Ieri, la redazione di Report ha anticipato il tema della prossima puntata: la presenza di software spia sui PC dei magistrati. Ranucci e i suoi collaboratori affermano di avere tra le mani documenti e testimonianze tali da poter dimostrare un’attività di sorveglianza che va avanti dal 2019, quando sui computer è stato installato il programma ECM (Endpoint Configuration Manager) di Microsoft, condotta a totale insaputa di chi è monitorato.
Giustizia spiata: parla Bonafede
Un nuovo post su Facebook condiviso dalla pagina della trasmissione dà parola ad Alfonso Bonafede, all’epoca ministro della giustizia. Declina ogni responsabilità per quanto riguarda la scelta di installare il software, poiché al di fuori della sua area di competenza e delle sue mansioni.
No, nessuna questione relativa a questo ECM è stata sottoposta alla mia attenzione, né tantomeno in termini di scelta di questa piattaforma. Il ministro ha una funzione di indirizzo politico-amministrativo. In questo caso, proprio per definizione, sono scelte molto tecniche.
Incalzato sui potenziali rischi per la sicurezza dell’intero sistema giustizia, afferma di non esserne stato a conoscenza.
Allora, se fosse emersa una problematica di questo tipo, che mi sembra abbastanza delicata, chiaramente avrei chiesto degli approfondimenti, in che modo viene minata la sicurezza dell’attività dell’amministrazione. Questo è un fatto abbastanza fondamentale. Poi, stiamo parlando della giustizia italiana.
La posizione dell’attuale ministro
Non si è fatta attendere nemmeno la replica a Report dell’attuale ministro, Carlo Nordio. Attraverso un comunicato ufficiale ha definito accuse surreali
quanto sostenuto dalla trasmissione.
Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa.
La testimonianza di un giudice
Anche su quest’ultimo punto, la redazione dichiara di essere in possesso di prove tali da dimostrare il contrario, facendo riferimento alla possibilità di accedere da remoto senza avvisare l’utente, visto che la richiesta di consenso può essere disattivata
. A questo si aggiunge la testimonianza del giudice Aldo Tirone, venuto a conoscenza dei fatti grazie alla confidenza di un tecnico informatico.
Mi ha detto che sui nostri computer è installato un sistema che consente, all’insaputa dell’utente, di essere spiato.
Ha autorizzato un test sul proprio computer, confermando la possibilità di controllarlo senza che mai compaia alcuna finestra di autorizzazione. Questo pone inevitabilmente domande legittime sull’integrità della segretezza delle indagini.