Firma elettronica e documenti contabili

di Fulvio Sarzana di S.Ippolito (lidis.it) - Oggi si possono conservare su CD o DVD i dati contabili potendo anche arrivare a buttare la carta. Ma si rischia il conflitto con le norme precedenti. Ecco perché


Roma – Mentre ferve il dibattito in rete sulla reale portata della firma elettronica e della firma digitale, scatenatasi a seguito di un provvedimento del giudice di Cuneo che ha riconosciuto la validità, come prova scritta, della e-mail ai fini della concessione di un decreto ingiuntivo, una norma, sembra dare ragione a coloro i quali ritengono che nel nostro ordinamento la firma elettronica (che potrebbe a mio avviso e a quello dell’avv. Andrea Lisi su questa rivista, anche essere considerata PW e ID) abbia una funzione residuale, ovvero serva a ben poco rispetto alla ben più importante firma elettronica avanzata o qualificata (sulle diverse distinzioni vedi il mio articolo su questa rivista ).

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n 27 del 3 febbraio 2004 del Decreto del Ministero dell’Economia del 23 gennaio 2004, sono state dettate le norme per la conservazione informatica dei dati contabili .

Il provvedimento è molto importante per le aziende perchè viene eliminato il paradosso secondo il quale l’archiviazione dei dati contabili potesse avvenire in forma elettronica (su un CD o un dischetto per intenderci) ma la conservazione degli stessi dati dovesse avvenire in forma cartacea per tutto il periodo previsto per l’accertamento.

Quindi, oggi, un’azienda può conservare su dischetto o compact disc o DVD i dati contabili e se usa la firma elettronica qualificata e, nel rispetto delle regole che l’AIPA (oggi CNIPA ) ha stabilito con la delibera 42/2001 (peraltro in fase di aggiornamento), può anche buttare la carta perchè a richiesta degli organi competenti può esibire il documento informatico con piena validità legale.

Se la soluzione appare soddisfacente per la realizzazione della piena informatizzazione delle attività aziendali legate agli adempimenti tributari, qualche dubbio è generato dal coordinamento con le norme esistenti.

Come si ricorderà infatti l’art 10, secondo comma del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” statuisce che “Il documento informatico, sottoscritto con firma elettronica, soddisfa il requisito legale della forma scritta. Sul piano probatorio il documento stesso è liberamente valutabile, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità e sicurezza. Esso inoltre soddisfa l’obbligo previsto dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile e da ogni altra analoga disposizione legislativa o regolamentare”.

Ai sensi dell’art. 2214 del Codice Civile l’imprenditore che esercita un’attività commerciale deve tenere il libro giornale, il libro degli inventari e le altre scritture contabili richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa. Fino al Decreto odierno, e sulla base di queste norme, abbiamo creduto che una qualsiasi firma elettronica (ivi compresa ad esempio PW e ID) associata ad un documento informatico potesse essere valida ad asseverare i dati della contabilità aziendale.

Oggi invece il Decreto in questione ci dice che, ai fini contabili, i documenti informatici debbano essere muniti di “sottoscrizione elettronica e di marca temporale” e poichè la sottoscrizione elettronica viene definita al punto b dell’art 1 come “L’apposizione della firma elettronica qualificata” è ovvio comprendere che questi adempimenti debbano essere adottati con firma elettronica qualificata e non con firma elettronica semplice.

Se vi fossero ulteriori dubbi sul fatto che la firma elettronica semplice non abbia ricevuto alcun rilievo dal Decreto in questione basta analizzare il successivo Art 3 dello stesso Decreto che stabilisce: “I documenti informatici rilevanti ai fini tributari: b) sono emessi, al fine di garantirne l’attestazione della data, l’autenticità e l’integrità, con l’apposizione del riferimento temporale e della sottoscrizione elettronica; quindi con firma qualificata.

