Facebook: più privacy per tutti

Il social network raggiunge quota 350 milioni di utenti e il suo creatore parla di importanti cambiamenti nella struttura. Con un occhio di riguardo alla tutela dei dati personali. Che, a detta di alcuni, non è sufficiente
Il social network raggiunge quota 350 milioni di utenti e il suo creatore parla di importanti cambiamenti nella struttura. Con un occhio di riguardo alla tutela dei dati personali. Che, a detta di alcuni, non è sufficiente

Facebook cresce e raggiunge quota 350 milioni di utenti: un numero considerevole se si pensa alle poche decine di studenti di Harvard che nel 2004 scelsero di comunicare attraverso quello che sarebbe poi diventato il social network più popolare del Web. Commentando questo traguardo sul blog ufficiale , il fondatore Mark Zuckerberg ha annunciato alcuni cambiamenti che prossimamente coinvolgeranno il social network.

Quella che viene paventata pare essere una vera e propria ristrutturazione , ma ciò che balza all’occhio sono i nuovi sistemi di tutela della privacy .

Zuckerberg ha sottolineato come ormai il crescente numero di utenti abbia di fatto annullato l’efficacia di alcune protezioni come i network regionali, utili in principio quando riunivano poche centinaia di persone e consentivano la condivisione di alcuni dati anche con chi non fosse amico . Oggi queste reti zonali sono affollate da milioni di persone che, come afferma Zuckerberg, difficilmente si conoscono tutte.

Pertanto è stato deciso di cancellare questi network, giudicati non più adatti alla conformazione del sempre più popolato social network. Verranno introdotte nuove modalità, di cui ancora non si conoscono le caratteristiche, per il controllo del materiale che si immette nel flusso di dati.

Evidentemente queste modifiche erano state pianificate già da qualche tempo, tuttavia un’associazione di consumatori norvegesi, Forbrukerrådet, sta progettando di portare Facebook alla sbarra in quanto opererebbe in totale anarchia, ignorando le più basilari norme civili: principi generali che, secondo il portavoce Hans Marius Graasvold, devono essere rispettati anche sul Web.

Giorgio Pontico

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02 12 2009
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