnato il rilascio con l’avviso che le linee di codice finora sviluppate non erano affatto prive di bug e che potevano esserci “vulnerabilità”. Ma a quanto pare le proporzioni non sarebbero accettabili.

“Praticamente il codice è davvero davvero brutto – ha, per esempio, commentato Steve Klabnik, CTO di CloudFab – non voglio rovinare la festa a nessuno, ma sono buchi che nessun sviluppatore professionista avrebbe lasciato nel codice”.

Per quanto si tratti di una prima versione rilasciata quasi esclusivamente per lanciare un amo, proprio sulla questione della sicurezza dei dati è nata Diaspora: l’idea che, assicurando agli utenti la possibilità di organizzare una sorta di snodo personale su cui contenere le proprie informazioni da far transitare poi sul social network, avrebbe permesso di superare le minacce poste del controllo dei server da parte di Facebook. E solo pochi giustificano l’operazione guardando alla sua natura open source e in fieri .

Tanti, infatti, gli osservatori che lo hanno analizzato ritenendolo ancora molto lontano da livelli accettabili di sicurezza per l’ elevato numero (già più di 140) di vulnerabilità e difetti.

Claudio Tamburrino

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  • ephestione scrive:
    Nulla di nuovo, o no?
    Non colgo la rivelazione della notizia... cioè non s'è parlato di tecnologie innovative, ma di profiling associato a connessione ad internet sempre attiva.E' sufficiente un software che sfrutta capacità hardware esistenti da un anno su qualunque smartphone... pensavo di trovare notizione più succose :P
  • attonito scrive:
    La spia in tasca.
    che ci osserva, ci monitorizza, riferendo tutto col suo VERO padrone (google, nokia, etc) spifferandogli i nostri gusti, le noste abitudini, dove andiamo, quando andiamo e con chi (i cellulari si parleranno tra loro, ovvio, per "allinearsi" e meglio "servirci", certo). E tutti i nostri dati finiranno in un grande database, ma saremo confortati dal fatto che lo fanno "per il nostro bene".No grazie, preferisco spegnerlo.
    • Paolo Nocco scrive:
      Re: La spia in tasca.
      Ma no dai, basta bloccare il bluetooth e non avere la Wlan attiva...e distruggere il telefono alla fine della sua vita utile. Così avrai comunque il servizio, ma senza essere spiato.A me preoccupa di più l'advertising mirato, non la schedatura che può essere in qualche modo evitata.
    • franz1789 scrive:
      Re: La spia in tasca.
      basta un po' d'attenzione nel leggere che i dati verranno salvati in forma anonima, quando si usufruisce di qualsiasi servizio la licenza parla chiaro. D'altro canto se mi spia lo stato allora viola la mia privacy, finché google guarda cosa cerco col suo motore/nokia legge i miei messaggi non mi frega gran che, non vedo cosa ci sia così tanto da proteggere se una grande azienda sa che in qualche parte del globo qualcuno ha cercato "molotov" sul suo motore/qualcuno ha scritto alla sua amante "ieri notte è stato bellissimo"...
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