Dopo i fatti di Bucha, anche Intel lascia la Russia

Dopo i fatti di Bucha, anche Intel lascia la Russia

Intel ha annunciato la fine di ogni attività residua in Russia, esprime solidarietà all'Ucraina e promette assistenza per i proprio 1200 dipendenti.
Intel ha annunciato la fine di ogni attività residua in Russia, esprime solidarietà all'Ucraina e promette assistenza per i proprio 1200 dipendenti.

Dopo Bucha, la percezione della guerra in Ucraina è ulteriormente cambiata ed una nuova stretta sta arrivando sulla Russia. Negli Stati Uniti l’invito a lasciare il mercato russo si è fatto più pressante ed ora, dopo aver temporeggiato a lungo, anche Intel ha chiuso definitivamente le proprie attività su Mosca. Le immagini, quelle immagini, non possono più lasciare margini di riflessione: ogni brand ha la necessità – oltre che il dovere – di evitare ogni connivenza ed allontanarsi da una situazione che si è resa ormai non più tollerabile.

Dopo IBM, Dell, HP e molti altri gruppi, ora tocca ad Intel lasciare la Russia senza forniture, componenti e assistenza: per il comparto IT del Paese i problemi sono destinati ad emergere rapidamente.

Intel ferma le attività

La prima decisione era stata presa già ad inizio marzo, quando il gruppo annunciò la sospensione delle vendite a seguito dell’invasione avvenuta. Intel in quel frangente si era allineata ad altri grandi gruppi, ma aveva continuato ad operare al di là delle sole forniture hardware. La decisione odierna è invece di natura differente: nello statement pubblicato, Intel condanna fermamente l’attacco all’Ucraina ed esprime vicinanza a tutti coloro sono impattati da questa situazione.

Intel Alder Lake

Quindi la decisione: “Sospendiamo con effetto immediato tutte le nostre operazioni di business in Russia“. La porta resta aperta soltanto per attività di “business continuity” e per offrire supporto ai 1200 dipendenti russi che fino a ieri lavoravano per l’azienda statunitense. I lavoratori del comparto IT, però, hanno compreso ormai da tempo le difficoltà in atto e per molti si è già aperta la strada della fuga all’estero: in un Paese dal quale capitali e tecnologia sono fuggiti, non restano troppe speranze di futuro e non restano soprattutto prospettive di presente. L’effetto è stato forte e forse anche insperato in Occidente: nel mese di marzo già 70 mila lavoratori erano fuggiti verso i Paesi baltici ed il flusso potrebbe arrivare a 100 mila unità entro il mese di aprile. Una fuga di cervelli e di talenti improvvisa e contro la quale il Cremlino può soltanto opporre vuota resistenza.

L’addio di Intel non fa che rinforzare il messaggio verso le nuove generazioni, aggiungendo significati profondi a quella che voleva essere anzitutto una ritorsione economica, ma che sta diventando qualcosa di più incisivo.

Fonte: Intel
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Pubblicato il 6 apr 2022
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