DTT, in arrivo sanzione europea?

Le autorità antitrust comunitarie sarebbero sul punto di condannare l'Italia per la Legge Gasparri, in particolare per quella porzione della normativa che sostiene il duopolio televisivo. Lo aveva chiesto SKY
Le autorità antitrust comunitarie sarebbero sul punto di condannare l'Italia per la Legge Gasparri, in particolare per quella porzione della normativa che sostiene il duopolio televisivo. Lo aveva chiesto SKY

Bruxelles – Di certo c’è ancora poco ma, come segnala Repubblica.it , potrebbe essere imminente una “condanna” dell’antitrust europeo contro l’Italia, una messa in mora per l’attuazione della Legge Gasparri che, come noto, regola l'”avvento” della televisione digitale terrestre nel nostro paese.

In particolare nel mirino del regolatore comunitario vi sarebbe la misura prevista dalla normativa che associa la possibilità di ottenere le frequenze per il DTT soltanto a quelle emittenti che posseggono una rete analogica. Si tratterebbe, dunque, di una norma anti-concorrenziale, in più occasioni denunciata e al centro di un’offensiva di SKY ormai da lungo tempo.

La Legge Gasparri, controversa fin dal suo primo apparire, rischia quindi di dover essere riscritta in toto: le conseguenze sul duopolio televisivo Mediaset-RAI , che oggi condiziona in modo decisivo lo sviluppo del DTT, potrebbero rivelarsi di ampio respiro.

Va detto che già dallo scorso dicembre le autorità antitrust europee hanno avviato una indagine su modalità e specifiche del “DTT all’italiana”: nel mirino anche i finanziamenti pubblici all’acquisto dei decoder , una massa di denaro sul quale già molto si è detto e che non solo non ha accelerato la diffusione del DTT nel nostro paese ma, per le modalità, ha più volte sollevato l’ira dei consumatori .

Qualora venisse confermata, la scelta di Bruxelles è con ogni probabilità destinata a mettere in moto rapidamente una profonda revisione dell’intero sistema delle frequenze. Proprio ieri il ministro delle TLC Paolo Gentiloni ha parlato di una riforma della Legge su una serie di “punti fondamentali, che oggi bloccano il sistema e che impediscono che nel sistema ci siano condizioni di maggiore apertura e maggiore pluralismo”.

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29 06 2006
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