Ma la norma forse più preoccupante dell’intero decreto è il successivo art 4, comma 3, laddove si stabilisce che “Il processo di conservazione digitale di documenti analogici originali avviene secondo le modalità di cui al comma 1 e si conclude con l’ulteriore apposizione del riferimento temporale e della sottoscrizione elettronica da parte di un pubblico ufficiale per attestare la conformità di quanto memorizzato al documento d’origine .

Questo significa in pratica che ogniqualvolta un imprenditore decida di conservare le scritture contabili originali cartacee su supporto magnetico, ad esempio un CD, sia costretto a recarsi presso un pubblico ufficiale (o un notaio) e farsi apporre il “visto” digitale per attestare la conformità di quanto memorizzato al documento d’origine e tutto ciò non in vista di un accertamento o per altri motivi ma solo ed esclusivamente per la conservazione del documento.

Se l’obiettivo di una semplificazione tecnologica è l’abbattimento dei prezzi e il miglioramento della vita dell’impresa è lecito dubitare che quest’obbligo così come è stato formulato determini un possibile aumento dei costi per l’impresa più che una diminuzione e una duplicazione di procedure non necessarie.

Se questo è il contesto ci sorgono alcuni dubbi :

1) Possibile che (restando nel campo fiscale) ad esempio le dichiarazioni telematiche dei redditi spedite in precedenza senza la firma elettronica qualificata, che potevano essere equiparate alla firma elettronica e quindi alla forma scritta, siano carta straccia, con l’ulteriore conseguenza che se io sono sottoposto ad accertamento tributario per il periodo di tempo nel quale i commercialisti non hanno usato la firma digitale (o la firma avanzata o qualificata) per l’invio telematico, posso tranquillamente negare di fronte al giudice tributario, sulla base del decreto odierno, di aver mai inviato quella documentazione o di averne asseverato il contenuto?

2) A cosa serve la firma elettronica semplice prevista dall’art 10, secondo comma, del dPR 445 del 2000 espressamente prevista per la tenuta dei libri contabili, per il rinvio che la stessa norma fa all’art 2214 del codice civile, se il Decreto odierno non ne prevede l’uso e anzi prescrive l’utilizzo della firma qualificata?

E allora le ulteriori domande sorgono spontanee:

1) Se la firma elettronica semplice non esiste per il legislatore o non è considerata abbastanza sicura perchè è stata introdotta ?

2) Perché ne è stato prescritto l’uso per i documenti contabili dal secondo comma dell’art 10 del dPR 445 e successivamente, oltretutto con una norma di rango inferiore (il Decreto Ministeriale rispetto al Decreto del Presidente della Repubblica) ne è stato di fatto eliminata, a fini di accertamento contabile, l’esistenza.
E, sopratutto, possibile che un giudice ammetta “candidamente” l’esistenza in Tribunale di un qualcosa che molti (ed in primo luogo il Legislatore dopo averla introdotta) fanno a gara a nascondere come una vergogna: la firma elettronica semplice ?

Si ripropone a questo punto una drammatica domanda: chi ha ragione? Il Parlamento o i Giudici?

avv. Fulvio Sarzana di S.Ippolito
www.lidis.it

dello stesso autore:
Profili giuridici delle firme elettroniche

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  • Anonimo scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro
    che copyright hai su un software gpl ????e' ovvio che per fare una causa per violazione della gpl devi detenere il (C)loro vi hanno detto di dargli il (C) sul prodotto da voi realizzatoche succede se la EFF vince la causa ?che riavete indietro il vostro software, e potete continuare a svilupparlo.non si possono aproppiare di un software gplcomunque hanno ragione loromeglio cedere il (C) alla EFF che lasciarlo in mano alo rende closed sourcecomunque voi dovreste avere i sorgenti dei plugin
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma siete tutti impazziti ?
  • Anonimo scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro
    -
    Mi dispiace, ma non è assolutamente
    vero e l'ho vissuto in prima persona.
    Ho partecipato allo sviluppo di un programma
    di IM rilasciato sotto licenza GPL chiamato
    Miranda (miranda-im.org) sia per quel che
    riguarda il programma, sia per i suoi
    plugins. Miranda? Stai attento, Tinto Brass potrebbe citarti in tribunale! eh he! ;)
  • Anonimo scrive:
    aberrazioni !
    sbaglio o questa della registrazione "furba" dei marchi è una delle tante aberrazioni cui stiamo assistendo, causate dal voler dare troppa forza a concetti come "copyright", "marchio proprietario", ecc ...Se ci pensiamo, è quello che sta succedendo con:- il concetto di brevettabilità dei sw- la causa di Eolas (carneade chi sono questi ?) contro Microsoft per i plugin del browser- un vecchio tentativo di British Telecom di brevettare il link !- Lindows e Windows- la Apple ...Adesso anche questi della Firstway Medien GmbH, che mi viene il dubbio sia una società nata per combattere certe battaglie ... con ogni mezzo ... Alla fine credo che debba prevalere il principio del "public domain".
  • Anonimo scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro

