Il no dell'Europa al riconoscimento facciale?

La Commissione Europea valuta la possibilità di mettere al bando i sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per i prossimi cinque anni.
La Commissione Europea valuta la possibilità di mettere al bando i sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici per i prossimi cinque anni.

Algoritmi per il riconoscimento facciale e privacy, torniamo a parlarne oggi per via della comparsa di un report secondo il quale a Bruxelles si sta valutando l’ipotesi di mettere al bando l’impiego di questi sistemi nei luoghi pubblici di tutta Europa per un lasso di tempo che va da tre a cinque anni. Un ban temporaneo, ritenuto da alcuni necessario affinché si possano valutare i rischi e adottare contromisure adeguate, a livello sia legislativo sia tecnologico.

Riconoscimento facciale in pubblico: l’Europa pensa al ban

Secondo la redazione di BBC che ha pubblicato il rumor la Commissione Europea avrebbe preparato un documento da 18 pagine in cui sono raccolte le criticità fin qui emerse e le linee guida da seguire al fine di scongiurare potenziali abusi. Vi sono contenuti riferimenti agli obblighi da imporre sia agli sviluppatori sia agli utenti.

L’obiettivo è quello di sgombrare il campo dall’ipotesi che nel vecchio continente possano manifestarsi scenari come quelli visti in Cina e descritti più volte anche su queste pagine. Nel paese asiatico è ad esempio obbligatorio sottoporsi alla scansione del viso per acquistare una SIM, quando ci si reca in farmacia e più in generale per ragioni legate alla sorveglianza. Come sempre si è di fronte al bisogno di trovare un equilibrio tra il garantire che la tecnologia possa essere impiegata in modo virtuoso e l’esigenza di impedirne utilizzi malevoli o non rispettosi della collettività.

Già in passato l’Europa ha manifestato l’intenzione di introdurre dei paletti. Timori simili sono emersi anche oltreoceano dove esperti di privacy e cybersecurity hanno invocato un intervento delle autorità. Tra i fattori considerati alcuni comportamenti discriminatori da attribuire agli algoritmi (la responsabilità è in primis della composizione dei dataset impiegati per istruirli).

Restando negli USA, proprio ieri Sundar Pichai (numero uno di Google e della parent company Alphabet) ha chiesto un approccio condiviso alla definizione di nuove regole per l’intelligenza artificiale, con un riferimento diretto proprio al riconoscimento facciale.

Fonte: BBC
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