Flash, un (non troppo) lungo addio

Secondo un report la presenza online del codec Adobe si è dimezzata in 12 mesi. Le sacche più resistenti restano quelle dei grandi siti, ma non dureranno a lungo
Secondo un report la presenza online del codec Adobe si è dimezzata in 12 mesi. Le sacche più resistenti restano quelle dei grandi siti, ma non dureranno a lungo

Non c’è futuro per Adobe Flash: lo certificano i numeri di Encoding.com , che in un report ( disponibile qui ) sui formati adottati dai media online per veicolare i contenuti mostrano un dimezzamento delle quote per il vecchio formato Macromedia anno su anno. Il futuro è fatto ovviamente di HTML5 e nuovi sistemi di compressione come H.265 e WebM , ma la novità principale è che il calo di Flash è più repentino di quanto molti si aspettassero e ormai la resistenza principale al cambiamento resta confinata a pochi specifici grandi domini che non hanno ancora completato la transizione alle nuove tecnologie.

Il report di Encodig.com parla esplicitamente di “Flash Video on life support”, ovvero descrive Flash come un malato terminale: nel corso del 2015 la sua presenza online come contenitore dei video è calata bruscamente dal 21 a 6 per cento, e il pronostico contenuto nel documento fissa a 2 anni il limite ultimo prima di vedere Flash sparire completamente all’orizzonte. Nel computo vengono sommate alla quota Flash anche i video di fatto codificati con altre tecnologie (H.264 su tutte) ma incapsulati in un contenitore Flash per questioni di retrocompatibilità o per esigenze particolari in fatto di gestione dei diritti sui contenuti ( come accade per esempio su Hulu ).

Un’altra sfida appassionante è quella tra i codec emergenti , con un testa a testa tra la tecnologia Google di WebM e il successore del fin qui popolare H.264 denominato poco fantasiosamente H.265 : in questo momento ad H.265, conosciuto anche come HEVC, manca una spinta decisa che può venire solo dall’adozione da parte di un grosso nome dell’industria, mentre WebM gode ovviamente del sostegno dei suoi creatori a Mountain View che lo hanno introdotto su YouTube in tandem con HTML5. Apple per ora ha lavorato con HEVC su alcune piattaforme, tra l’altro per la gestione dei flussi video di Facetime, ma a Cupertino non si sono ancora sbilanciati: col progredire della diffusione dei video in risoluzione 4K, tuttavia, i produttori di smartphone dovranno senz’altro fare una scelta (HEVC pesa meno per minuto di girato rispetto al vecchio H.264) che influenzerà questa sfida.

Si tratta comunque di una questione là da venire, visto che per ora la risoluzione 1080p (FullHD) resta saldamente in testa alla classifica di preferenze : la metà dei video viene erogata in questo formato, un altro 38 per cento è fruito in risoluzione HD (720p) e solo l’8 per cento delle visualizzazioni arriva all’UHD (4K). Naturalmente poi c’è il confronto tra i protocolli per lo streaming, un altro campo di battaglia non da poco: HLS va alla grande visto il supporto di Android, segue SmoothStreaming a sua volta tallonato da DASH (che è parte di HTML5). Il fatto che il protocollo più usato nei browser desktop arrivi solo terzo dice molto anche dei dispositivi di fruizione attraverso i quali transitano i video oggi, ed è anche questo un valore su cui riflettere.

Il dato più rilevante rimane comunque il calo di Flash , che ormai è praticamente visto da tutti come un retaggio del passato ( anche da Adobe ): finalmente questa tecnologia obsoleta dovrebbe avviarsi verso la definitiva scomparsa, a tutto vantaggio dell’interoperabilità e delle performance. La rivoluzione mobile, come predetto da Steve Jobs , non ha risparmiato questo formato.

Luca Annunziata

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28 01 2016
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