Francia, il Terrore e il terrorismo

Francia, il Terrore e il terrorismo

Non sono chiari i contenuti che hanno fatto scattare la censura imposta agli ISP, mancano i bilanciamenti democratici e si parla già di estendere tale possibilità ad altri contenuti, come quelli pro-ana
Non sono chiari i contenuti che hanno fatto scattare la censura imposta agli ISP, mancano i bilanciamenti democratici e si parla già di estendere tale possibilità ad altri contenuti, come quelli pro-ana

Le autorità francesi hanno bloccato i primi siti per apologia di terrorismo senza bisogno della revisione della richiesta da parte di un giudici, in applicazione della nuova legge, approvata all’indomani della strage della redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, che permette tale tipo di azione nei confronti dei contenuti che inneggiano al terrorismo e di quelli pedo-pornografici.

Al momento sembrano essere cinque i siti Web accusati di essere pro-jihad e per questo bloccati .
Tra questi vi è il sito contenente i dispacci dell’ISIS e Islamic-news.info , inaccessibile da ieri e per cui i netizen vengono reindirizzati – da alcuni ISP – su una pagina statica dove figura un messaggio del Ministero degli Interni che spiega che il sito “aveva contenuti terroristici o faceva apologia pubblica di atti di terrorismo” e che è stato bloccato per “proteggere gli internauti da contenuti violenti o contrari alla legge”.

Tecnicamente si tratta di un blocco via DNS che gli Internet Service Provider sono obbligati ad adottare entro 24 ore dalla richiesta delle autorità: il tutto senza passare al vaglio del potere giudiziario.

Il blocco non riguarda le altre modalità di accesso ai contenuti del sito: Islamic-news.info rimane inoltre indicizzato dai motori di ricerca e la relativa pagina su Facebook resta per il momento aperta.

Allo stesso modo rimangono aperte le polemiche : da un lato il messaggio standardizzato per notificare la decisione non appare rispondere alle esigenze di trasparenza circa la decisione dell’inibizione; dall’altro questo si somma alla mancata revisione del potere giudiziario e ai dubbi circa l’assoluta illegalità dei contenuti bloccati.

La promessa di politici ed autorità francesi era che i nuovi blocchi di siti internet sarebbero stati adottati solo nei confronti dei siti chiaramente illegali; sembrano infine mancare i controbilanciamenti burocratici-amministrativi per garantire la giustizia della misura, dal momento che il ricorso per la rimozione del blocco è infatti possibile solo dopo due mesi: quando cioè scade il blocco preliminare voluto dalle autorità.

Le paure degli osservatori sembrano essere incrementate dall’ipotesi di veder estesa tale possibilità di intervento oltre che al terrorismo e ai contenuti pedopornografici , anche a quei siti cosiddetti pro-ana, legati cioè alla promozione di immagini distorte del corpo umano e disturbi alimentari a ciò legate.

Ma non basta: un altro progetto di legge francese che verrà discusso nei prossimi giorni prevede l’ obbligo da parte degli ISP di collaborare per “individuare i sospetti” e “di decifrare le comunicazioni private necessarie alle indagini”.

Claudio Tamburrino

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Pubblicato il
18 mar 2015
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