DRM, terra bruciata per le violazioni

I software utili ad aggirare le protezioni anticopia non sono tollerati negli States. Se necessario, ha stabilito un giudice nel caso DVDFab, devono essere resi inaccessibili anche a tutto il resto del mondo

Roma – Le soluzioni software atte a scardinare le protezioni con cui l’industria blinda i dischi ottici per scongiurare la pirateria devono essere estromesse dalla Rete: con questo obiettivo il consorzio AACS LA, che rappresenta operatori del settore IT come Microsoft, Intel, Sony, Toshiba e Panasonic e colossi dei contenuti come Disney e Warner, aveva sporto denuncia contro DVDFab. L’azione legale fa ora segnare un nuovo punto a favore dei tutori del DRM.

Poco importano le motivazioni con cui vengano impiegati dagli utenti, se per effettuare delle copie di prodotti regolarmente acquistati o per duplicare dei contenuti da condividere illegalmente con il mondo connesso: il contesto normativo statunitense non concede spazio ai sistemi di aggiramento dei sistemi anticopia e il DMCA prevede una rigida tutela a favore delle soluzioni DRM, punendo coloro che sviluppino e mettano a disposizione del pubblico le soluzioni per scardinarle. È su queste basi che AACS LA, che mette a punto e concede in licenza tali sistemi DRM, si era scagliata contro l’azienda cinese Fengtao Software, produttrice di DVDFab, una delle numerose soluzioni che da anni si affollano sul mercato in una rincorsa alla forzatura dei sempre più sofisticati lucchetti applicati a presidio dei supporti ottici.

Il tribunale statunitense incaricato di valutare il caso aveva già riconosciuto all’industria un’ingiunzione preliminare volta a estirpare dalla Rete qualsiasi manifestazione di DVDFab e servizi correlati: Fengtao Software avrebbe dovuto interrompere la commercializzazione e la promozione dei propri prodotti e gli intermediari della Rete, dai fornitori di hosting agli operatori dei pagamenti come Visa, Mastercard e PayPal, avrebbero dovuto sopprimerne la presenza, sospendendo domini registrati dall’azienda, disconnettendo gli account social di riferimento, interrompendo i canali attraverso cui scorrevano le transazioni.

La prima ingiunzione riconosciuta all’industria non si è evidentemente rivelata efficace: nuovi domini si sono moltiplicati online, tra cui TDMore.comi , BluFab.com , Boooya.org , DVDFab.de , FabImg.net , insieme a nuovi account sui social network, utili alla promozione e all’assistenza agli utenti. A parere del giudice il comportamento recidivo dell’azienda non andrebbe tollerato: per questo motivo nel nuovo provvedimento si ordina la diasttivazione degli account sulle piattaforme social, già parzialmente messa in atto da Twitter e YouTube, la sospensione dei domini, l’interruzione di qualsiasi canale di transazioni gestito dai servizi di pagamento e correlato a Fengtao Software e a tutte le sue incarnazioni e i suoi spazi online.

Il DMCA è una legge statunitense, le disposizioni ad esso correlate non dovrebbero sconfinare al di fuori degli States, ma il giudice ritiene sia necessario forzarne l’applicazione: “la condotta recidiva nel tentativo di accedere al mercato degli USA da parte di Fengtao Software – ha spiegato – mi fa credere che nessun altro tipo di provvedimento più mirato si dimostrerebbe efficace”.

Gaia Bottà

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