Eni, l'HPC5 del Green Data Center contro Covid-19

Il supercomputer HPC5 di Eni, dislocato presso il Green Data Center di Ferrera Erbognone, contribuirà alla ricerca scientifica sul Coronavirus.
Il supercomputer HPC5 di Eni, dislocato presso il Green Data Center di Ferrera Erbognone, contribuirà alla ricerca scientifica sul Coronavirus.

Il supercomputer HPC5 che Eni ha recentemente dislocato presso il proprio Green Data Center di Ferrera Erbognone sarà utilizzato per la lotta al Coronavirus. Il gruppo spiega che a disposizione dei ricercatori metterà non soltanto la potenza di calcolo dei propri sistemi informatici, ma anche “le proprie competenze in modellazione molecolare”:

La collaborazione si svilupperà nell’ambito del progetto europeo EXSCALATE4CoV guidato dall’azienda biofarmaceutica Dompé, che aggrega istituzioni e centri di ricerca di eccellenza in Italia e altri Paesi europei, al fine di individuare i farmaci più sicuri e promettenti nella lotta al Coronavirus. Eni contribuisce ai lavori nell’ambito di una partnership con Cineca, un consorzio di ricerca non profit nel contesto del quale collaborano università, centri di ricerca nazionali e il Ministero dell’Università e della Ricerca italiano.

La strada avviata da ENI e Cineca è la medesima lanciata da IBM, che con il COVID-19 High Performance Computing Consortium si pone l’obiettivo di mettere a sistema tutta la potenza di calcolo disponibile per giungere quanto prima a soluzioni percorribili per frenare la pandemia.

ENI contribuisce alla ricerca sul Coronavirus

Il lavoro al quale sarà sottoposto il supercomputer ENI (installato in origine per supportare i processi di ricerca per idrocarburi) è relativo alla “simulazione dinamica molecolare di proteine virali ritenute rilevanti nel meccanismo di infezione da Covid-19, per identificare, mediante l’impiego di banche dati contenenti 10.000 composti farmaceutici noti, quelli più efficaci“. Successivamente, spiega l’azienda di San Donato Milanese, la ricerca virerà su “nuove molecole specifiche anti-virali attraverso lo screening di miliardi di strutture“.

L’analisi di un un grande quantitativo di dati, per portare avanti grandi quantitativi di simulazioni in poco tempo: così il modello precedentemente applicato per cercare risorse nel sottosuolo può essere riadattata per la ricerca sanitaria, trasformando il Green Data Center in una nuova grande opportunità nella lotta alla Covid-19.

In un momento di emergenza globale come l’attuale, dobbiamo mobilitare tutte le risorse disponibili con l’obiettivo di vincere la sfida che abbiamo davanti, e siamo onorati come Eni di poter dare il nostro contributo per provare a trovare delle soluzioni a questa sfida per l’umanità

Claudio Descalzi, Amministratore Delegato ENI

Il buon auspicio di Ferrera Erbognone

C’è una curiosità che, pur nascendo dalla mera statistica, può essere un “buona fortuna” per la ricerca Eni: Ferrera Erbognone, comune lombardo presso cui è dislocato il Green Data Center con il relativo supercomputer HPC5, è rimasto uno dei pochi comuni non coinvolti nel contagio.

Grazie ad HPC5, il talento delle persone Eni plasma nuovi orizzonti energetici.

Fino a pochi giorni or sono (e non abbiamo riscontrato aggiornamenti ufficiali relativi agli ultimi giorni) il comune era privo di casi di positività al tampone. Questa strana situazione ha addirittura portato a ricerche specifiche sulla comunità, invitata ad analisi del plasma alla ricerca di indicatori che potessero favorire la ricerca contro il SAR-COV-2. Mentre i test sierologici proseguono nei laboratori di tutto il nord Italia, l’anomalia di Ferrera Erbognone resta un caso potenzialmente interessante, sicuramente curioso e – si spera – ora anche di buon auspicio.

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09 04 2020
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