    vessatoria che Richard M. Stallman non cita
    quando va ai convegni e invita la gente a
    rilasciare software sotto licenza GPL e
    questo mi sembra molto scorretto.Vero, e' scorretto, pero' nel sito della FSF c'e' scritto:http://www.fsf.org/licenses/gpl-violation.html"But, we cannot act on our own if we do not hold copyright."
  • Anonimo scrive:
    sporchi approfittatori!!!
    certa gente dovrebbe solo vergognarsi... spero che vadano tutti in malora... :::::
  • Anonimo scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro
    - Scritto da: paulatz
    Capisco la tua sensazione, ed di certo non
    deve essere piacevole, ma non credo che la
    FSF abbia chiesto di avere il copyright per
    avidità, semplicemente non è
    possibile portare in tribunale la protezione
    di un copyright che non si possiede.Ti ringrazio della solidarietà, ma quel che dici non sta né in cielo né in terra! :-(In tribunale sono gli avvocati ad andarci e non sono certo loro a possedere il copyright dei software che difendono. Se non fosse così, portare in tribunale un proprio software significherebbe regalarlo al proprio avvocato...Pertanto, così come gli avvocati della FSF non detengono i copyright dei software della FSF (rilasciati sotto GPL), non detengono i copyright del mio software (ugualmente rilasciato sotto GPL), ma i primi li difendono, il secondo no.Cedere il proprio copyright, qualsiasi siano gli intenti, è una clausola vessatoria che Richard M. Stallman non cita quando va ai convegni e invita la gente a rilasciare software sotto licenza GPL e questo mi sembra molto scorretto.Hrk
  • paulatz scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro
    - Scritto da: Anonimo[cut]
    Eppure dicono sempre e solo "Dite ai vostri
    amici di usare la GPL!", lo scherzetto del
    copyright te lo dicono solo dopo. Non mi
    stupisce quindi leggere sul sito di RMS o
    della FSF che di casi di violazione della
    GPL non ne sia arrivato nessuno in
    tribunale... ho capito il perché! :(Capisco la tua sensazione, ed di certo non deve essere piacevole, ma non credo che la FSF abbia chiesto di avere il copyright per avidità, semplicemente non è possibile portare in tribunale la protezione di un copyright che non si possiede.E poi essendo sotto GPL non è che cedendo il copyright a qualcun'altro si perde il possesso dell'opera.

