Altro giro, altra giornata nera per Bitcoin. Quella che sta per concludersi verrà ricordata come una delle settimane più negative di sempre nella storia della criptovaluta, iniziata già nello scorso weekend con un primo crollo. Il rimbalzo atteso dagli investitori e promesso da una parte degli analisti non c’è stato, almeno per ora: il prezzo è tornato ai livelli del settembre 2024, bruciando tutto il guadagno accumulato in quasi un anno e mezzo.
Bitcoin è tornato ai livelli del settembre 2024
Nel momento in cui scriviamo e pubblichiamo questo articolo è scambiato a poco più di 64.900 dollari. Nelle ultime 24 ore è andata anche peggio, scendendo fino a toccare i 60.200 dollari. L’asset ha perso l’8% rispetto a ieri. Il grafico qui sotto fotografa l’andamento nell’ultimo mese e sintetizza bene il periodo.

Non è semplice trovare e spiegare le ragioni del crash, anche se analisti e addetti ai lavori sembrano indaffarati a cercarle ovunque, nelle oscillazioni di dollaro e yen, nell’incertezza sul fronte normativo e nei fondi di Hong Kong, fino a citare timori legati sicurezza quantistica. Con tutta probabilità, la verità è molto più semplice ed evidente di così: la flessione ha spaventato (e sta continuando a farlo) chi ha messo Bitcoin nel suo portafoglio e ora preferisce vendere per evitare guai peggiori.
Il consiglio è lo stesso di sempre: non fidarsi delle previsioni, qualunque sia la fonte. Guardare con sospetto chi promette un’inversione di tendenza dietro l’angolo, l’imprevedibilità di questi asset è essa stessa la caratteristica che li ha trasformati in strumenti speculativi, sui quali monetizzare creando plusvalenze.
Senza troppe soprese e seguendo una dinamica ben nota, l’ennesimo tonfo di BTC ha trascinato ulteriormente verso il basso anche le altre criptovalute. Hanno perso ancora terreno ETH (-8,9% nelle ultime 24 ore, -22,9% in una settimana), BNB (-9,7%, -27,3%), XRP (-9,1%, -25,2%), SOL (-12,2%, -32,4%) e DOGE (-10,1%, -21,6%) solo per fare alcuni esempi.