Molti utenti attendono Black Friday e Cyber Monday per gli acquisti online, sperando di trovare offerte interessanti. I risultati di un’indagine effettuata dalla Commissione europea insieme alle autorità di 23 paesi membri (più Islanda e Norvegia) evidenziano però una serie di scorrettezze da parte dei commercianti, tra cui l’errata visualizzazione degli sconti. È stata quindi riscontrata la violazione di due direttive.
Falsi sconti per il 30% dei commercianti
Allo screening hanno partecipato le autorità di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia, oltre a Islanda e Norvegia. L’obiettivo era valutare se sconti e pratiche tariffarie durante i principali eventi di vendita, come il Black Friday e il Cyber Monday, fossero conformi al diritto dei consumatori dell’UE.
Le autorità, parte della rete Consumer Protection Cooperation (CPC), hanno esaminato 314 commercianti online, rilevando che il 30% di essi ha fatto riferimento agli sconti in modo errato durante le vendite. La Price Indication Directive prevede che il prezzo di riferimento deve essere il prezzo più basso applicato negli ultimi 30 giorni. Sono state riscontrate anche diverse tattiche di vendita scorrette:
- Il 36% dei commercianti ha tentato di aggiungere articoli opzionali al carrello dei consumatori e 4 su 10 lo hanno fatto senza chiedere chiaramente il consenso
- Il 34% ha visualizzato i confronti dei prezzi, ma 6 su 10 di questi non hanno spiegato chiaramente il riferimento per il confronto
- Il 18% ha utilizzato tecniche di vendita sotto pressione, ad esempio sostenendo che un prodotto si sta esaurendo o utilizzando timer per il conto alla rovescia. Una tecnica di vendita sotto pressione può essere considerata fuorviante quando la sua affermazione di scarsità è falsa
- Il 10% ha utilizzato il metodo “drip pricing”, applicando costi extra o aggiunti in ritardo nel processo di acquisto, come le spese di spedizione o di servizio
Queste sono pratiche commerciali illegali in base alla Unfair Commercial Practices Directive. Le autorità nazionali possono ora avviare azioni nei confronti delle aziende interessate.