Europa: Blockchain e DLT, tra opportunità e rischi

Il Parlamento Europeo su blockchain e DLT: le opportunità, i rischi, le prospettive e tutti possibili ambiti di applicazione della tecnologia.

Europa: Blockchain e DLT, tra opportunità e rischi

Fra i testi approvati dal Parlamento Europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo, anche quello riguardante le “tecnologie di registro distribuito e blockchain”. Già nel titolo della risoluzione sottoposta al voto si legge quale sia il suo obiettivo: “creare fiducia attraverso la disintermediazione”. La blockchain, dunque, come strumento di sviluppo e innovazione.

L’Europa e la blockchain

Si va quindi nella direzione che punta a definire una regolamentazione capace di tener contro dei benefici connessi all’avvento di questa tecnologia e, più in generale, alle DLT (Distributed Ledger Technology). In quest’ottica, il vecchio continente ha già deciso stanziare 80 milioni di euro a supporto dei progetti riconducibili alla blockchain, con la promessa formulata da parte della Commissione di estendere l’impegno con altri 340 milioni entro il 2020.

Così Eva Kaili, europarlamentare autrice della risoluzione, riassume quali sono le finalità del documento e come le criptovalute (Bitcoin su tutte) e più in generale i servizi finanziari rappresentino solo una delle tante potenziali applicazioni di queste infrastrutture decentralizzate.

La blockchain e le DLT in generale costituiscono un elemento di forte cambiamento che interesserà parecchi settori. I servizi finanziari sono solo un esempio. La risoluzione guarda guarda ai suoi effetti delle tecnologie che porteranno ad avere meno intermediari in settori come l’energia, la tutela della salute, l’educazione, le industrie creative e il pubblico. Siamo consapevole del grande interesse imprenditoriale nei confronti della blockchain. Noi, in quanto legislatori, dobbiamo assicurarci che tutti questi sforzi siano abbracciati a livello istituzionale e legale.

Blockchain

DLT e ambiti di applicazione

Come già detto, sebbene capiti spesso di parlare della blockchain come della piattaforma che sostiene la circolazione delle monete virtuali, quello finanziario non è che uno soltanto degli ambiti entro i quali andranno a riverberarsi i benefici legati all’adozione della Distributed Ledger Technology. Analizziamo il testo sottoposto alla plenaria di Strasburgo per elencarne i principali:

  • applicazioni a basso consumo energetico e rispettose dell’ambiente (produzione in proprio e scambio tra gli utenti, supporto alle rinnovabili, veicoli elettrici e soluzioni efficienti, rinnovo delle infrastrutture di distribuzione, elettrificazione delle comunità rurali, lotta ai comportamenti fraudolenti, incentivi all’economia circolare);
  • trasporti (mobilità e logistica);
  • settore sanitario (comunicazione nelle sperimentazioni cliniche, interoperabilità dei dati sanitari elettronici e distribuzione dei farmaci, controllo dei cittadini sulle informazioni che li riguardano);
  • catene di approvvigionamento (spedizione e monitoraggio delle merci);
  • istruzione (verifica dei titoli accademici, incentivi alla formazione sulle DLT negli stati membri, integrazione nella materia nei corsi di studio);
  • industrie creative e diritti d’autore (gestione della proprietà intellettuale, monitoraggio dell’uso dei contenuti);
  • settore finanziario (riduzione dei costi legati alla transazioni).

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A proposito di quest’ultima categoria, il documento non nasconde problemi e rischi connessi alla volatilità delle criptovalute, che già in diverse occasioni si sono dimostrate soggette all’influenza della speculazione e a variazioni repentine nel valore, esponendo talvolta gli investitori. La Commissione Europea e la BCE sono invitate ad approfondire questo aspetto di fondamentale importanza. Di seguito l’intervento del lituano Antanas Guoga (fondatore del Blockchain Centre di Vilnius) che tocca il tema.

Le prospettive

L’Europa sceglie dunque di sostenere lo sviluppo di soluzioni basate su blockchain e DLT, mediante un approccio che senza porre freno all’innovazione intende comunque arrivare a introdurre una normativa comunitaria al fine di regolamentare un settore che sta letteralmente esplodendo. Si mira alla creazione di un ambiente virtuoso, con la consapevolezza delle insidie e delle sfide che si manifesteranno lungo il percorso. Nella sezione “Ecosistema della DLT” della risoluzione sottoposta al Parlamento viene posto l’accento su alcuni degli obiettivi da perseguire, che qui riassumiamo in breve:

  • autosovranità, identità e fiducia (fornire maggiore controllo dei dati da parte dei cittadini, modifica dell’attuale concetto di identità digitale, necessità di trasmettere le competenze necessarie, collaborazioni tra gli stati membri sulla sicurezza delle informazioni, assumere consapevolezza che il “diritto all’oblio” non è facilmente applicabile a questa tecnologia, obbligo di rispettare appieno quanto previsto dal GDPR, lavorare sullo sviluppo delle soluzioni adottate al fine di aumentarne la fiducia);
  • contratti intelligenti (valutare le implicazioni giuridiche dei cosiddetti smart contract, attribuire importanza alla validità di una firma digitale crittografata, promuovere l’elaborazione di norme tecniche da parte di organizzazioni come ISO, UIT e CEN-CELENEC);
  • interoperabilità, normazione e scalabilità (considerare la differente natura delle varie DLT, garantire la compatibilità tra DLT e sistemi preesistenti, adottare un approccio globale nella definizione delle norme, disporre di un ampio numero di registri distribuiti per evitare la concentrazione dei dati nelle mani di pochi operatori);
  • sicurezza delle infrastrutture (proteggere le infrastrutture delle DLT evitando gli abusi di posizione dominante, seguire gli sviluppi tecnologici intercettando in anticipo eventuali rischi, incoraggiare le autorità a mettere a punto prove di stress per le applicazioni decentralizzate).

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Potenzialità e rischi

Il vecchio continente riconosce dunque l’importanza strategica delle DLT per quanto concerne il miglioramento e il potenziamento delle infrastrutture pubbliche al fine di ridurre la burocrazia (in linea con i principi dell’eGovernment e della Digital Transformation), di sostenere il decentramento della governance e di favorire un maggiore coinvolgimento dei cittadini. Al tempo stesso è consapevole dei pericoli associati a un utilizzo fraudolento della blockchain per attività criminali come l’evasione, l’elusione fiscale e il riciclaggio di denaro.

Si fa riferimento anche alle ICO (le offerte iniziali di moneta) come a un forma di investimento alternativo per finanziare le PMI e le startup che si affacciano al mondo dell’imprenditoria. A tal proposito, però, si riconosce come l’attuale mancanza di chiarezza in merito al quadro giuridico applicabile possa incidere negativamente su tali potenzialità. Per questo la Commissione è invitata a istituire un osservatorio per il monitoraggio delle ICO e a creare un registro in cui inserirne caratteristiche e tassonomia, applicando una distinzione tra “security token” e “utility token”. La risoluzione vagliata al Parlamento Europeo viene ora trasmessa alla Commissione e al Consiglio: la strada è tracciata.

Fonte: Parlamento Europeo

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