FBI: il malware delle banche parla cinese

Sarebbero circa 11 i milioni di dollari trasferiti negli ultimi anni verso i conti aperti da società operanti in Cina. Trafugate le credenziali d'accesso ai servizi bancari di piccole e medie imprese a stelle e strisce

Roma – A rischio sarebbero le credenziali d’accesso ai servizi bancari di migliaia di piccole e medie imprese, minacciate dalle attività di phishing di un gruppo di scammer operativi a livello internazionale. Questo, in estrema sintesi, l’allarme lanciato dai vertici del Federal Bureau of Investigation (FBI).

E sarebbero circa 11 i milioni di dollari persi da svariate società statunitensi, attaccate negli ultimi anni da malware come ZeuS , Backdoor.bot e Spybot . I cybercriminali avrebbero trasferito imponenti quantità di denaro – fino a quasi 1 milione di dollari in una sola transazione – verso i conti aperti da aziende in terra cinese.

Stando al documento diramato dai federali, tra il marzo 2010 e l’aprile 2011 ci sarebbero state almeno 20 intrusioni informatiche mirate all’ottenimento dei dati d’accesso ai servizi bancari delle varie società a stelle e strisce. Numerose email fraudolente avrebbero dunque permesso agli scammer di trasferire denaro verso società cinesi .

Sempre secondo le analisi dell’FBI, queste società avrebbero aperto conti bancari presso vari istituti asiatici, tra cui la Banca Nazionale Cinese e la Banca dell’Agricoltura Cinese. Rimangono tuttora avvolte nell’oscurità le reali identità degli scammer coinvolti nelle operazioni di trasferimento illecito del denaro.

Nel frattempo, un altro documento diramato dal Department of Justice (DoJ) ha puntato il dito contro numerose agenzie controllate dallo stesso FBI. Circa 36 agenti intervistati avrebbero mostrato una significativa incompetenza nelle abituali pratiche legate alla cybersecurity e alla lotta contro i più svariati attacchi informatici.

Mauro Vecchio

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