Europa e comparazione prezzi: in 14 contro Google

Idealo, Foundem e PriceRunner tra i firmatari della lettera che denuncia la non conformità di Google a quanto stabilito dalla Commissione Europea.

Il motore di ricerca e la piattaforma di comparazione prezzi per lo shopping messi a disposizione da Google finiscono nuovamente al centro di una discussione che ruota attorno alle modalità attuate dall’azienda californiana nel vecchio continente. Un gruppo composto da 14 servizi ha sottoscritto e inviato una lettera a Margrethe Vestager denunciando bigG e quello che secondo loro è un comportamento non in linea con la decisione (Prohibition Decision) sul tema presa dalla Commissione Europea nel giugno dello scorso anno, già costata al gruppo di Mountain View una sanzione dall’ammontare pari a 2,42 miliardi di euro.

La lettera

Il testo afferma che Google non si sarebbe adeguata alle disposizioni imposte dall’autorità europea, se non attraverso la messa in campo di iniziative che di fatto non favoriscono in modo concreto la concorrenza. Si fa riferimento ad esempio al sistema di “aste” attraverso il quale le realtà che operano nel settore possono competere al fine di garantirsi l’acquisto degli spazi pubblicitari sul motore di ricerca, un meccanismo caratterizzato da dinamiche ritenute non sostenibili per le terze parti. Si parla senza giri di parole di una “condotta illegale” e di una pratica che finisce col “danneggiare la competizione, i consumatori e l’innovazione”. Così si apre la lettera.

Le stiamo scrivendo come servizi europei di comparazione per lo shopping esprimendo la nostra visione collettiva secondo la quale il “meccanismo di conformità” del motore di ricerca Google non è in linea con la decisione presa dalla Commissione Europea nel giugno 2017.

Il dito è puntato in primis contro il già citato meccanismo basato sulle aste per l’acquisto dell’advertising, ritenuto non conforme con quanto stabilito dall’autorità in quanto mentre i rivali devono impegnare la maggior parte dei loro profitti, le offerte di Google non costituiscono un reale investimento: al gruppo basta spostare il denaro da una divisione all’altra per far fronte al pagamento. Inoltre, anche acquistando gli spazi proposti, i servizi concorrenti non godrebbero della stessa visibilità garantita a Shopping sul motore di ricerca, rendendo di fatto vana l’azione del sistema introdotto.

Il modello è definito incompatibile con il concetto di shopping comparativo. Lo è altrettanto il sistema di incentivi offerti da Google alle agenzie di advertising che, anziché tentare di assicurarsi visibilità partecipando alle aste, scelgono di investire con modalità del tutto simili a quanto fanno i servizi di comparazione.

Ancora, il reindirizzamento diretto dei potenziali acquirenti alle pagine degli store e delle piattaforme che vendono i prodotti, saltando di fatto l’intermediazione dei servizi di comparazione, crea a questi ultimi un danno derivante dall’impossibilità di generare valore. Le ripercussioni negative di un simile impianto si ripercuotono anche sugli utenti-clienti, in quanto Google favorisce la visualizzazione di inserzioni che spesso non portano alla migliore delle offerte disponibili né al più valido dei commercianti, ma solo alle pagine di chi è disposto a investire di più per emergere nei risultati di una ricerca per un prodotto specifico.

Non solo gli utenti di Google finiscono inevitabilmente con pagare prezzi più alti di quanto dovrebbero per i prodotti, ma spesso sono mantenuti del tutto all’oscuro dell’esistenza dei servizi di comparazione per lo shopping.

I firmatari

I 14 firmatari includono i responsabili di alcuni dei principali servizi attivi sul territorio europeo. Il loro è un appello rivolto alla Commissione Europea per far sì che vengano esaminate le iniziative messe in campo da Google in seguito alla decisione del giugno 2017, così come la loro efficacia. Ecco l’elenco completo di chi ha sottoscritto la lettera inviata a Margrethe Vestager.

  • Frédéric Lambert, fondatore e CEO di Acheter-moins-cher.com;
  • Philipp Schrader, CEO di Comparado (Preis.de);
  • Shivaun Raff e Adam Raff, CEO e co-fondatori di Foundem;
  • Albrecht von Sonntag e Philipp-Christopher Peitsch, CEO di Idealo;
  • Paulo Pimenta, CEO di KuantoKusta;
  • Michael Röcker, CEO di LionsHome;
  • Nicklas Storåkers, CEO di PriceRunner;
  • Peter Greberg, CEO di Prisjakt-PriceSpy;
  • Doug Scott e Alex Major, fondatore e CEO di RedBrain.com;
  • Bernd Vermaaten, CEO di Solute (Billiger.de);
  • Nicolas Le Borgne, CEO di StyleLounge;
  • Ben Kerkhof, CEO di Vergelijk (Compare Group);
  • Johannes Kotte e Robert Maier, CEO di Visual Meta (Ladenzeile-ShopAlike);
  • James Cunningham, CEO e co-fondatore di Yroo.

La replica di Google

La replica di Google non si è fatta attendere ed è stata affidata da un portavoce del gruppo di Mountain View alla redazione del sito Sky News.

Abbiamo ottemperato alla disposizione della Commissione Europea. Permettiamo a tutti i servizi di comparazione per lo shopping di competere in modo uguale per mostrare le inserzioni dei mercanti sulle pagine del motore di ricerca di Google.

Una posizione in linea con quanto sempre sostenuto dall’azienda californiana, che nel caso in cui la Commissione Europea dovesse ritenere le misure introdotte non conformi con la propria decisione, potrebbe trovarsi a dover sborsare fino al 5% del fatturato della parent company Alphabet a livello globale, dal giorno dell’ufficializzazione a oggi. In ogni caso, bigG ribalta il punto di vista di chi ha firmato la lettera sostenendo come l’impegno profuso abbia portato all’ottenimento di risultati concreti.

Per aiutare a incrementare la consapevolezza tra i mercanti che non sono a conoscenza di queste nuove opportunità stiamo al momento offrendo loro incentivi per collaborare con i servizi di comparazione per lo shopping. Dopo un anno, sia i servizi che esistevano prima della disposizione sia quelli nuovi stanno partecipando con successo.

Fonte: Search Neutrality

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