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Pubblicato il
19 maggio 2016

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LXQt

Un ambiente desktop leggero e accattivante che dà nuova vita ai computer più vetusti,...

Nel 2008 il panorama degli ambienti desktop per GNU/Linux sembrava ben definito: KDE e Gnome per chi voleva ambienti completi e potenti, Xfce per chi voleva un ambiente leggero. In quell'anno, il programmatore italiano Giuseppe Cigala pubblicava sul suo sito la prima versione di Antico , un desktop leggerissimo ma dalle notevoli potenzialità, visto che era basato sulle librerie Qt4. Il progetto ha immediatamente catturato l'attenzione di molti sviluppatori, soprattutto quelli più vicini a Kubuntu, che volevano un ambiente più snello da fornire in alternativa a KDE, ma che potesse far funzionare gli stessi programmi senza bisogno di installare ulteriori librerie grafiche. Ma il progetto Antico, all'epoca, era ancora troppo instabile per essere rilasciato al pubblico con una versione ufficiale di Ubuntu.



Trascorsi un paio di anni, Antico cresce e diventa RazorQt . Ovviamente, a cambiare non è soltanto il nome: migliora anche la gestione delle finestre, dei menu e la stabilità dell'intero desktop. Anche l'aspetto grafico si perfeziona: il desktop diventa molto più accattivante senza però rinunciare alla leggerezza tipica di Antico. RazorQt introduce persino dei widget simili a quelli di KDE4.


RazorQt, quindi, si presenta al mondo come un desktop leggero quanto LXDE (un test , effettuato da WebUpd8, dimostra che LXDE occupa 108 MB di RAM, mentre RazorQt 114 MB), ma molto più comodo da usare e più accattivante dal punto di vista grafico, grazie agli effetti offerti dalle librerie Qt. Per questi motivi, le principali distribuzioni GNU/Linux cominciano a fornirlo nei propri repository. Non solo: quando, nel 2013, Hong Jen Yee (per i meno addentro, il papà del progetto LXDE) fa il porting del gestore di file predefinito di LXDE (il file manager PCManFM) alle librerie Qt (la versioni precedenti erano basate sulle GTK+), diversi programmatori di LXDE cominciano a chiedersi se non fosse il caso di unire i loro sforzi a quelli del team di sviluppo di RazorQt, per realizzare un unico desktop molto leggero, di gradevole aspetto e comodo da utilizzare. Di comune accordo si decide per l'abbandono dei progetti LXDE e di RazorQt/Antico, per dare vita a LXQt .



Il progetto LXQt si presenta immediatamente come una delle principali novità nel panorama GNU/Linux e la sua versione 0.9, pubblicata nel 2015, chiarisce che questo ambiente grafico "fa sul serio". L'interfaccia è estremamente semplice, intuitiva e familiare per chi è abituato con i sistemi operativi Windows. In questo caso, però, semplice non significa privo di opzioni: pur non raggiungendo, per ovvi motivi, il livello di personalizzazione di KDE, LXQt offre comunque all'utente la possibilità di modificare il desktop a proprio piacimento.
In effetti, quando lo si usa, si ha l'impressione di trovarsi davanti a una versione light di KDE: la grafica è simile, anche perché LXQt usa le icone del tema Oxygen di KDE, ma i requisiti hardware sono davvero minimi. Per utilizzare LXQt, per esempio, non è nemmeno necessario disporre dell'accelerazione grafica, ed è dunque possibile eseguirlo anche su computer per i quali non si dispone dei driver della scheda video. Inoltre, visto il ridotto consumo, l'intero sistema operativo riesce solitamente a funzionare bene anche con appena 256 MB di RAM (o addirittura con 128 MB, tirando la cinghia).



Lubuntu, la versione di Ubuntu basata su LXDE, ha affermato di voler passare a LXQt: il passaggio era previsto già per la versione 16.04, ma è stato rimandato in quanto tale versione è una LTS e gli sviluppatori hanno preferito rimanere con il ben collaudato LXDE. Diverse altre distribuzioni si stanno preparando a tale transizione: attualmente, sono disponibili una versione di Manjaro e una di ExTix . Entrambe non sono ufficialmente supportate dalle rispettive distro di origine (rispettivamente Manjaro ed Ubuntu), ma sono un'anteprima di quello che potremo vedere nei prossimi mesi. Naturalmente, chi non vuole attendere può sempre scaricare LXQt dal proprio gestore dei pacchetti e provarlo subito. La localizzazione in italiano è ancora parziale, ma sui vecchi PC ne vale la pena.