Editoria/ Ultimi giorni della petizione

Domenica si chiude la raccolta di firme sulla petizione per l'abrogazione della nuova legge sull'editoria. Senza precedenti i risultati raggiunti, presto la consegna a Governo e Parlamento. Commento: Fermate Dumbo!


Roma – Domenica notte alle 24 in punto si chiuderà la raccolta di adesioni e sostegno alla petizione elettronica per l’abrogazione della nuova legge sull’editoria.

Per il successo dell’iniziativa, è importante riuscire a far firmare in questi ultimi giorni tutti coloro che ancora non lo hanno fatto. Anche gli indecisi possono avere uno spunto di riflessione in più nel sapere che entro breve tempo la petizione verrà consegnata ufficialmente alle istituzioni italiane. Il suo “peso”, sul piano politico, è direttamente proporzionale al numero di utenti e di siti Internet che hanno deciso di appoggiarla.

I numeri in gioco fino ad oggi non hanno precedenti per l’Italia. Mentre scriviamo sono più di 53.200 gli utenti che hanno deciso di porre il proprio nome nell’elenco dei firmatari e più di 3.300 i siti Internet che hanno dedicato spazio, tempo e voce alla petizione.

In queste settimane su queste pagine e altrove si sono lette interpretazioni di ogni spessore sulla legge sull’editoria, la 62 del 2001, e sulla sua pericolosità per la libertà di espressione e per il libero utilizzo di internet. Dopo le dichiarazioni che, in piena campagna elettorale, hanno rilasciato gli estensori della legge cercando di gettare acqua sul fuoco, nelle scorse settimane in ben due interventi il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, ha messo in chiaro come la legge non sia che un tassello di un quadro normativo che rende obbligatoria la registrazione per chiunque “faccia informazione”. Lo stesso Abruzzo ha peraltro messo in luce alcune importanti contraddizioni di questa legge.

Ed è questa normativa, con le sue ambiguità e il quadro legislativo in cui si inserisce, che vuole essere abbattuta dalle decine di migliaia di partecipanti alla più imponente mobilitazione telematica mai registrata sulla rete italiana. E il primo atto avverrà dai prossimi giorni, con la consegna ufficiale della petizione e delle firme raccolte all’Ufficio di presidenza della Camera dei Deputati, in rappresentanza del Parlamento uscito dalle urne lo scorso 13 maggio, e al Governo, nelle mani dei ministri competenti. La consegna comprenderà sia una versione elettronica della petizione su Cd-ROM che una versione cartacea.

Ma se la chiusura della raccolta firme è necessaria per portare un fatto compiuto dinanzi alle istituzioni italiane, la battaglia per far sì che internet rimanga territorio di libertà è appena cominciata e sta a tutti gli utenti, partecipanti e non a questa mobilitazione, assumersi le proprie responsabilità ed agire quando e come necessario.

(segue un commento del direttore editoriale di Punto Informatico).


Roma – Ci hanno sparato addosso. Già pochi giorni dopo il suo apparire sulla rete, la Petizione contro la legge sull’editoria era nel mirino di coloro che avevano prodotto quella normativa, alle prese con una difficile e imminente scadenza elettorale. Dopo i giorni delle minimizzazioni sono seguiti quelli delle puntualizzazioni di molti, Franco Abruzzo in testa, che hanno dimostrato a tutti quale sia la natura del quadro legislativo in cui questa normativa si inserisce.

Nonostante l’evidenza, siti “importanti” e testate giornalistiche “ufficiali” hanno in molti casi fatto a gara per ignorare quanto stava accadendo o, peggio, si sono accodati codardamente a prese di posizione di infimo spessore, forse addirittura per calcolo economico, viste le prebende di cui si parla nella legge.

Abruzzo, in una chiacchierata telefonica di qualche tempo fa, mi ha ribadito, da esperto di legge qual è, come non ci si possa nascondere dietro ad un dito perché la legge sull’editoria e tutto quello che l’ha preceduta porta dritto ad un obbligo di registrazione per chiunque “faccia informazione”. Con grande trasparenza e onestà intellettuale, Abruzzo non solo dimostra che questa è effettivamente la situazione ma si schiera anche a favore di regolamentazione e registrazioni.

Con la stessa trasparenza, i più di 53mila firmatari e i più di 3.300 siti che hanno sostenuto la petizione in queste settimane si schierano, invece, contro questa legge e contro quello che rappresenta. Tutti loro, tutti noi, riteniamo che internet non possa essere soggetta a regole costruite in altri tempi, quando la possibilità della comunicazione era l’esercizio del potere di pochi.

Internet sta continuando, da anni, a trasformare la comunicazione e l’informazione, rendendo a tutti accessibili dati e fonti un tempo inesistenti oppure irraggiungibili. Oggi chiunque può, su internet, presentare al mondo sé stesso, le proprie idee, la propria creatività.

Pensare di poter legare la dinamicità di un mezzo di comunicazione per sua natura orizzontale e sfuggente, proprio come lo sono i rapporti umani, ad una infrastruttura normativa costruita sull’obsoleta necessità del controllo dell’informazione, equivale a chiedere ad un elefante di camminare su un prato senza calpestarne i fili d’erba. Una richiesta che non solo suscita ilarità perché nasce dalla totale ignoranza della fisica elementare ma ci fa anche temere per la buona salute di quel prato. E non abbiamo intenzione di tacere mentre Dumbo, credendo di svolazzare su quell’erba, ne fa polpette.

Paolo De Andreis

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