FBI indaga sulla violazione di Jeff Bezos

Avviata un'indagine Federal Bureau of Investigation sulla violazione del telefono personale di Jeff Bezos, il numero uno di Amazon.
Avviata un'indagine Federal Bureau of Investigation sulla violazione del telefono personale di Jeff Bezos, il numero uno di Amazon.

Le autorità statunitensi hanno accolto l’invito dell’ONU e avviato un’indagine per fare chiarezza su quanto accaduto allo smartphone di Jeff Bezos. Stando a un articolo del Guardian, l’FBI si è mossa al fine di capire se la responsabilità possa o meno essere attribuita a Mohammed bin Salman, figlio del re Salman e principe ereditario dell’Arabia Saudita. Secondo una delle ipotesi circolate di recente il video MP4 contenente un malware e responsabile della violazione sarebbe partito dal suo dispositivo.

Jeff Bezos: indagine FBI sulla violazione

La scorsa settimana si è parlato della possibilità che a trasmettere alla testata National Enquirer le informazioni personali sul conto del CEO Amazon sia stato Michael Sanchez, fratello di Lauren Sanchez, presunta nuova partner dell’uomo più ricco al mondo. La loro pubblicazione, tra le altre cose, ha influenzato il divorzio multimiliardario dalla ormai ex moglie MacKenzie Tuttle.

Stando alle informazioni trapelate, Bezos sarebbe stato ascoltato già nell’aprile scorso dall’FBI con l’obiettivo di capire se l’azione sia stata o meno compiuta attraverso il software Pegasus sviluppata dall’israeliana NSO, capace di sfruttare una vulnerabilità di WhatsApp (ora risolta) per sottrarre dati dallo smartphone della vittima. La software house ha già negato un proprio coinvolgimento nella vicenda.

Al vaglio del Federal Bureau of Investigation anche l’ipotesi che un simile attacco possa essere stato perpetrato ai danni di altri nomi importanti di grandi aziende statunitensi. Le finalità potrebbero essere le più differenti: dal furto di segreti industriali al ricatto personale. Ricordiamo che secondo WhatsApp, nel periodo aprile-maggio 2019, sfruttando Pegasus i cracker sono stati in grado di compromettere i dispositivi di circa 1.400 utenti prima che il problema fosse risolto.

Fonte: The Guardian
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