    Hrk
  • Anonimo scrive:
    Re: ...ma la FSF si occupa d'altro
    - Scritto da: Anonimo
    La FSF si occupa essenzialmente di diritto
    d'autore, usato per garantire che il
    software libero resti tale. Se viene
    scoperta una violazione della licenza GPL,
    per esempio, la FSF darà il suo
    supporto legale agli autori del software
    violato.Mi dispiace, ma non è assolutamente vero e l'ho vissuto in prima persona.Ho partecipato allo sviluppo di un programma di IM rilasciato sotto licenza GPL chiamato Miranda (http://miranda-im.org) sia per quel che riguarda il programma, sia per i suoi plugins. Tempo addietro (i dati si trovano nella homepage indicata), il programma ed una decina di plugins (tra cui tre dei miei) sono stati raggruppati in un "programma" chiamato "ZeezIM" rimuovendo il testo del nostro copyright, rimuovendo la licenza GPL e rimuovendo ogni porzione di codice che mostrasse il nome degli autori dei plugin.Gli autori del "rip" sono stati contattati e hanno reagito in malo modo (minacce telefoniche!) alché abbiamo contattato la FSF, la cui risposta è stata (sinteticametne) "Avete due possibilità: gli date battaglia legale voi, oppure ci cedete il copyright e ci pensiamo noi."Dover cedere il copyright di quanto si sia scritto non è una cosa molto bella o... "libera" e nessuno degli autori ha voluto farlo (sia per il programma, sia per i plugins).La FSF e Richard M. Stallman dovrebbero smetterla di dire "Dite ai vostri amici di usare la GPL!" ma dovrebbero iniziare a dire "Usate la GPL e cedeteci il copyright di quel che scrivete, così facciamo prima quando la GPL verrà (immancabilmente se il programma è buono, vedi anche http://mplayerhq.hu/ ad esempio) violata. Mi raccomando, il copyright a noi, altrimenti non vi difendiamo! Capito? Dovete RINUNCIARE al VOSTRO copyright."Eppure dicono sempre e solo "Dite ai vostri amici di usare la GPL!", lo scherzetto del copyright te lo dicono solo dopo. Non mi stupisce quindi leggere sul sito di RMS o della FSF che di casi di violazione della GPL non ne sia arrivato nessuno in tribunale... ho capito il perché! :-(Hrk
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma in questi casi non fa fede la dat
    - Scritto da: HellBoy
    Sono ignorante in materia, ma - ribadisco il
    mio dubbio - in questi casi non fa fede la
    data di "primo utilizzo"? Si esatto, non è obbligatorio registrare il marchio presso un ente. Basta anche spedirlo a se stesso in una busta sigillata con ceralacca (te la mette la posta con un timbro).Oppure bastano anche dei testimoni o qualunque cosa che dimostri la data di registrazione.
  • Anonimo scrive:
    marchi
    Sarebbe interessante sapere se il marchio è stato registrato come marchio europeo o secondo le norme tedesche.In entrambi i casi dovrebbe comunque essere salvo il diritto al
  • HellBoy scrive:
    Ma in questi casi non fa fede la data?
    Sono ignorante in materia, ma - ribadisco il mio dubbio - in questi casi non fa fede la data di "primo utilizzo"? A parte che non sono riuscito a capire se la registrazione del marchio da parte della Firstway Medien GmbH è avvenuta prima o dopo della creazione del programma.Se così non fosse, e cioè se fosse palese l'atteggiamento puramente speculativo da parte di Firstway Medien GmbH, quale tribunale darebbe loro ragione?Dubbio fanta-paranoide - ma fino a un certo punto: non è che dietro 'sta benedetta Firstway Medien GmbH c'è lo zampino di qlc major che foraggia la mandria di avvocati?Saluti
  • Anonimo scrive:
    bravo ivan.
    hai fatto bene a fare l'articolo e a dare il tuo sopporto.e loro a creare il sito per spiegare.ora però bisogna inventarsi qualcosa per fare i programmi, usarli e fotterli tutti in modo che non possano registrare marchi del cazzo!maledetti tanardi!!!!
  • Anonimo scrive:
    Re: La FSF dovrebbe servire a questo...
    in casi come questo, gente come Alanis Morrisette non si schiera contro i cybersquatter.Frasi come "non lo faccio per soldi, ma perchè è giusto combattere i cybersquatter" non escono mai quando sono in ballo le cose free.Speriamo bene. Da questa sentenza, potrebbe cambiare il destino dell'open source.
  • Anonimo scrive:
    La FSF dovrebbe servire a questo...
    In questi casi la FSF dovrebbe supportare gli sviluppatori,non e' possibile farsi fregare cosi' da certi squatter...
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