Domini .org, il prezzo non ha più limiti

L'ICANN rinnova il contratto con la Public Interest Registry per la gestione dei domini .org ma toglie il limite ai prezzi, creando un precedente.

Cade ufficialmente il price-cap dei domini .org: al rinnovo dell’accordo tra l’autorità internazionale di gestione dei domini (ICANN) e la Public Interest Registry, infatti, è scomparso il limite di prezzo che in precedenza aveva contribuito a mantenere inalterato il costo nel tempo. Ciò non significa automaticamente che il prezzo debba iniziare a salire, ma è questa una possibilità che prima d’ora non si poneva. Non solo: questo precedente potrà avere delle conseguenze destinate ad una verifica sul campo nel giro di pochi anni.

Domini .org, ICANN contro tutti

Ciò che ha lasciato molti perplessi è l’antefatto che ha portato alla decisione dell’ICANN ed al rinnovo del Registry Agreement. Nel contesto di una consultazione sulla rimozione del prezzo massimo per i domini .org, infatti, la proposta ha ricevuto ben 3252 voti contrari contro soli 6 voti a favore: un’opinione chiara con una maggioranza schiacciante, quindi, che l’ICANN ha però completamente ignorato. La logica seguita sembra invece essere quella dell’omologazione: al moltiplicarsi dei domini esistenti, l’Internet Corporation for Assigned Names and Numbers ha voluto dare un segno di omologazione che nel giro di qualche anno porterà ad una più ampia equità di trattamento tra tutti i domini.

La Public Interest Registry, responsabile di oltre 10 milioni di .org, con una missiva pubblica agli utenti ha spiegato a chiare lettere che ad oggi non c’è alcuna intenzione di elevare il costo dei domini. Se mai la cosa si renderà necessario in futuro, spiega la PIR, il tutto sarà ampiamente argomentato e comunicato in anticipo.

Con ogni probabilità quanto asserito dalla PIR è realtà e la rimozione del price cap non porterà ad aumenti di costo di particolare importanza. Tuttavia l’accordo sigla un precedente che nel giro di qualche anno autorizzerà medesime linee guida nel rinnovo del contratto che regolamenta i domini .com. In quel contesto i destinatari non saranno più organizzazioni, ma in larga parte privati e aziende: un’inflazione dei costi dei nomi a dominio sarà in quel caso meno semplice da limitare.

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Fonte: ICANN
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